
Era quasi sparita dal Pacifico settentrionale, spazzata via da quella che il NOAA definisce la più grande epidemia marina mai documentata con miliardi di esemplari morti. Ora la stella marina girasole (Pycnopodia helianthoides), appartenente alla famiglia Asteriidae, sta lentamente riconquistando le acque della California, e i segnali raccolti negli ultimi mesi dall'agenzia governativa statunitense che si occupa di oceani e atmosfera sono più incoraggianti del previsto. Nell'agosto del 2025, durante un'operazione di ricerca battezzata "Pycnopalooza", i sub del Greater Farallones National Marine Sanctuary (l'area marina protetta al largo di San Francisco) ne hanno trovate 18 in un'unica spedizione. È la stella marina più grande del mondo e con le sue braccia (da 16 a 24) supera i 90 centimetri di diametro. E a giugno 2026, grazie a un nuovo strumento basato sul DNA ambientale, i ricercatori hanno rilevato la presenza della specie in sei siti distinti lungo le coste di Mendocino, Sonoma e San Mateo. Tyler Mears, sub della NOAA che ha partecipato alla ricerca, ha descritto la sensazione di quel ritrovamento come quella di «un paleontologo che vede un dinosauro».
La stella marina girasole, la più grande del mondo con quasi 1 m di diametro
La stella marina girasole è la stella marina più grande del pianeta. Ha un diametro che può superare i 90 centimetri e possiede da 16 a 24 braccia disposte a raggiera (come i petali del fiore che le ha dato il nome). Per un echinoderma (il gruppo che comprende stelle marine, ricci e cetrioli di mare) è anche da considerare veloce: si muove a circa un metro al minuto, abbastanza da inseguire attivamente le prede.

Si distribuisce lungo tutta la costa nord-orientale del Pacifico, dalle Isole Aleutine in Alaska fino alla Bassa California messicana, sia nelle zone intertidali sia nei fondali subtidali fino a 435 metri di profondità. È un predatore opportunista che si nutre di ricci di mare, vongole e altri invertebrati, individuandoli attraverso chemocettori.

Perché la sua scomparsa ha distrutto le foreste di kelp
La stella marina gigante è una specie chiave per le foreste di kelp del Pacifico, cioè un organismo la cui presenza o assenza influenza l'ecosistema in misura sproporzionata rispetto alla sua abbondanza numerica. Le foreste di kelp (enormi strutture formate da alghe brune giganti – Macrocystis pyrifera) sono tra gli ecosistemi marini più ricchi e produttivi al mondo: ospitano centinaia di specie, filtrano i nutrienti e sostengono le attività di pesca costiere.

Il loro equilibrio dipende dal fatto che i ricci di mare viola (Strongylocentrotus purpuratus), grandi divoratori di kelp, vengano tenuti sotto controllo da predatori come le lontre di mare e la stella marina girasole. La sua scomparsa ha portato i ricci a proliferare senza controllo, trasformando le foreste in deserti subacquei. Il California Ocean Protection Council stima una perdita del 96% della copertura di kelp lungo la costa settentrionale dello Stato.

Proprio la sua importanza rende il monitoraggio della specie una sfida enorme, risolta di recente con uno strumento inedito: il DNA ambientale (eDNA). Ma cos'è? Ogni animale rilascia continuamente in acqua frammenti del proprio materiale genetico e, raccogliendo un campione d'acqua marina e analizzandolo in laboratorio, i ricercatori del PMEL (Pacific Marine Environmental Laboratory) della NOAA sono ora in grado di rilevare la presenza della stella marina girasole anche senza vederla. «Analizzando le minuscole quantità di materiale genetico che rilasciano in acqua, ora possiamo identificare queste stelle marine, grandi ma estremamente rare, senza mai vederle», ha spiegato Zachary Gold, scienziato a capo del programma di Ecologia Molecolare Oceanica del PMEL. Il metodo è più economico e sensibile di una campagna di immersioni, i risultati arrivano in poco tempo e aprono la sorveglianza a zone troppo profonde per i sub. La conferma sul campo è arrivata quando, dopo un rilevamento eDNA positivo in California settentrionale, i sommozzatori sono scesi in acqua e hanno trovato un giovane esemplare.
In 4 anni crollo del 90% della sua popolazione: batterio, caldo ed epidemia
A partire dall'estate del 2013, le coste pacifiche nord-americane sono state colpite dalla Sea Star Wasting Syndrome (SSWS), una grave malattia che provoca la rapida decomposizione dei tessuti di questi animali. Tra le oltre venti specie coinvolte, la stella marina girasole ha subito l'impatto più catastrofico: in soli quattro anni la sua popolazione globale è crollata del 90%, con una perdita stimata di circa sei miliardi di esemplari, portandola all'estinzione funzionale in California.
Nell'estate del 2025 uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution ha definitivamente individuato la causa nel batterio Vibrio pectenicida. Questa epidemia è stata innescata da una vera e propria tempesta perfetta ambientale. In quel periodo, l'eccezionale anomalia termica oceanica nota come "The Blob" ha innalzato le temperature dell'acqua fino a 3°C sopra la media. Il caldo ha indebolito drasticamente il sistema immunitario delle stelle marine, offrendo contemporaneamente al batterio le condizioni ideali per proliferare.
Aver identificato con certezza l'agente patogeno segna un punto di svolta vitale per la conservazione della specie. Questa informazione permetterà ai programmi di allevamento in cattività di selezionare individui dotati di una resistenza naturale al batterio, gettando le basi per far rinascere la popolazione e favorire il lento, ma concreto, ritorno della stella marina girasole nei suoi ecosistemi.