Quando il 20 ottobre si alzerà la prima palla a due della regular season di NBA 2026-27, le 30 squadre della lega inizieranno anche un altro campionato, quello dei chilometri. Secondo le stime diffuse dalla NBA, ogni squadra percorrerà in aereo circa 68.400 km, una distanza pari a 1,7 volte la circonferenza della Terra all'equatore. Dietro questa media ci sono però differenze enormi, perché i New Orleans Pelicans e i San Antonio Spurs voleranno rispettivamente per circa 89.000 e 87.000 km, anche a causa delle due partite di campionato che a gennaio giocheranno in Europa, mentre ai campioni in carica New York Knicks e ai Toronto Raptors ne basteranno circa 56.500.
Non è solo una curiosità geografica, perché diversi studi sui dati NBA mostrano che la distanza, la direzione del volo e l'ora in cui si gioca possono incidere sulla precisione al tiro, sui rimbalzi e sulla probabilità di vincere.
Quanti km percorrono le squadre NBA nella stagione 2026-2027
Ogni squadra gioca 82 partite in 174 giorni, dal 20 ottobre all'11 aprile, e basandosi sul calendario della stagione è stato calcolato che ogni squadra salirà su un aereo tra le 51 e le 62 volte. Gli Stati Uniti (escluse Alaska e Hawaii) si estendono su 4 fusi orari, e un volo da New York a Portland copre in linea d'aria poco meno di 4.000 km, la stessa distanza che separa Lisbona da Mosca. Le squadre della Western Conference, distribuite tra le Montagne Rocciose, il Texas e la costa del Pacifico, percorreranno in media 76.400 km, contro i "soli" 62.600 km di quelle della Eastern Conference, molto più concentrate lungo la costa atlantica e intorno ai Grandi Laghi. Le uniche franchigie dell'Est sopra la media della lega sono le due della Florida, i Miami Heat e gli Orlando Magic.
Il chilometraggio però non dice tutto, perché i Portland Trail Blazers prenderanno l'aereo "solo" 51 volte, il numero più basso della Lega, dato che le loro partite fuori casa sono raggruppate in giri più lunghi, mentre i Philadelphia 76ers di LeBron James, circondati da città NBA vicine, ne prenderanno 62 con voli molto più brevi.
Ci sono poi le partite internazionali. Da anni la NBA porta alcune partite di campionato all'estero per allargare il proprio pubblico, e quest'anno saranno gli Spurs di Victor Wembanyama ad affrontare i Pelicans in due match in programma a gennaio a Parigi e Manchester. Quella sola trasferta vale oltre 15.000 km a squadra, che si aggiungono alle 7 ore di fuso orario da assorbire. Sarà più comoda la trasferta dei Denver Nuggets che sfideranno gli Indiana Pacers a Città del Messico il 7 novembre.
Come viaggiano: umidificatori, pressione controllata e jet lag
Le squadre NBA viaggiano su aerei noleggiati dalla Lega stessa e personalizzati ad hoc, con letti completamente reclinabili, umidificatori e una cabina pressurizzata come se si trovasse a circa 1800 metri di quota. Le norme dell'aviazione civile statunitense consentono infatti di arrivare all'equivalente di 2.438 metri, una pressione a cui il corpo riceve un po' meno ossigeno, come accade in montagna. In questo modo invece gli atleti tengono alta la saturazione del sangue ed evitano la disidratazione.
Le trasferte NBA attraversano al massimo 3 fusi orari e durano pochi giorni, condizione per cui i giocatori scendono in campo con l'orologio interno fermo all'ora di casa, e quello che conta diventa l'ora biologica della partita. Una partita che a Portland inizia alle 19 locali corrisponde per un giocatore dei Knicks alle 22 di New York, quando il corpo si sta già preparando al sonno. Per una squadra della California che gioca alle 19 a Boston vale il contrario, perché per il suo orologio interno sono le 16, vicino alla fascia del pomeriggio in cui la prestazione fisica tende a essere più alta. Per questo a pagare il prezzo più alto sono spesso le squadre ospiti che volano verso ovest.
La conferma più interessante è arrivata dalla bolla di Orlando del 2020, quando per la pandemia le ultime partite della stagione si giocarono tutte nello stesso complesso, senza viaggi. I ricercatori della Oregon Health & Science University hanno confrontato le due parti di quella stagione e hanno visto che prima dello stop le 22 squadre della ripresa vincevano il 63,8% delle partite in casa e il 50,8% in trasferta, e che chi volava verso ovest di uno o due fusi perdeva significativamente di più. Nella bolla la differenza fra partite "in casa" e "in trasferta" non era più statisticamente significativa, livellando i risultati.
I back-to-back e chi parte avvantaggiato
La situazione più faticosa del calendario si chiama back-to-back e indica due partite in due sere consecutive, spesso con un volo notturno nel mezzo. Nel 2026-27 ogni squadra ne giocherà in media 14,2, contro i 19,3 del 2014-15, e quelli con più di 1.200 km di volo scendono a 59, contro i 74 della scorsa stagione. La Lega li ha ridotti perché nella seconda partita, giocata dopo poche ore di sonno, statisticamente si vince meno, soprattutto in trasferta.
Incrociando chilometri, fusi orari e back-to-back, il calendario più pesante è quello dei New Orleans Pelicans, primi per distanza, con 16 back-to-back, il massimo della Lega insieme ai Brooklyn Nets, e attesi da sette trasferte consecutive. All'estremo opposto ci sono i New York Knicks campioni in carica, che al centro della zona più fitta di squadre NBA voleranno meno di tutti insieme ai Toronto Raptors.
Sono effetti da pochi punti percentuali, ma in una lega da 82 partite in cui la classifica decide il fattore campo nei playoff qualche vittoria in più o in meno può cambiare una stagione, ed è per questo che i ricercatori suggeriscono di pianificare il sonno dei giocatori con la stessa cura riservata all'allenamento e al recupero fra una partita e l'altra.
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