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19 Aprile 2024
18:30

La ricostruzione video in 3D dell’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon

Nel video attraverso animazioni 3D raccontiamo la ricostruzione del disastro ambientale avvenuto il 20 aprile 2010 al largo delle coste della Louisiana, a bordo della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. L'evento sarà così grave da essere definito "l'11 settembre dell'ambiente".

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La ricostruzione video in 3D dell’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon
deepwater horizon thumb clean

Il disastro della Deepwater Horizon è una tra le tragedie ambientali più grandi della storia recente, così grave che lo stesso Obama la definirà in un discorso “l’11 settembre dell’Ambiente”. Per capire esattamente cosa accadde su quella piattaforma, però, dobbiamo prima capire come funziona un pozzo petrolifero.

Tutto parte dalla torre (in gergo derrick) che vediamo in cima alla piattaforma che permette di calare fino al fondale marino all’interno di un tubo guida (detto “riser”) un sistema di perforazione composto da aste di acciaio e uno scalpello a coni rotanti per scavare il substrato roccioso e raggiungere il petrolio.

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Mano a mano che la perforazione procede, a determinati intervalli, si procede a rivestire il tratto di pozzo scavato con una colonna di acciaio a sua volta cementata alla roccia stessa per assicurarsi che le pareti reggano e non collassino su loro stesse.

Durante tutte le fasi di perforazione è installato sul fondo del mare un sistema di sicurezza detto Blow Out Preventer, o BOP. Il sistema è attivabile o in automatico o manualmente dai tecnici sulla piattaforma. Il BOP è essenziale perché il petrolio può uscire ad altissima pressione dal pozzo e se questa pressione è così alta da essere incontrollata si parla di kick. Il petrolio in questo caso potrebbe risalire per il tubo di perforazione, raggiungere la piattaforma e basterebbe la minima scintilla per far esplodere tutto e avere un cosiddetto “blowout”.

blowout rig

Per evitare che ciò accada esistono, appunto, i BlowOut Preventer o BOP. Sono come dei “tappi” al cui interno sono presenti una serie di dischi in gomma e ganasce metalliche che riducono e interrompono il flusso di petrolio, evitando che questo risalga fino alla piattaforma.

I 5 problemi che hanno portato al disastro

Come vedremo a breve, il disastro sulla Deepwater Horizon non sarà causato da un singolo problema ma, purtroppo, da ben 5 problemi diversi che, in pochissimo tempo, portarono all’esplosione di tutta la piattaforma.

Problema 1 – Il cemento

La piattaforma di perforazione Deepwater Horizon si trovava a circa 80 km dalla costa della Louisiana e il suo compito era terminare la perforazione del pozzo Macondo che avrebbe permesso all’azienda BP negli anni seguenti di estrarre petrolio e gas dai fondali oceanici del Golfo del Messico. Il 20 aprile alle 20:45 a bordo della Deepwater Horizon si stava svolgendo proprio un test per verificare la resistenza del pozzo.

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Ecco, vi ricordate che per scavare il pozzo e garantirne la stabilità venivano cementati i tubi di acciaio protettivi alle pareti del foro? Questo test dimostrò che il cemento utilizzato non era assolutamente della qualità adatta e infatti non riuscì a resistere come ci si sarebbe aspettato. Quindi durante il test, all’improvviso, questo iniziò a cedere, dando vita a un kick, cioè un improvviso mix di petrolio, gas e fango di perforazione che iniziò a risalire dal pozzo.

Problema 2 – L’errore umano

Subito dopo abbiamo il secondo problema, cioè che gli operatori interpretarono male i dati del test, non riuscendo quindi a identificare la risalita incontrollata. Cioè non si sono accorti di quello che stava succedendo. Il risultato? Il BOP non viene azionato per tempo. Alle 21:42 quindi, in meno di un’ora, il gas e il petrolio risalirono il tubo di perforazione e raggiunsero la superficie, sgorgando dal derrick e inzuppando di combustibile altamente infiammabile tutta la piattaforma. A questo punto gli operai attivarono manualmente il BOP.

Problema 3 – Il BOP

Il terzo problema è che il sistema BOP non funzionò bene come previsto. Infatti per prima cosa vennero azionati i sigilli in gomma ma il kick fu così violento che il tubo di perforazione si spostò rispetto al suo asse e quindi il sistema di blocco non riuscì a sigillarlo completamente. Nello “spazietto” rimasto tra il tubo e il BOP i fluidi passarono con tale pressione da erodere sia il sigillo in gomma che il tubo. Alle 21:47 gli operatori attivarono anche le ganasce per sigillare il tubo ma, come ormai avrete capito, qui abbiamo il quarto problema.

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Problema 4 – Le batterie

Ci si rese presto conto infatti che i sistemi di batterie che avrebbero azionato alcune di queste ganasce in realtà erano scarichi e, quindi, queste non si azionarono. In sostanza, il petrolio continuava a sgorgare senza nulla per fermarlo. Sulla piattaforma nel frattempo regnava il caos e andò via l’elettricità. Improvvisamente si verificò una violenta esplosione e dopo 10 secondi un’altra.

Problema 5 – Gestione dei gas

Non si sa per certo cosa abbia innescato queste esplosioni ma probabilmente si trattò di una scintilla nella sala macchine che, a sua volta, avrebbe incendiato i gas risaliti dal pozzo con il kick. In realtà a bordo era presente un sistema per gestire i gas che avrebbe dovuto impedire che questi raggiungessero la sala macchine, ma come avrete intuito, non funzionò a dovere. Ecco quindi anche il quinto problema: il sistema di gestione dei gas era malfunzionante.

Inoltre la piattaforma iniziò a spostarsi dalla sua posizione corretta e quindi il tubo di perforazione si spezzò a poca distanza dal fondale. Alle 21:52 si attivò in automatico la ganascia “di emergenza”, cioè quel sistema interno al BOP che avrebbe tagliato di netto il tubo di perforazione, sigillandolo. Il problema è che il tubo nel BOP nel frattempo si era piegato a causa delle fortissime pressioni del kick e quindi il taglio non risultò netto come previsto. Per questo motivo la ganascia non riuscì a sigillare del tutto il pozzo e il petrolio continuò a sgorgare.

spill petrolio deepwater

Nel frattempo in superficie venne lanciato il Mayday e nell’ora successiva la guardia costiera portò in salvo 115 persone, inclusi 17 feriti gravi. 11 operai, invece, persero la vita. Per quanto riguarda la piattaforma, questa continuerà a bruciare per due giorni, dopodiché affonderà nel Golfo del Messico.

La chiusura del pozzo

In tutto ciò il pozzo, in profondità, continuava a vomitare petrolio. Considerate che la testa la testa del pozzo era a oltre 1500 metri di profondità e quindi gli interventi per chiuderla furono molto complicati. Alla fine gli ingegneri della BP riuscirono a posizionare una sorta di tappo ermetico da circa 40 tonnellate e a chiudere in maniera definitiva lo spill di petrolio il 15 luglio, dopo ben 87 giorni. In questo lasso di tempo vennero dispersi nelle acque oltre mezzo miliardi di litri di petrolio e verranno contaminate oltre 2000 km di coste, specialmente in Louisiana, trasformando il Deepwater horizon nel più grande disastro petrolifero della storia degli USA.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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