
Lunedì 26 gennaio per la Spagna è stata una giornata storica: il Consiglio dei Ministri ha approvato una misura per la regolarizzazione di 500.000 migranti irregolari, che consentirebbe il riconoscimento legale e dunque la possibilità di lavorare e risiedere legalmente nel Paese, accedendo anche alle misure di previdenza sociale. Questo decreto, dal forte valore simbolico e politico, va in controtendenza rispetto alla stretta sulla migrazione fatta da numerosi Paesi europei. Ha l’obiettivo di contrastare l’invecchiamento della popolazione e dare un forte impulso all’economia spagnola. Secondo l'INE, l'Istituto nazionale di statistica spagnolo, infatti, in Spagna nel 2025 lavoravano già 3,58 milioni di migranti, pari al 16% della forza lavoro del Paese.
In cosa consiste il decreto e quali sono i requisiti
Secondo il decreto, i requisiti per la domanda di permesso di soggiorno sono i seguenti:
- Assenza di precedenti penali
- Essere arrivati in Spagna prima del 31 dicembre 2025
- Dimostrare di aver vissuto e risiedere nel Paese per almeno 5 mesi continuativi
Su questo punto il governo presieduto da Pedro Sànchez ha chiarito che il requisito di residenza può essere documentato non solo con iscrizione all'anagrafe comunale o con contratti d’affitto, ma anche con la prova di pagamenti di rimesse inviate alle famiglie d’origine all’estero, cartelle cliniche o esami medici, biglietti dei mezzi di trasporto. Questo perchè spesso accade che le persone senza documenti incontrino maggiori difficoltà ad iscriversi all’anagrafe o ad avere contratti giuridicamente validi e dimostrabili.
Le domande potranno essere presentate nella finestra temporale da aprile a giugno 2026. Nel caso di accettazione della domanda, verrà concesso un permesso di soggiorno provvisorio con il quale il richiedente potrà iniziare immediatamente a lavorare legalmente "dal primo giorno in qualsiasi settore e in qualsiasi parte del Paese" ed accedere a servizi fondamentali, come l’assistenza sanitaria. In seguito avrà un permesso di soggiorno della durata di un anno, rinnovabile, al termine del quale potrà essere richiesto un permesso standard secondo le normali normative sull'immigrazione. Inoltre, il richiedente potrà chiedere il ricongiungimento familiare con i figli che potranno vivere nel Paese e risiedere per un periodo iniziale di cinque anni.
Oltre ai migranti irregolari, anche coloro che hanno presentato domanda di asilo prima del 31 dicembre potranno beneficiare di questa misura. Un punto importante è che, nel momento in cui viene presentata la domanda per la regolarizzazione, vengono sospesi eventuali procedimenti di rimpatrio o provvedimenti di espulsione, sia per motivi amministrativi sia per eventuale lavoro irregolare.

L’iter e l’approvazione della legge
Questa regolarizzazione è nata da un’iniziativa legislativa popolare che aveva raccolto circa 700.000 firme, presentata al Parlamento ad aprile 2024 e sostenuta poi dal PSOE insieme a Podemos, oltre a centinaia di gruppi della società civile.
Il governo di Pedro Sànchez ha sottolineato la forte valenza non solo sociale e di difesa dei diritti fondamentali della persona, ma anche economica, in un Paese in cui l’immigrazione è un motore fondamentale per la produzione. La maggior parte di questi lavoratori proviene dall’America Latina e dal vicino Nord Africa, in particolare da Venezuela, Colombia, Ecuador e Marocco. La Spagna, inoltre, lotta anche con un forte invecchiamento della popolazione e con un sistema di previdenza sociale messo a dura prova da tale fenomeno.
La misura è stata approvata tramite regio decreto, attraverso la procedura d'urgenza. Un Regio Decreto in Spagna è una norma regolamentare di rango inferiore a una legge, che viene emanata dal Governo (Consiglio dei Ministri) e approvata dal Re. Adotta misure urgenti, che hanno applicazione immediata e che dimezzano i normali tempi burocratici ed amministrativi, poichè non prevedono l’approvazione parlamentare.
Questo non è però il primo processo di regolarizzazione effettuato in Spagna: il primo ebbe luogo durante il governo socialista del Presidente Felipe Gonzalez (1982-1996); in seguito sotto il governo di José María Aznar (Partido Popular) furono avviati tre processi di regolarizzazione, nel 1996, 2000 e 2001, a beneficio di oltre 520.000 persone; mentre l’ultimo risale al 2005, sotto il governo di José Luis Rodríguez Zapatero (PSOE), ed è considerato quello che ha beneficiato il maggior numero di persone, oltre 570.000.
Quali sono le attuali politiche migratorie in Italia
Per quanto riguarda invece il nostro Paese, la legge che regola l’immigrazione è la legge Bossi-Fini del 30 luglio 2002, che ha subito negli ultimi dieci anni alcune modifiche rilevanti:
- Il Decreto Sicurezza o Decreto Salvini del 2018 che, tra le varie misure, ha abolito lo status di protezione umanitaria, convertendola in protezione speciale, secondo requisiti più restrittivi della precedente. La protezione umanitaria infatti veniva attivata in circostanze speciali quali: motivi di salute, assenza di legami con la famiglia d'origine, disastri ambientali, grave instabilità politica nei Paesi d'origine, violenza o violazione dei diritti umani.
- Il Decreto Cutro del 2023, con cui, tra gli altri, è stata eliminata la possibilità di richiedere la conversione del permesso di soggiorno per protezione speciale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
Inoltre, il governo presieduto da Giorgia Meloni ha potenziato i CPR (Centri per il Rimpatrio), strutture adibite alla gestione dei flussi migratori, dando il via nel 2024 alla costruzione di CPR in Albania, in particolare quelli di Shëngjin e Gjadër, e che sono stati al centro di grande dibattito politico nel 2025. I CPR sono strutture create per accogliere i migranti irregolari sottoposti a procedure di rimpatrio, ma di fatto sono state poche centinaia i migranti trasferiti in Albania, ricondotti poi in Italia dopo che il Tribunale di Roma ha dichiarato l’annullamento della convalida del trattenimento nei centri.
Quella dell’Italia è una politica migratoria che si inserisce in un quadro europeo più ampio, in cui gli Stati membri dell’Unione stanno sostenendo misure sempre più severe in materia di immigrazione, con l’entrata in vigore del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, adottato nel 2024 e in vigore da giugno 2026, che prevede una serie di misure di rafforzamento delle frontiere esterne dell'UE; l'accelerazione delle procedure di rimpatrio; lista e accordi condivisi con Paesi Terzi definiti sicuri, verso i quali inviare i migranti irregolari e la creazione di centri esterni, detti hub, attraverso cui gestire i flussi in entrata in Europa.