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7 Febbraio 2026
15:00

Mappata la Stad Slide in Norvegia, una delle più grandi frane sottomarine: il volume è di 4300km³

La "megafrana" Stad Slide nel Mare del Nord, con uno spessore di 360 metri, è vasta all'incirca come la Svizzera e potrebbe aver causato uno tsunami. Le frane sottomarine rappresentano un potenziale pericolo per la popolazione e per i cavi sottomarini, quindi studiarle è molto importante.

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Mappata la Stad Slide in Norvegia, una delle più grandi frane sottomarine: il volume è di 4300km³
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Credit: Politikaner/NASA World Wind, Public Domain

I ricercatori sono riusciti a mappare in modo dettagliato una delle più grandi frane sottomarine del mondo, la Stad Slide, nel Mare di Norvegia. La “megafrana”, dallo spessore di 360 m, si è innescata ben 400.000 anni fa, probabilmente a causa di un terremoto; il suo volume pari a 4300 km3 e la sua estensione di 46.500 km2, paragonabile a quella della Svizzera, fanno presupporre che abbia generato uno tsunami. Studiare le frane sottomarine è difficile ma molto importante perché queste possono avere serie conseguenze, per esempio generare onde altissime e danneggiare i cavi sottomarini. Oltretutto, il loro numero potrebbe aumentare con l’attuale cambiamento climatico.

Cosa si è scoperto con la mappa della frana sottomarina Stad Slide: cause e caratteristiche

La Stad Slide, al largo della costa occidentale della Norvegia, è la più vasta delle cinque “megafrane” che si sono verificate nell’area negli ultimi 3 milioni di anni. Nonostante abbia un volume di 4300 km3 e uno spessore massimo di 360 m, è stata individuata soltanto dieci anni fa perché i suoi depositi si trovano a circa 1 km di profondità sotto il fondale marino. All’epoca, solo il 5% della frana era stato mappato, mentre adesso i ricercatori sono riusciti a mapparla in modo esteso del dettaglio.

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La collocazione geografica della Stad Slide e il confronto con le altre frane sottomarine dell’area. Credit: JQS

Ciò è stato possibile utilizzando dati di riflessione sismica raccolti tra il 2014 e il 2018, ricavati inviando onde sonore da una nave verso il fondale e misurando come queste venivano riflesse; tali misurazioni rivelano le proprietà del fondale e la natura degli strati sedimentari che si trovano sotto di esso. Si è così scoperto che la frana è costituita da strati di sedimenti grossolani alternati a strati di sedimenti fini. Proprio questa differenza tra le caratteristiche dei sedimenti potrebbe aver creato condizioni favorevoli al distacco del materiale. La frana si sarebbe sviluppata sotto forma di una colata detritica lungo la scarpata che collega la piattaforma continentale al fondale marino vero e proprio. A produrre l’enorme quantità di detriti che hanno alimentato la frana sono stati antichi ghiacciai, che con la loro forza erosiva hanno strappato grandi volumi di frammenti al substrato roccioso mentre scorrevano su di esso, per poi depositarli. L’innesco della frana sarebbe invece da attribuire ai terremoti causati dal cosiddetto “rimbalzo post-glaciale”, che consiste nel sollevamento della litosfera in seguito alla fusione dei ghiacci sovrastanti. Nel caso della Stad Slide, la frana è avvenuta in diverse fasi, come testimonia il suo profilo a gradini. Lo spostamento di una quantità simile di materiale potrebbe aver generato un grande tsunami, anche se è difficile trovarne le prove.

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Le fasi della frana sottomarina Stad Slide. Credit: JQS

Perché è importante studiare le frane sottomarine

Le frane sottomarine possono essere molto più grandi delle frane terrestri. Nonostante le loro dimensioni, però, sono difficili da individuare e mappare, e quindi le nostre conoscenze a riguardo sono limitate. L’obiettivo, in futuro, è quello di acquisire più informazioni sulle frane sottomarine dal momento che le loro conseguenze possono anche essere serie. Oltre a causare tsunami, questi eventi possono coinvolgere i cavi sottomarini che trasportano il traffico Internet globale, per un’estensione totale di 1,4 milioni di kilometri. La rottura di questi cavi comporta enormi disagi e costi per la riparazione. Basti pensare a ciò che è accaduto nel 2008 al largo di Alessandria d'Egitto, quando il danneggiamento di un cavo sottomarino causò una perdita di decine di milioni di euro, togliendo la connessione Internet a 75 milioni di persone nel Medio Oriente. Anche sui fondali della nostra penisola, in occasione di terremoti o piene fluviali, avvengono frane sottomarine che si incanalano lungo i canyon della scarpata continentale ed erodono i fondali con i loro grandi volumi di detriti. Il cambiamento climatico in atto, che sta causando una fusione sempre più rapida dei ghiacci, potrebbe accrescere il rischio che avvengano questi eventi.

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