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22 Agosto 2026
13:00

Italia prima in Europa per ZTL, ce ne sono 446 in tutto a causa delle strade strette: mappa delle zone

L'Italia è piena di ZTL: il 90% delle zone a traffico limitato europee si trovano nel Bel Paese. Abbiamo 446 zone a traffico limitato. Ma come mai? Il motivo principale è l'alta densità di centri storici medievali o rinascimentali, con strade strette e vicoli che non permettono il passaggio agevole delle automobili.

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Italia prima in Europa per ZTL, ce ne sono 446 in tutto a causa delle strade strette: mappa delle zone
ztl italia

Il 90% delle ZTL europee si trova in Italia, questo è quanto riportato dalla ricerca Auto e città, oltre il divieto pubblicata nel 2026 dall'Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. Se consideriamo anche le altre forme di restrizioni all'accesso delle automobili (come le zone a basse emissioni), nel Bel Paese si arrivano a contare ben 485 limitazioni complessive sull'accesso al traffico urbano (UVAR), pari al 56 % del totale europeo.

Entrare in auto in un centro storico italiano significa spesso incontrare un cartello con scritte sopra tre lettere: ZTL. Infatti, la Zona a Traffico Limitato è ormai una presenza familiare in molte delle nostre città, molto più che nel resto d'Europa. In Italia di ZTL se ne contano ben 446 e il distacco dagli altri Paesi è notevole: al secondo posto per numero di ZTL troviamo infatti la Spagna (29) e sul gradino più basso di questo podio il Portogallo (9).

Per capire questo primato bisogna guardare alla storia delle nostre città. Molti centri urbani italiani hanno un'origine medievale o rinascimentale progettata secoli prima dell'invenzione dell'automobile: strade strette, vicoli, piazze di dimensioni ridotte e pochissimo spazio per le automobili, ma con ancora una forte presenza di attività commerciali e turistiche. Non a caso, il primato nazionale spetta alla Toscana, con 72 ZTL. Esiste una mappa delle ZTL che, per ogni comune, ci indica dove non è possibile mai entrare. dove il traffico è limitato ad orari specifici e dove sono presenti zone a basse emissione.

Tuttavia, se nel linguaggio comune, tendiamo a chiamare ZTL qualsiasi area in cui un'automobile non può circolare liberamente, tecnicamente le limitazioni possono essere anche di altro tipo. Il termine utilizzato a livello internazionale per indicare, in generale, le misure con cui una città regola l'accesso dei veicoli a determinate strade o aree urbane è UVAR, acronimo di Urban Vehicle Access Regulations.

Non esistendo una definizione univoca delle diverse categorie di limitazioni che rientrano in questa dicitura, gli autori della ricerca Luiss ne hanno calcolato il numero basandosi su queste tre categorie:

  • Congestion charge: sono zone il cui accesso è legato al pagamento di un pedaggio, come ad esempio avviene nelle aree centrali di Londra.
  • Low Emission Zone (LEZ): in questo caso l'accesso è vietato solo ai mezzi che non rispettano determinati requisiti ambientali, per esempio una specifica classe di emissioni. In Italia rientrano in questa logica sistemi come la Fascia Verde di Roma e l'Area B di Milano. L'Area C di Milano è invece un caso particolare, perché combina una LEZ con una tariffa di accesso tipica dei sistemi di Congestion Charge.
  • Zone a Traffico Limitato (ZTL): nelle ZTL tradizionali l'accesso viene generalmente consentito a determinate categorie, come residenti, commercianti o veicoli autorizzati, indipendentemente dalle emissioni del veicolo. Molte ZTL italiane, tuttavia, integrano anche restrizioni ambientali di tipo LEZ, combinando i due criteri.

Complessivamente, in Italia si contano 485 misure di tipo UVAR su 863 censite in Europa, pari al 56,2% del totale.

Ridurre il numero di automobili in determinate aree può significare meno congestione, meno emissioni, meno rumore e maggiore spazio per pedoni e trasporto pubblico. Inoltre, rendere più vivibili alcune aree urbane può avere ricadute anche sulle attività economiche: strade più sicure e piacevoli possono favorire la fruizione degli spazi pubblici e delle attività commerciali. Tuttavia, uno dei problemi evidenziati dalla ricerca Luiss è la frammentazione delle regole.

In Italia, le limitazioni sono spesso stabilite localmente e possono cambiare da una città all'altra. E se per chi ci vive, queste regole possono risultare relativamente facile da conoscere, per chi arriva da un altro Comune, o soprattutto dall'estero, può diventare molto più complicato districarsi tra orari, categorie autorizzate, requisiti dei veicoli, modalità di pagamento e sistemi di registrazione

Considerando anche che nel 2026 il numero dei Comuni autorizzati dal Ministero a installare sistemi di controllo elettronico degli accessi è salito da 446 a 572, la questione di come uniformare queste limitazioni sta diventando pertanto sempre più importante.

Il primato italiano, quindi, non è soltanto un record numerico: è anche un indicatore di quanto sarà importante nei prossimi anni coordinare la transizione verso una mobilità urbana più sostenibile con le esigenze economiche e sociali di chi nelle città vive, lavora ma anche passa come turista.

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