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8 Giugno 2026
16:00

Perché il terremoto in Calabria del 2 giugno non c’entra con il vulcano Marsili: la spiegazione dell’INGV

Il terremoto di ML 6.2 rilevato al largo della costa calabra non è legato al vulcano sottomarino Marsili. L'INGV ha infatti ricordato come i due fenomeni siano espressione di processi geologici differenti.

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Perché il terremoto in Calabria del 2 giugno non c’entra con il vulcano Marsili: la spiegazione dell’INGV
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Batimetria del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili. Credit: INGV

A seguito del terremoto di ML 6.2 che ha colpito la Calabria alle 00:12 del 2 giugno 2026 – con epicentro in mare, a circa 20 km dalla costa di Amantea (Cosenza) – sui social ha iniziato a circolare l'ipotesi di un nesso causale tra la scossa e il vulcano Marsili, il più grande vulcano sottomarino del Mediterraneo, situato nella medesima area.

L'INGV, in realtà, ha prontamente escluso questa relazione: pur insistendo sulla stessa area geografica, infatti, i due fenomeni sono l'espressione di processi geologici differenti.

In particolare, l'evento sismico (avvertito fino a Roma, Napoli e in Sicilia) è associato alla deformazione della litosfera ionica, in subduzione al di sotto dell'arco calabro; il Marsili, invece, è riconducibile al sistema di apertura ed estensione di un nuovo bacino che consente la risalita di magmi del Tirreno meridionale. Vediamo più nel dettaglio l'analisi fornita dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Terremoto in Calabria e il Marsili: l'analisi dell'INGV

Il primo elemento da considerare è la profondità del terremoto: l'evento sismico del 2 giugno 2026 è stato rilevato a circa 250 km di profondità. A titolo di confronto, la quasi totalità della sismicità italiana si origina entro i primi 10/20 km della crosta terrestre (anche se alcune aree della nostra penisola sono interessate anche da terremoti intermedi e profondi, fino a 600 km). L'ipocentro in questione, quindi, si colloca a profondità eccezionalmente elevata rispetto alla maggior parte dei terremoti che avvengono in Italia.

In generale, i terremoti profondi sono tipici delle zone di contatto tra placche oceaniche e placche continentali. E proprio il terremoto del 2 giugno ha avuto origine in un particolare contesto geodinamico, chiamato zona di subduzione, dove la placca tettonica del Mar Ionio sprofonda nel mantello terrestre, al di sotto dell’arco calabro e del Mar Tirreno. Il Mar Ionio, infatti, può essere considerato il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato “subdotto” (e parzialmente riassorbito) nel mantello terrestre per decine di milioni di anni.

Il Marsili, invece, è l'espressione di un meccanismo opposto. Come tutti i vulcani, il Marsili è una struttura superficiale, sviluppata nella crosta terrestre e alimentata da processi geodinamici che interessano la parte superiore (ossia quella più esterna) del mantello. Più nello specifico, questo vulcano sottomarino si è formato dopo che la crosta che forma il fondo marino Tirrenico si è estesa, assottiglia e successivamente lacerata. È proprio questo che ha permesso la formazione di fratture, poi utilizzate dal magma per risalire ed eruttare verso la superficie.

Nella pratica, quindi, la zona in cui si è generato il terremoto e il vulcano distano centinaia di chilometri in termini di profondità.

Il legame tra terremoti ed eruzioni vulcaniche

Una seconda domanda che è circolata negli ultimi giorni riguarda la possibilità che una scossa di questa intensità possa in qualche modo "innescare" un'eruzione del Marsili. In questo caso, l'INGV ha evidenziato come, in alcuni casi, i terremoti con magnitudo molto elevata possono effettivamente produrre variazioni nello stato di sforzo della crosta e, di conseguenza, potrebbero influenzare temporaneamente i sistemi vulcanici, già prossimi ad una fase eruttiva.

In ogni caso, la possibilità che un terremoto possa perturbare un sistema vulcanico diminuisce molto rapidamente con la distanza e dipende da numerosi fattori come la magnitudo, le caratteristiche delle strutture geologiche e la posizione del vulcano e del suo sistema di alimentazione.

Nel caso dei terremoti profondi del Mar Tirreno, la sorgente sismica si trova a centinaia di chilometri di distanza rispetto ai vulcani sottomarini. L'INGV ha quindi ribadito che non esistono evidenze scientifiche secondo cui eventi come quello del 2 giugno possano innescare direttamente un'eruzione del Marsili o degli altri vulcani sottomarini dell'area.

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