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27 Gennaio 2026
17:30

Cos’è il “Land grabbing” e come le potenze mondiali si stanno accaparrando le terre dell’Africa

Il land grabbing (in italiano “accaparramento di terre“) è il fenomeno che porta le superpotenze ad appropriarsi di terre fertili nei Paesi poveri per produrre cibo o biocarburanti, spesso a scapito delle popolazioni locali. Questa forma di sfruttamento è diversa dal colonialismo, ma può portare a conseguenze altrettanto gravi.

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Cos’è il “Land grabbing” e come le potenze mondiali si stanno accaparrando le terre dell’Africa
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Immagine generata con AI.

Il land grabbing, in italiano “accaparramento di terra”, è il fenomeno per cui governi, multinazionali o investitori privati acquistano o si appropriano di grandi porzioni di terreno nei Paesi più poveri, spesso a discapito delle popolazioni locali. La tendenza dei più potenti ad accaparrarsi terre altrui non è nulla di nuovo, è antica quanto l'Essere Umano stesso, ciò che differenzia la nostra epoca da quelle passate sono le dimensioni spropositate del fenomeno e il coinvolgimento di una pluralità di attori. La sistematicità del land grabbing mette a rischio le popolazioni locali, che vengono defraudate anche dell'ultimo bene pregiato a loro rimasto: la terra, sottratta con pratiche spesso poco trasparenti o forzate, trasformata in terreno per colture industriali, sfruttamento minerario o speculazioni finanziarie.

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Contadina kenyota fotografata mentre lavora i campi. Credit: Neil Palmer (CIAT)

Cosa significa land grabbing e come avviene oggi

Dal punto di vista sia “quantitativo” che “qualitativo”, il fenomeno dell’accaparramento delle terre oggi è diverso rispetto a quanto avveniva in passato. Durante il Colonialismo (XV-XVIII secolo)e dell’Imperialismo (XIX secolo) erano solo le potenze europee a conquistare vastissimi territori in tutto il globo, soffocando l’indipendenza delle popolazioni locali, soprattutto in Africa e in Asia. Oggi, invece, la corsa al land grabbing è diventata generalizzata e coinvolge nuove potenze come Cina, Brasile, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma anche Paesi “insospettabili”, il cui nome non viene solitamente (ed erroneamente) associato a fenomeni di sfruttamento, come i Paesi Bassi e la Svizzera.

Non solo: mentre in epoca Coloniale le potenze europee occupavano i territori africani e asiatici per sfruttarne le risorse naturali, in particolare quelle del sottosuolo, e conquistare nuovi mercati di sbocco per le proprie manifatture; oggi i vecchi e nuovi attori mirano ad accaparrarsi le aree fertili, per convertirle alla produzione di cibo o allo sviluppo di colture a vocazione industriale, come quelle legate ai cosiddetti “carburanti verdi” (biofuel).

La nuova “corsa all'Africa”

Sebbene il land grabbing sia ormai divenuto un problema in ogni angolo del mondo, ancora una volta sono i paesi africani a farne maggiormente le spese. Secondo i dati pubblicati da “Land Matrix Initiative” dall'anno 2000 ad oggi sono stati oltre 1.000 gli accordi siglati da Stati o compagnie straniere con i paesi africani aventi come oggetto lo sfruttamento delle terre locali. Il paese maggiormente interessato da questo fenomeno è stato il Mozambico, con 110 accordi su terreni agricoli di vasta scale, ma anche l'Etiopia, il Camerun e la Repubblica Democratica del Congo hanno stimolato le attenzioni straniere. È importante ricordare che tra i protagonisti di questa nuova “corsa all'Africa” vi sia anche l'Italia, che ha stipulato accordi per lo sfruttamento della terra con ben undici paesi: Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Madagascar, Gabon, Nigeria, Benin, Ghana, Liberia e Senegal.

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Mappa aggiornata all’anno 2012 rappresentante l’estensione delle terre oggetto di contratti di acquisto da parte di altri paesi o multinazionali in Africa. I lembi di terra colorati non sono le aree effettivamente acquistate, bensì costituiscono una rappresentazione visiva delle superfici di territorio nazionale sottoposte a vendita. Le percentuali in nero indicano invece la percentuale di terre agricole sottoposte a vendita sul totale delle terre arabili disponibili. Credit: www.landgrab.org

Il triste destino delle popolazioni locali: le conseguenze dell'accaparramento di terre

I grandi sconfitti di questa variante moderna della “corsa all'oro” (in questo caso “oro agricolo”) sono ancora una volta le inermi popolazioni locali. Stretti in una morsa costituita dagli effetti dei cambiamenti climatici, governi autoritari, interessi di grandi potenze straniere e multinazionali senza scrupoli, i contadini africani stanno vedendo sempre più ristretto il loro margine di manovra e, sovente, sono obbligati ad abbandonare le loro terre ancestrali e ingrossare la già folta schiera dei diseredati, che finiscono per concentrarsi nelle grandi aree urbane a caccia di un lavoro salariato.

Se consideriamo che la metà circa delle terre coltivabili africane (1,2 miliardi di ettari di terreno) è già stata interessata dal fenomeno dell'appropriazione descritto e che il trend non accenna a diminuire, non è difficile prevedere che in futuro le comunità locali vedranno un'ulteriore compressione dei loro spazi vitali (fenomeno che ha già acquisito il nome di land squeezing) con il risultato di accentuare le già marcate tensioni sociali e l'instabilità geopolitica generale del continente.

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