
Grazie a un progressivo cedimento dell'alta pressione, la fase di caldo intenso che ha colpito l'Italia e l'Europa occidentale nelle scorse settimane sta ormai per allentare la presa: per la giornata di oggi, 1° luglio, sono però attesi forti temporali e precipitazioni in diverse regioni italiane. La Protezione Civile ha infatti emesso allerta meteo arancione in Lombardia e allerta gialla in 14 regioni – tra cui Emilia-Romagna, Abruzzo, Toscana, Molise, Puglia e Sicilia – per rischio temporali e grandinate, localmente anche forti.
La grandine è sempre esistita, non è una novità. Ciò che però ci chiediamo sempre più spesso è: “In Italia stanno davvero aumentando le grandinate distruttive?” La risposta è sì. Non si tratta solo di un’impressione amplificata dai social media: secondo i dati dell’European Severe Weather Database, negli ultimi vent’anni le segnalazioni di grandinate distruttive in Italia sono triplicate, a causa del caldo sempre più intenso. Il nostro Paese, infatti, è quello che soffre maggiormente di questo incremento, ma cosa c’è dietro a tutto ciò?
Come si forma la grandine
Per capire come i chicchi di grandine possano diventare enormi, dobbiamo prima fare un salto dentro la nuvola che li produce, ovvero il cumulonembo, quel nuvolone verticale che visto da lontano appare come un bianco cavolfiore. Il cumulonembo è la nube temporalesca, con sviluppo verticale, che si può estendere verso l’alto fino a 12-15mila metri di altezza. Al suo interno si scontrano due correnti d’aria che viaggiano verso direzioni opposte: una calda e umida che sale dal basso verso l’alto (updraft) e l’altra più fredda che scende verso il suolo (il cosiddetto downdraft).
Il chicco di grandine nasce nella parte inferiore della nuvola e inizialmente non è altro che una minuscola gocciolina d’acqua o un aghetto di ghiaccio. In condizioni normali la forza di gravità lo spingerebbe verso il basso, ma cosa succede se la corrente che sale è decisamente violenta? Questa agisce come un ventilatore puntato verso il cielo: prende questa piccola goccia/chicco e la spinge verso l’alto, proprio laddove nella nuvola sono presenti temperature molto fredde, anche sotto i -20°C.
In quel momento il chicco, ancora piccolo e innocuo, incontra acqua “sopraffusa” (ovvero acqua che è ancora liquida nonostante i gelidi valori termici), che gli si congela intorno. Il chicco poi ricade verso il basso, ma le violente correnti lo respingono verso l’alto, accumulando così un altro strato di ghiaccio. Più la corrente ascensionale è forte, più riesce a tenere in sospensione il chicco pesante, facendolo diventare sempre più grosso, fin quando la gravità torna a vincere su ogni fattore esterno e il chicco precipita al suolo.
Chicchi sempre più grandi e distruttivi
Bene, questo è il processo che serve per formare la grandine che, come abbiamo detto, è sempre esistita. La domanda chiave è: “se il processo è lo stesso, cosa è cambiato?”. È cambiata la forza di queste correnti all’interno della nube, pertanto come spiegato, più sono forti e più il chicco tende a ingrandirsi a causa dei suoi innumerevoli viaggi verso l’alto.
La forza nei fenomeni atmosferici è data da una maggiore energia. Oggi sentiamo spesso dire che le temperature medie sono di 1 o 2 gradi sopra la media quasi perennemente. A primo impatto uno potrebbe pensare: “Vabbè, che saranno mai uno o due gradi in più? Se in casa ho 21 o 22°C, quasi non me ne accorgo”. A livello meteorologico e su scala estesa, l’aumento anche solo di un grado però non è affatto una sciocchezza: è un’enormità. In fisica, infatti, più l’aria è calda e più è capace di incamerare vapore acqueo (per l’esattezza circa il 7% di umidità in più per ogni grado di riscaldamento). Questo significa che la colonna d’aria intorno si trasformata in una enorme spugna bollente.
Nelle carte meteo questa energia potenziale viene osservata attentamente prima di una previsione e viene chiamato CAPE (Convective Available Potential Energy). Valori di CAPE elevati indicano che nell’aria c’è un’importante quantità di “carburante termodinamico”, pronto a esplodere appena arriva la scintilla, e con scintilla si intende anche un piccolo refolo di aria più fresca in quota.
L’Italia presenta un’orografia decisamente complessa e questa gioca un ruolo molto importante. Partiamo dalla Pianura Padana. Innanzitutto essendo un bassopiano racchiuso tra i monti accumula tanto calore ma soprattutto si trova spesso a metà tra le masse d’aria più fresche che scorrono sul nord Europa e quelle più calde che salgono dalle latitudini più meridionali.
Le correnti d’aria più fresche compiono dei “salti” di direzione e intensità importanti (wind-shear). In alcune zone specifiche si creano delle vere e proprie zone di convergenza nei bassi strati, dove i venti si scontrano e schizzano verso l’alto. Ecco perché esistono zone storicamente più soggette a grandinate devastanti rispetto ad altre. Basti pensare alla zona del Vercellese in Piemonte o al Pordenonese in Friuli-Venezia-Giulia, ed è proprio su quest’ultima che la storia della meteorologia ha incontrato la realtà: il record del chicco di grandine più grosso mai registrato in tutta Europa spetta proprio a questa zona, nello specifico ad Azzano Decimo. Il 24 luglio 2023 è stato raccolto un blocco di ghiaccio del diametro di ben 19 centimetri!
Il ruolo del Mar Mediterraneo nelle grandinate
Fin qui abbiamo parlato solo di terraferma, ma è giusto spendere due parole anche per il Mar Mediterraneo. Questo bacino sta registrando un riscaldamento a una velocità doppia rispetto alla media globale, mostrando valori appartenenti alle latitudini tropicali. Questo calore marino non influisce solo sulla Pianura Padana, ma crea dei veri e propri mostri direttamente sulle coste e litorali. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a un deciso incremento nel numero delle supercelle di natura marittima, fenomeni fino a pochi anni fa quasi totalmente sconosciuti su questa porzione di Terra.
Un esempio perfetto è la Liguria, una regione molto mite dove dal 2022 ad oggi si sono verificate più di 4 supercelle abbattutesi sul litorale. La più intensa e devastante fu quella che colpì Sestri Levante nell’agosto del 2022 con chicchi di grandine con un diametro di 5 centimetri e venti fino a 115 km/h, fenomeno che tra l’altro anticipò l’arrivo di un potente “derecho” responsabile di numerosi danni su Corsica, alta Toscana e Triveneto.
Cosa ci aspetta per il futuro? Questa è sempre la domanda a cui rispondere è difficile, in quanto il trend al riscaldamento è confermato ma le eccezioni e le variabili della natura sono sempre dietro l’angolo. Non è detto che in futuro pioverà di più, anzi i giorni di pioggia potrebbero anche risultare di meno; il problema è che l’atmosfera essendo stabilmente più calda avrà sempre a disposizione più carburante per i fenomeni atmosferici e, di conseguenza, la probabilità che un temporale estivo si trasformi in una supercella con grandine di medie-grandi dimensioni sarà molto più alta, sia sulla terraferma che lungo le coste.