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19 Maggio 2026
13:00

Perché i computer da polso subacquei potranno svelare come sono morti i sub italiani alle Maldive

I computer da polso per subacquei aiutano a effettuare correttamente le immersioni, ma in caso di incidente funzionano come "scatole nere". Analizzare i dati provenienti dai computer da polso dei cinque subacquei che hanno perso la vita alle Maldive potrebbe aiutare gli inquirenti a ricostruire l'incidente.

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Perché i computer da polso subacquei potranno svelare come sono morti i sub italiani alle Maldive
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Esempio di computer subacqueo. Credit: Divesoft.

Quando si indaga su un grave incidente subacqueo – come quello avvenuto alle Maldive il 14 maggio scorso, che ha coinvolto cinque italiani – la ricerca della verità passa quasi sempre attraverso la lettura dei dati registrati dai computer da polso  delle vittime. Questi dispositivi, ormai indispensabili per qualsiasi subacqueo, in casi simili fungono da vere e proprie “scatole nere” sottomarine: misurano in continuazione profondità, tempo di fondo, temperatura dell'acqua e velocità di risalita, e memorizzano ogni variazione di quota applicando modelli matematici complessi. Non sono semplici orologi resistenti alla pressione: sono veri e propri elaboratori elettronici capaci di raccontare, minuto dopo minuto, cosa è accaduto durante un'immersione. Proprio per questo possono fornire informazioni preziose sugli incidenti avvenuti sotto la superficie dell'acqua. Scopriamo un po' più da vicino come funzionano.

Cosa sono i computer da polso subacquei e a cosa servono

Il compito principale di questi strumenti è monitorare lo stato di decompressione del sub, ovvero il processo attraverso cui il corpo elimina i gas disciolti nei tessuti durante l'esposizione alla pressione. Se la risalita avviene troppo in fretta, l'azoto non fa in tempo a essere smaltito e può formare bolle nel sangue e nei tessuti, causando la malattia da decompressione o MDD: una patologia grave e potenzialmente fatale. A differenza dei vecchi orologi subacquei, che resistevano alla pressione ma si limitavano a misurare il tempo di fondo, i computer da polso moderni applicano formule matematiche in tempo reale. Il cuore di questi calcoli è l'algoritmo di decompressione: il più diffuso si basa sul modello sviluppato da Albert Bühlmann, che simula l'assorbimento e l'eliminazione dei gas inerti nei vari compartimenti del corpo umano. I produttori moderni utilizzano spesso varianti o algoritmi derivati (come il RGBM di Wienke o il VPM) che affinano ulteriormente la gestione del rischio. Questo approccio permette di aggiornare il profilo di risalita direttamente sott'acqua, offrendo una flessibilità impensabile con le vecchie tabelle cartacee, soprattutto nelle immersioni multilivello, dove la quota varia continuamente.

Sul mercato esistono diverse tipologie di dispositivi. I modelli a console si collegano fisicamente all'erogatore tramite un tubo ad alta pressione e offrono schermi ampi e leggibili; i modelli da polso, simili a orologi, coniugano praticità quotidiana e funzionalità avanzate. Molti strumenti recenti integrano anche la tecnologia wireless, che comunica direttamente con la bombola e visualizza sul display la pressione residua del gas in tempo reale. Da questo dato (o, in alternativa, dalle pressioni registrate manualmente a inizio e fine immersione) il computer calcola il SAC (Surface Air Consumption), cioè il consumo d'aria normalizzato alla pressione di superficie, che consente di stimare quanta autonomia respiratoria rimane. I subacquei più esperti possono inoltre gestire miscele diverse, come il Nitrox – un'aria arricchita con una percentuale di ossigeno superiore al 21% della normale aria atmosferica – che riduce l'assorbimento di azoto e consente tempi di fondo più lunghi; il computer indica anche il momento ottimale per cambiare miscela durante l'immersione.

Sullo schermo, durante la discesa, spiccano sempre due valori fondamentali: la profondità attuale e il limite di non decompressione o NDL (No-Decompression Limit), ovvero il tempo massimo che si può trascorrere a quella quota prima che diventi obbligatorio effettuare soste di decompressione in risalita.

L'utilità investigativa dei computer subacquei: funzionano come "scatole nere" sottomarine

Ed è proprio qui che entra in gioco l'utilità investigativa dei computer subacquei. Tramite appositi software, i dati registrati dal computer vengono scaricati via Bluetooth su smartphone o PC, restituendo un registro elettronico dettagliato: gli allarmi acustici e visivi che si sono attivati, i superamenti della velocità di risalita, l'eventuale omissione della sosta di sicurezza – quella pausa raccomandata di tre minuti a cinque metri di profondità a conclusione di ogni immersione, da non confondere con le soste di decompressione obbligatorie che scattano quando si supera l'NDL – e persino lo stato della batteria nel corso dell'immersione.

Questi dati sono considerati oggettivi e difficilmente alterabili intenzionalmente, anche se non immune da possibili corruzioni o danni fisici al dispositivo. Gli esperti iperbarici analizzano questi tracciati alla ricerca di anomalie: un profilo di risalita irregolare, una perdita improvvisa di gas, un picco di profondità inatteso. Nel caso dell'incidente alle Maldive, esaminare la memoria di questi dispositivi potrebbe consentire agli inquirenti di ricostruire l'andamento della tragedia e provare a stabilirne la causa.

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