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23 Giugno 2023
12:30

Chi sono i NEET? L’Italia purtroppo ha una delle percentuali più alte d’Europa

L'Italia registra una delle percentuali più alte di NEET (giovani che non lavorano e non studiano) in Europa (19%), soprattutto tra i 25-29enni e tra le giovani donne. Capiamo le dinamiche di questa emergenza sociale.

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Chi sono i NEET? L’Italia purtroppo ha una delle percentuali più alte d’Europa
neet cosa significa

Le statistiche Eurostat riportano che nel 2022, in Italia, 1,67 milioni di giovani (quasi 1 giovane su 5) tra 15 e 29 anni è un NEET, cioè una persona che non studia, non lavora e non è inserito in un percorso di formazione. In questa categoria troviamo giovani madri, gli scoraggiati post-lockdown, ragazze che vivono di lavoretti instabili, giovani che hanno lasciato la scuola. Approfondiamo più nel dettaglio questo fenomeno sociale.

Cosa significa NEET?

Il termine “NEET” (dall’inglese Neither in Employment nor in Education and Training) viene utilizzato per la prima volta in un rapporto del Ministero dell’Interno del Regno Unito nel 1986 per identificare quei giovani di età compresa tra 16 e 18 anni che si erano “persi” nel passaggio dalla scuola al lavoro.

Oggi l’acronimo NEET intercetta e descrive la sempre più scarsa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro. Parliamo di NEET, infatti, quando ci riferiamo a giovani ragazzi e ragazze (15-29 anni, ma talvolta anche 34 anni) che non studiano, non lavorano e non sono in un percorso di formazione (es. stage). Tuttavia, come vedremo, sotto questa “categoria ombrello” sono comprese situazioni e persone con caratteristiche anche molto differenti tra di loro.

chi sono neet

I giovani NEET sono stati spesso associati a problemi di disoccupazione, scoraggiamento o emarginazione. Oggi possiamo dire che, tra gli studiosi in materia, è condivisa l’idea che sarebbe riduttivo parlare di NEET solo in una di queste accezioni, e che risulta molto più completo parlare di una loro intersezione.

Il fenomeno NEET in Italia

La percentuale di NEET in Italia è tra le più alte d’Europa: la media UE si attesta intorno all’11% e l’obiettivo europeo è scendere sotto il 9% entro il 2030.

Giovani (15-29 anni) che non studiano, non lavorano e non sono in un percorso di formazione, 2012 e 2022. Fonte: Eurostat
Giovani (15–29 anni) che non studiano, non lavorano e non sono in un percorso di formazione, 2012 e 2022. Fonte: Eurostat

In Italia, la più alta concentrazione di NEET si ritrova nella fascia d’età dei 25-29enni, toccando punte del 25,2% (più di un giovane su quattro). Nella fascia i 20 e i 24 anni i NEET sono uno su cinque (21,5%) e tra i 15 e i 19 anni sono uno su dieci (10,1%).

Per le ragazze, inoltre, il rischio di essere NEET è ancora più elevato: sono nella condizione di NEET il 20,5% delle ragazze italiane di 15-29 anni, contro il 17,7% dei ragazzi. Il picco in Italia si registra tra le giovani donne di 25-29 anni: qui quasi una su tre (il 30,2%) non studia e non lavora.

Le categorie più colpite e le cause

Il report A look at NEET. Analisi, categorizzazione e strategie di intervento, del 2022, individua alcune categorie di persone che vivono più frequentemente la condizione di NEET:

  • Molti ragazzi soggetti a dispersione scolastica: si tratta di giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni, prevalentemente maschi, che vivono ancora con la famiglia di origine e che hanno concluso il ciclo di studi dell’obbligo o hanno abbandonato precocemente gli studi. Vivono prevalentemente in piccoli centri.
  • Le giovani madri: ragazze soprattutto tra i 25 e 29 anni che non hanno e non cercano un lavoro e si dedicano quasi unicamente alle attività di cura familiari.
  • Le giovani ventenni che svolgono lavoretti: sono generalmente ragazze single, tra i 20 e i 24 anni, possiedono un titolo di studio secondario, sono impiegate in lavori temporanei e non trovano occupazioni stabili.
  • Gli scoraggiati: è la generazione “Covid”, giovani di età compresa tra i 22 e i 27 anni che hanno frequentato gli ultimi anni di formazione in lockdown, vivendo una difficile transizione tra scuola e lavoro.
  • I troppo qualificati: sono giovani tra i 20 e i 29 anni, disoccupati e spesso in attesa della prima occupazione, in possesso di un titolo di studio elevato, disponibili al lavoro, ma che non trovano corrispondenza tra le loro competenze e quelle richieste dal mercato del lavoro
giovane disoccupato

Secondo la letteratura, il fenomeno NEET trova le proprie radici in una varietà di fattori sociali, economici e personali. In termini generali, si possono ridurre a due principali:

  • le condizioni di svantaggio acquisite nel tempo, in particolare in ambito educativo (su cui influiscono la famiglia, la scuola e la mancanza di integrazione nel contesto sociale);
  • la cosiddetta disaffezione, che riguarda gli atteggiamenti che i giovani hanno nei confronti dell’istruzione e della formazione (che li portano, per esempio, all'espulsione da scuola).

Come contrastare l'emergenza sociale

La Commissione Europea e i governi stanno concentrando i propri sforzi riconoscendo il fenomeno NEET come una problematica di rilevanza comunitaria. Infatti, come affermato da European Foundation (Eurofound, 2012), essere esclusi sia dal mercato del lavoro che dal sistema educativo aumenta il rischio di esclusione sociale e la probabilità di assumere comportamenti asociali. Conoscere e studiare chi è più vulnerabile al fenomeno consente una migliore pianificazione di future strategie per prevenire e recuperare chi rientra in questa spirale. In questo caso, l'istruzione si dimostra un importantissimo fattore di protezione.

formazione neet

Tra i diversi piani di intervento, particolare attenzione è da prestare a:

  • Offrire una rete stabile ed efficace di supporto familiare, sociale, amicale ed evitare l’emarginazione.
  • Pianificare interventi territoriali e locali capaci di raggiungere e ingaggiare i giovani.
  • Intercettare tempestivamente i giovani a “rischio NEET”, spronandoli non solo a immaginare il loro futuro, ma trasmettendo anche giusti input per capire come costruirlo, a partire dalle comunità educanti e dalla scuola.
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