
Dal momento in cui fecero il loro debutto nel corso della Prima Guerra Mondiale, le portaerei si sono via via imposte come un insostituibile elemento delle strategie navali di tutti quei paesi che, di volta in volta, hanno avuto le capacità tecniche e la volontà politico–strategica di schierarle e mantenerle in servizio, nonostante gli esorbitanti costi d'esercizio. Al giorno d'oggi sono in servizio circa 50 portaerei nel mondo presso 15 marine diverse, con la Marina Militare Italiana che rientra in questo club elitario avendo attualmente a disposizione due portaerei in servizio attivo: una portaerei leggera in servizio, la Cavour, e una seconda unità, la nave d'assalto anfibio Trieste.
La Regia Marina e le navi italiane Aquila e Sparviero
L'interesse dell'Italia per le portaerei viene da lontano e risale al periodo compreso tra le due guerre mondiali, quando il nucleo da combattimento d'alto mare delle marine delle grandi potenze era ancora costituito dalle corazzate e dagli incrociatori da battaglia. Nel 1926 e nel 1927, su richiesta dell'allora Regia Marina, i cantieri Ansaldo di Genova iniziarono i lavori su due portaerei che vennero ribattezzate rispettivamente “Aquila” e “Sparviero”. Curiosamente, queste unità navali non costituirono dei vascelli ex-novo dato che per ottenerle si procedette alla conversione degli scafi di due transatlantici, rispettivamente la “SS Roma” e la “MS Augustus”.

I lavori però procedettero a rilento, senza contare il fatto che la Regia Marina non riuscì mai a sviluppare delle dottrine operative dedicate all'impiego di suddette portaerei, tanto che esse risultavano ancora incomplete non solamente all'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale (1940) ma ancora alla data dell'armistizio (8 settembre 1943). Prevedibilmente, le due unità incomplete vennero catturate dai tedeschi i quali, il 5 ottobre del 1944, affondarono la Sparviero all'entrata del porto di Genova per bloccarne l'accesso agli Alleati.

Per quanto riguarda l'Aquila invece, essendo completata al 90% al momento della cattura, venne scelta dai tedeschi come futura nave portaerei per la loro Kriegsmarine, ma i loro piani furono frustrati dal fatto che essa venne ripetutamente danneggiata dagli attacchi aerei degli Alleati. Infine la nave venne affondata nella notte tra il 18 ed il 19 aprile del 1945 nel corso di un'operazione degli incursori navali della Mariassalto, quella parte della 10a Flottiglia MAS, che dopo l'8 settembre 1943 era rimasta fedele al Regno d'Italia, ora co-belligerante degli Alleati.
La portaerei Garibaldi durante la Seconda Guerra Mondiale
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, gli scafi dell'Aquila e dalla Sparviero vennero recuperati e smantellati. Dovettero passare decenni prima che l'Italia potesse nuovamente avventurarsi nel campo della costruzione di portaerei, dato che le clausole dei trattati di pace a suggello della fine della Seconda Guerra Mondiale proibivano espressamente al nostro paese di dotarsi di questa classe di navi dal ruolo marcatamente offensivo.
Le cose cambiarono solo diversi decenni dopo quando, il 26 marzo del 1981, ai cantieri navali della Fincantieri di Monfalcone (Trieste) iniziarono i lavori che culminarono nella realizzazione della portaerei “Giuseppe Garibaldi”, successivamente entrata in servizio il 30 settembre del 1985. Prima vera portaeri “tuttoponte” della nostra arma blu, la Garibaldi era stata originariamente pensata per fungere da centro di comando attorno al quale organizzare una task force demandata alla lotta antisottomarini. Tuttavia, la presenza di una discreta componente aerea imbarcata (una ventina tra cacciabombardieri McDonnell Douglas AV-8B Harrier II ed elicotteri Sikorski-Augusta SH-3D Sea King e AugustaWestland AW101) le permise ben presto di ampliare gli scenari d'impiego.

Complessivamente, la Garibaldi ha prestato servizio sotto le insegne della Marina Militare per ben 39 anni, dal 30 settembre del 1985 sino al 1 ottobre del 2024, accumulando una rispettabile carriera e partecipando alle operazioni militari italiane in Somalia, Kosovo, Afghanistan e Libia. Pur essendo confinata all'inattività da circa un anno, la Garibaldi non è tecnicamente in disarmo e potrebbe essere riportata in servizio in tempi ragionevoli qualora la necessità lo dovesse richiedere. Inoltre, nel marzo del 2025 sono emerse indiscrezioni riguardo ad una possibile vendita della nave alla Marina Indonesiana, pur non essendo chiari i contorni delle trattative tra le parti interessate.
Cavour e Trieste, le due portaerei dell'Italia oggi in servizio
La fine della carriera operativa della Garibaldi non ha però significato la fine dell'impiego delle portaerei da parte della Marina Militare italiana, dato che nel frattempo ben altre due portaerei sono entrate in servizio. Nell'ambito del potenziamento della componente navale dello strumento militare italiano, nei primi anni Duemila venne costruita dai cantieri navali Riva Trigoso a Sestri Levante (sempre facenti parte del gruppo Fincantieri) la “Cavour”, entrata in servizio il 10 giugno del 2009 ed oggi ammiraglia della Marina Militare.

Nel corso dei suoi 16 anni di vita operativa, la Cavour ha partecipato a numerose esercitazioni congiunte con le marine dei paesi alleati ma, se si eccettua lo schieramento all'epoca della Guerra di Libia del 2011, non ha avuto modo di distinguersi in teatri di guerra veri e propri.
Stessa cosa si può dire della ancor più giovane “Trieste”, entrata in servizio il 7 dicembre del 2024 come sostituta della già citata Garibaldi. A voler essere precisi, al contrario della Garibaldi e della Cavour, che sono portaerei a tutti gli effetti, la Trieste è stata classificata come Landing Helicopter Dock (LHD), quindi sarebbe espressamente dedicata all'impiego di elicotteri. Tuttavia, l'acquisto da parte dell'Italia dei cacciabombardieri F-35B a decollo verticale ha de facto reso la Trieste accomunabile in tutto e per tutto ad una portaerei in piena regola per quanto riguarda le possibilità di impiego.

Avendo al giorno d'oggi in servizio attivo ben due portaerei, la Marina Militare Italiana può quindi vantare una capacità di proiezione di tutto rispetto, quantomeno nell'area mediterranea, e, bilanci permettendo, la permanenza dell'Italia nel ristretto club degli operatori delle portaerei pare essere assicurata per i decenni a venire.