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18 Maggio 2026
13:44

Ritrovati tutti i corpi dei sub morti alle Maldive: le correnti sottomarine potrebbero essere state letali

Sono stati individuati tutti i corpi dei sub italiani deceduti alle Maldive: a farlo un gruppo di sommozzatori finlandesi. Tra le cause ipotizzate per la morte dei cinque subacquei italiani nelle acque dell'atollo di Vaavu, alle Maldive, ci sono le correnti legate al monsone di sud-ovest: ma cosa sono esattamente, e perché sono così pericolose?

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Ritrovati tutti i corpi dei sub morti alle Maldive: le correnti sottomarine potrebbero essere state letali
Con la consulenza di Dott. Pasquale Longobardi
Direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna dal 1989 e Vice Presidente della Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica (SIMSI).
correnti sottomarine maldive
Immagine realizzata con AI.

Un team di sommozzatori finlandesi inviati dal Divers Alert Network Europe ha trovato i corpi dei quattro sub italiani ancora dispersi alle Maldive dopo la tragedia che costò la vita a cinque persone durante un'immersione giovedì scorso. I corpi sono stati individuati a 60 metri di profondità, all'interno della Grotta degli Squali nell'isola di Alimathà facente parte dell'atollo di Vaavu. Il recupero dei corpi, iniziato martedì 19 maggio e terminato il 20 maggio, servirà anche per chiarire la dinamica della tragedia attraverso l'analisi dei dati registrati nei computer da polso dei sub italiani.

Tra le ipotesi sulle possibili cause che avrebbero portato alla morte dei cinque sub ci sono le correnti sottomarine, che in questo periodo dell'anno possono essere particolarmente pericolose nell'Oceano Indiano settentrionale a causa dei monsoni di sud-ovest. Una delle possibilità è appunto, che i sub siano stati vittime di correnti improvvise che potrebbero aver trascinato all'interno della grotta i subacquei. È bene però sottolineare che si tratta soltanto di un'ipotesi, anche se al momento sembra verosimile: a chiarire cosa è successo il 14 maggio saranno comunque le indagini al momento in corso.

L'origine delle correnti sottomarine alle Maldive: il ruolo dei monsoni

Le Maldive sono soggette a due regimi monsoni distinti. Da novembre ad aprile domina il monsone di nord-est, che genera correnti relativamente stabili e prevedibili. Da maggio a ottobre arriva invece il monsone di sud-ovest (Hulhangu Moosun in lingua locale) che porta piogge, mari mossi e correnti più intense. I monsoni hanno anche una funzione meccanica, trasportando l'acqua superficiale dell'oceano generando dunque correnti di superficie.

Durante il monsone di sud-ovest, che quest'anno è già iniziato, i venti generano la Southwest Monsoon Current, che scorre verso nord-est lungo la superficie oceanica. Quando queste correnti incontrano la struttura degli atolli maldiviani, rallentano bruscamente a contatto con i fondali bassi attorno alle isole. Questo favorisce un mescolamento verticale delle correnti, con acqua che scende e risale.

A questo si aggiunge la particolare morfologia dei fondali maldiviani, caratterizzati da canali tra un atollo e l'altro chiamati kandu in lingua locale. In questi passaggi stretti le correnti si incanalano e di conseguenza aumentano la loro velocità, diventando più intense e imprevedibili.

Perché possono diventare pericolose: downwelling ed “effetto lavatrice”

La pericolosità delle correnti sottomarine è legata alla loro componente verticale, cioè al fatto che grandi quantità d'acqua possono muoversi ad alta velocità verso il basso (downwelling) o verso l'alto (upwelling) in presenza di un ostacolo, che nel caso delle Maldive può essere la parete di una barriera corallina o di un kandu.

Il downwelling è il fenomeno più insidioso per i subacquei, che possono venire trascinati in profondità troppo rapidamente per poter risalire con le proprie forze. L'upwelling è il fenomeno opposto, in cui la corrente acquisisce una componente verticale verso l'alto. È meno pericoloso per i sommozzatori, ma contribuisce all'imprevedibilità delle condizioni sottomarine e, insieme alle correnti discenti e alle correnti orizzontali, contribuisce a creare quello che i subacquei chiamano in gergo “lavatrice” (washing machine): sugli angoli dei kandu, quando correnti diverse si incontrano, l'acqua può vorticare in modo caotico facendo sbalzare rapidamente in basso e in alto i subacquei con una forza sufficiente da metterne a rischio l'incolumità.

La marea di sizigia potrebbe aver reso le correnti più intense

Un fattore che influenza l'intensità delle correnti sono le maree. Ogni volta che la marea sale o scende, grandi volumi d'acqua devono entrare o uscire dagli atolli attraverso i kandu, che di fatto sono canali di collegamento tra l'oceano aperto e i bacini interni agli atolli. Questo fenomeno può andare ad aumentare la velocità e la portata delle correnti sottomarine.

Più grande è la differenza di livello tra alta e bassa marea, più acqua deve transitare nello stesso intervallo di tempo, e quindi più rapidamente dovrà scorrere la corrente nel canale. Questa differenza – e dunque la velocità delle correnti – è massima durante le maree di sizigia, cioè quelle in corrispondenza della luna piena e della luna nuova, quando l'allineamento tra Terra, Sole e Luna provoca una deformazione maggiore degli oceani.

Il 14 maggio, giorno della tragedia, era a soli due giorni dalla luna nuova, quindi ci si trovava in condizioni di marea di sizigia. Inoltre, in quei giorni i monsoni si stavano intensificando, tanto che il servizio meteorologico delle Maldive aveva emesso un'allerta meteo gialla per maltempo e mare agitato. La combinazione di queste circostanze potrebbe aver contribuito a creare situazioni di rischio durante l'immersione in cui i cinque subacquei italiani hanno perso la vita.

In particolare, secondo Pasquale Longobardi (vicepresidente della Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica) è verosimile che i sub si siano diretti verso l'apertura della grotta, dove la velocità delle correnti può aver creato tramite effetto Venturi una differenza di pressione tra l'acqua sopra l'imboccatura e l'acqua all'interno della grotta che può aver trascinato i subacquei all'interno del cunicolo a forma di “S”, da cui non sono riusciti a uscire per mancanza di aria all'interno delle bombole. Questo spiegherebbe perché i corpi siano stati ritrovati all'interno della grotta, sebbene i sub – che erano esperti – sapessero di non avere abbastanza miscela nelle bombole per effettuare un'immersione così in profondità. In ogni caso – lo ribadiamo – saranno le indagini ad appurare le cause e la dinamica della tragedia.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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