
Il prezzo del diesel è tornato a salire dopo che il governo non ha prorogato lo sconto sulle accise per il gasolio: di conseguenza, è saltato anche il price-cap di 2,19 euro al litro fissato dalla compagnia petrolifera Eni (seguita poi da altre come IP, Q8 e Tamoil, seppure con soglie differenti), che ha confermato come il tetto ai prezzi fosse «correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore».
Per gli automobilisti italiani, i rincari alla pompa di benzina sono stati immediati: ai distributori Eni il prezzo del gasolio è salito di 6,1 centesimi, da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre il prezzo della benzina è rimasto a 1,99 euro al litro. A livello nazionale, secondo l'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, lungo la rete stradale il prezzo medio nazionale per il gasolio al 6 ottobre è di € 2,248 al litro. Per la benzina, invece, il prezzo medio nazionale al self service è di € 2,046 al litro.
Ma perché lo sconto sulle accise non è stato prorogato? Dal 6 ottobre, il governo avrebbe dovuto attivare le accise mobili sui carburanti, proprio in sostituzione dello sconto fisso sulle accise per il gasolio. Il problema è che in Gazzetta Ufficiale non è stato pubblicato nessun decreto al riguardo: le accise sul diesel sono quindi tornate in automatico a 0,673 euro al litro, lo stesso importo applicato sulla benzina.
E cosa sono queste accise mobili? Come tutti sappiamo, ogni volta che facciamo il pieno alla nostra auto, oltre al costo del carburante, paghiamo anche le accise, fissate per legge, e l'IVA, che equivale al 22% del prezzo totale. Lo Stato incassa entrambe le somme, ma mentre l'incasso delle accise resta lo stesso a prescindere da quanto costa il carburante (essendo imposte applicate in misura fissa), l'incasso derivante dall'IVA diventa maggiore se il carburante costa di più.
Le accise mobili sono un meccanismo fiscale (già introdotto in Italia nel 2007) in base al quale lo Stato decide di utilizzare l’aumento del gettito IVA (dovuto appunto all’aumento del prezzo dei carburanti) per finanziare uno sconto sulle accise. In altre parole, quando i prezzi di benzina e diesel sono particolarmente alti, il governo può decidere di utilizzare gli incassi “extra” che arrivano dall'IVA per tagliare le accise, abbassando il prezzo del carburante alla pompa. L'idea di fondo è che lo Stato “rinuncia” a incassare quei soldi in più e utilizza invece quel profitto extra per finanziare una riduzione del prezzo pagato dagli automobilisti.
Al momento, non è chiaro se le accise mobili scatteranno a breve: il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha dichiarato, infatti, che il governo ci sta «ragionando, non c'è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando».
Tutto questo avviene a pochi giorni di distanza dalla decisione del G7 (riunitosi d'emergenza il 2 ottobre 2026 dopo le forti pressioni del Presidente USA Donald Trump) di sbloccare 100 milioni di barili di diesel e petrolio greggio presenti nelle riserve strategiche. L’obiettivo è quello di aumentare l’offerta sul mercato, cercando così di far fronte all'impennata dei prezzi del carburante.
Il 15 e 16 ottobre, invece, è prevista una riunione del Consiglio Europeo, durante la quale i capi di Stato o di governo dei 27 Stati Membri potrebbero discutere anche del costo del carburante e di un'eventuale tassazione ad hoc sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere e del gas.