
Un soccorritore militare delle Forze nazionali di difesa delle Maldive è morto oggi, 16 maggio 2026, mentre cercava i corpi dei sub italiani dispersi nelle grotte subacquee dell'atollo di Vaavu. È la sesta vittima di una tragedia iniziata due giorni fa, quando un gruppo di cinque ricercatori italiani esperti ha perso la vita durante un'immersione a oltre 50 metri di profondità, una quota che la legge maldiviana vieta espressamente per le immersioni ricreative. Di uno solo dei cinque, Gianluca Benedetti, è stato finora recuperato il corpo. Nelle prossime ore si cercherà di capire non solo dove si trovano gli altri quattro, ma anche come sia potuto accadere: le indagini si concentrano sulla presenza o assenza dei permessi necessari per un'immersione a quelle profondità, su eventuali malfunzionamenti delle bombole e sulle possibili cause fisiche della morte dei sub, dalla tossicità da ossigeno alla narcosi da azoto.
Cosa sappiamo: i fatti
Giovedì 14 maggio 5 sub italiani hanno perso la vita durante un'immersione nelle grotte subacquee della Grotta degli squali, a oltre 50 metri di profondità nell'atollo di Vaavu, a circa 65 km da Malé, la capitale delle Maldive.
Le vittime sono Monica Montefalcone (51 anni), docente di Ecologia all'Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal (23 anni), la ricercatrice piemontese Muriel Oddenino e i due istruttori subacquei Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Per le autorità locali si tratta di uno dei peggiori incidenti subacquei nella storia delle Maldive. L'unico corpo degli italiani finora recuperato è quello di Gianluca Benedetti.
A questo bilancio si aggiunge ora una sesta vittima: un sergente maggiore delle Forze nazionali di difesa delle Maldive, impegnatosi stamattina nelle operazioni di recupero dei quattro ancora dispersi, è stato trasportato in condizioni critiche all'ospedale di Malé, dove è deceduto.
Le operazioni di recupero proseguono con 8 sommozzatori maldiviani, mentre il governo di Malé ha chiesto assistenza internazionale. Dovrebbero unirsi alle operazioni anche due esperti italiani, uno specializzato in soccorso in acque profonde e uno in immersioni in grotta.
Nel frattempo, la licenza della Duke of York, l'imbarcazione da cui si erano immerse le vittime dell'incidente, è stata sospesa a tempo indeterminato.
Cosa non sappiamo ancora
Al centro delle indagini sulla morte dei 5 sub italiani, condotte dalla polizia maldiviana e parallelamente dalla Procura di Roma, ci sono tre grandi punti interrogativi.
Il primo riguarda la profondità dell'immersione: le normative delle Maldive vietano le immersioni ricreative oltre i 30 metri, ma il gruppo si era spinto fino a oltre 50 metri (alcune fonti parlano di 60). Il limite dei 30 metri può essere superato solo con autorizzazioni speciali, previste ad esempio per spedizioni scientifiche o documentaristiche. L'Università di Genova, per cui lavorava Monica Montefalcone, ha già precisato che quella immersione non rientrava nelle attività della spedizione scientifica ufficiale, bensì era stata svolta a titolo personale. La polizia maldiviana dovrà chiarire se la spedizione in cui sono morti i 5 italiani fosse stata organizzata a scopo scientifico e se il Ministero del Turismo locale abbia firmato una deroga o un'autorizzazione scritta per permettere ai sub di spingersi oltre il limite dei 30 metri di profondità.
Il secondo nodo riguarda le cause della morte, per cui al momento tutte le ipotesi sono ancora al vaglio degli inquirenti. Gli esperti valutano la possibilità di una tossicità da ossigeno (dovuta a un eccesso di ossigeno ad alta profondità per via della miscela di gas respirata tramite le bombole), di una narcosi da azoto (un effetto di questo gas che compare oltre i 30-40 metri di profondità), ma anche di correnti improvvise, della perdita di orientamento all'interno della grotta e infine della possibile composizione errata della miscela respirata dai sub. Per fare chiarezza saranno fondamentali l'analisi delle bombole, i dati dei computer da polso indossati dai sub e le autopsie.