
Il passaporto è un documento di viaggio essenziale per poter accedere ad altri Paesi, che serve non solo a richiedere il permesso al governo per entrare in un altro Stato ma anche per avere protezione legale all’estero. La possibilità di accedere più o meno facilmente in uno Stato a seconda della propria nazionalità rende quello che dovrebbe essere un diritto universalmente riconosciuto, come la libertà di movimento, in un qualcosa che viene o meno concesso, trasformandosi spesso in un privilegio. La “potenza” o "forza" di un passaporto si misura dal numero dei Paesi nei quali si può accedere senza necessità di richiedere un visto preventivo. Secondo la classifica del Passport Power Index aggiornata al 2026, il primo Paese in classifica è Singapore con 192 Paesi visitabili, seguito da Giappone e Corea del Sud, con 188. L'Italia si posiziona al 4° posto globale, con 185 Stati visitabili senza un visto preventivo.
Perchè il passaporto italiano è così potente
L’Italia è al quarto posto nella classifica dei passaporti più “potenti” del mondo nel 2026: coloro che hanno il passaporto italiano, infatti, possono accedere a 185 Paesi su 227. Nel 2024, il nostro Paese risultava primo al mondo per potenza del proprio passaporto. La “potenza” dipende da numerosi fattori come la stabilità economica, la situazione politica, l’importanza e influenza geopolitica del Paese in questione, i settori del Paese più sviluppati come turismo, cultura, l’apertura agli scambi internazionali ed il grado di progresso nel campo dei diritti civili e sociali. Altri requisiti tenuti in considerazione per il calcolo sono l’innovazione e la produttività e le opportunità lavorative date ai propri cittadini. Il quarto posto dell’Italia è condiviso con molti altri Paesi UE, come Francia, Germania, Austria e Paesi Bassi. L’indice viene calcolato con dati forniti dalla International Air Transport Association (IATA) – il database più grande e accurato a livello mondiale sui viaggi.

Come si calcola il ranking dei passaporti
Il Global Passport Ranking è stato calcolato assegnando 1 punto per ogni destinazione che i cittadini di una determinata nazione possono visitare senza bisogno di ottenere un visto preventivo, ossia se si può avere un visto all’arrivo, un’autorità di viaggio elettronica (ETA) o un permesso di visita. Se invece serve un visto preventivo, ossia appunto da chiedere prima della partenza con approvazione del governo del Paese da visitare, non viene assegnato alcun punto, dunque il punteggio è 0. Vengono confrontati 199 passaporti e 227 destinazioni.

La classifica dei passaporti più potenti del mondo
Secondo la classifica aggiornata al 2026, Singapore detiene il primo posto come passaporto più forte al mondo con 192 Paesi visitabili. Al secondo posto incontriamo Giappone e Corea del Sud, mentre al terzo posto si classificano Danimarca, Lussemburgo, Spagna, Svezia e Svizzera con 186 Paesi visitabili.
Al quarto posto incontriamo, oltre al nostro Paese, anche Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi e Norvegia, mentre gli Stati Uniti si trovano al decimo posto (179 Paesi).
I passaporti meno potenti
Guardando il fondo della classifica e dunque i Paesi che hanno il passaporto più debole e che dunque hanno accesso senza visto a pochi Stati, le ultime posizioni sono occupate quasi completamente da Paesi del Medio Oriente o dell’Africa, probabilmente a causa delle condizioni politiche ed economiche più instabili e per lo stato di sviluppo dell’economia locale. L’ultimo posto è occupato dall’Afghanistan, con 24 Paesi visitabili, di cui principalmente piccoli Stati dell’Oceania e dell’Africa Subsahariana. A precederlo Siria, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Nepal e Bangladesh.
Nonostante le destinazioni visitabili senza visto aumentino sempre di più e con esse anche la libertà di viaggio a livello internazionale, il divario di libertà di movimento e di mobilità tra i passaporti più forti e più deboli è sempre più grande, con una differenza massima di 168 destinazioni tra Singapore ed Afghanistan. Questo senza dubbio è un dato che spinge a riflettere sul grado di disuguaglianza presente a livello globale.