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24 Marzo 2026
7:00

Perché gli stipendi al Nord sono più alti rispetto al Sud? Le cause del divario in Italia

Il divario tra Nord e Sud è di 4.400 euro lordi annui secondo il Salary Outlook 2026 di JobPricing: tessuto produttivo, disoccupazione e irregolarità le cause.

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Perché gli stipendi al Nord sono più alti rispetto al Sud? Le cause del divario in Italia
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Chi lavora a Milano e chi lavora a Reggio Calabria fa parte dello stesso mercato del lavoro, paga le stesse tasse ed è coperto dallo stesso contratto collettivo nazionale. Eppure, la loro busta paga, in media, non si assomiglia. Secondo il JP Salary Outlook 2026 dell'Osservatorio JobPricing — la principale analisi sulle retribuzioni italiane, aggiornata semestralmente su un campione rappresentativo dei lavoratori dipendenti del settore privato — la retribuzione media nelle regioni del Nord supera quella del Sud e delle Isole di quasi 4.400 euro lordi annui, con un divario di circa il 15%. Un numero che si trascina da decenni, che le politiche non hanno mai davvero azzerato, e che nasconde differenze ancora più marcate se si guarda ai ruoli apicali.

Qual è lo stipendio medio in Italia

Nel 2025, la retribuzione annua lorda media nazionale è di 32.991 euro, in crescita del 3,6% rispetto all'anno precedente. Un segnale positivo, soprattutto se si considera che l'inflazione nello stesso periodo si è attestata all'1,5%: per la maggior parte delle categorie si tratta quindi di un recupero reale del potere d'acquisto. Ma il dato medio, da solo, dice poco. La fotografia cambia radicalmente a seconda dell'inquadramento contrattuale: un dirigente guadagna in media 106.556 euro lordi all'anno, un operaio 27.909. La differenza è di quasi quattro volte.

A rendere il quadro ancora più netto è la distribuzione dei salari. Il 75% dei lavoratori dipendenti italiani riceve una retribuzione lorda annua inferiore a 35.000 euro; solo uno su dieci supera i 40.000. In sostanza, la media nazionale è tirata verso l'alto da una quota ristretta di lavoratori con retribuzioni elevate, mentre la grande maggioranza si colloca ben al di sotto. È in questo quadro che il divario territoriale acquista tutto il suo peso: quando le fasce medio-basse sono già compresse, anche poche centinaia di euro in meno fanno la differenza.

Dove si guadagna di più e di meno in Italia: la mappa

La retribuzione media cresce salendo lungo la penisola. Al Nord si attesta una RAL di 34.119 euro media annua; al Centro 32.746; al Sud e nelle Isole 29.777. Il Centro si posiziona più vicino al Nord che al Sud, ma è la distanza tra i due estremi della penisola a raccontare la frattura più profonda.

Scendendo a livello regionale, Lombardia, Lazio e Liguria occupano stabilmente le prime posizioni. La Lombardia guida la classifica con 35.137 euro di RAL media; il Lazio si avvicina grazie al peso delle retribuzioni della Capitale. All'altro capo della graduatoria si trovano Basilicata (27.340 euro), Calabria e Molise. Nessuna delle regioni in coda alla classifica si trova al Centro-Nord.

Il divario non si distribuisce però in modo uniforme tra le diverse categorie di lavoratori. Tra gli operai la differenza Nord-Sud è del 4,7%, relativamente contenuta. Tra i quadri sale al 10,1%. Ed è tra i dirigenti che emerge la distinzione più interessante: il gap sulla parte fissa (RAL) si ferma al 5,8%, ma se si include la retribuzione variabile (RGA) il distacco cresce in modo significativo, perché i bonus e gli incentivi dei dirigenti del Nord sono strutturalmente più alti.

Perché il divario tra Nord e Sud resta così profondo

Quattro sono i fattori che il Salary Outlook individua alla base del divario, e nessuno di essi è nuovo.

  • Il primo è il tessuto imprenditoriale: al Nord è più facile accedere al credito, investire in settori ad alto contenuto tecnologico e strutturare aziende di dimensioni maggiori. Imprese più grandi e più solide riconoscono retribuzioni mediamente più alte.
  • Il secondo fattore è la partecipazione al mercato del lavoro: nelle regioni meridionali la disoccupazione è strutturalmente più elevata, il che riduce il potere contrattuale dei lavoratori, che possono essere più disposti ad accettare salari inferiori pur di evitare periodi di inattività. Su questo pesa anche la partecipazione femminile al mercato del lavoro, storicamente più bassa al Sud.
  • Il terzo elemento è quello delle violazioni contrattuali: nel Mezzogiorno si registra una maggiore diffusione di retribuzioni al di sotto dei minimi tabellari previsti dai contratti collettivi nazionali, insieme a forme di contrattazione irregolare e a una minore presenza della rappresentanza sindacale. Non è un fenomeno marginale: incide direttamente sulla RAL media rilevata.
  • Il quarto fattore è il costo della vita, che al Nord è generalmente più alto — basti pensare al mercato immobiliare di Milano — il che spinge le imprese a riconoscere retribuzioni nominalmente più elevate per mantenere il potere d'acquisto dei lavoratori.

Guardando ai trend, emerge un elemento: nel lungo periodo, tra il 2015 e il 2025, sono le regioni del Sud ad aver registrato la crescita retributiva più consistente (+17,3% contro il +14% del Nord). È il cosiddetto catching-up effect: chi parte da meno tende a crescere più velocemente in termini percentuali. Ma nell'ultimo anno la dinamica si è invertita: il Nord ha guidato la ripresa con un aumento del 3,7%, contro il +1,4% del Sud e delle Isole. Il fenomeno di convergenza, insomma, sembra essersi parzialmente ridimensionato. Il divario assoluto — quasi 4.400 euro di RAL annua — resta e quella distanza non si è mai davvero chiusa.

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