
La corsa all’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il modo in cui viene utilizzata la tecnologia, ma anche gli equilibri dell’industria che la rende possibile. Per addestrare ed eseguire modelli AI sempre più complessi servono infatti enormi quantità di risorse hardware, comprese le memorie elettroniche utilizzate per elaborare e archiviare i dati.
Questa crescente domanda potrebbe altresì avere conseguenze su un prodotto che milioni di persone utilizzano ogni giorno: lo smartphone. Le componenti impiegate nei data center AI sono infatti prodotte dagli stessi grandi gruppi che riforniscono il mercato dell’elettronica di consumo. Di conseguenza, lo spostamento di una parte della capacità produttiva verso il settore dell’intelligenza artificiale potrebbe contribuire ad aumentare i costi di produzione dei telefoni e, in alcuni casi, pure i loro prezzi.
Cosa sono le memorie DRAM e NAND e perché sono fondamentali per l’AI
Per capire perché la crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe influenzare il prezzo degli smartphone bisogna prima comprendere cosa sono le memorie DRAM e NAND e quale ruolo svolgono nei dispositivi elettronici.
La DRAM è la memoria utilizzata dai dispositivi per gestire le operazioni in corso. Quando viene aperta un’app, si naviga sul Web o si modifica una fotografia, i dati necessari vengono temporaneamente caricati nella RAM affinché il processore possa accedervi rapidamente. Maggiore è la quantità di DRAM disponibile, maggiore è la capacità del sistema di gestire contemporaneamente applicazioni e processi.
La NAND Flash svolge invece una funzione diversa. Si tratta della memoria di archiviazione permanente, quella che conserva fotografie, video, documenti, applicazioni e sistema operativo anche quando il dispositivo viene spento.
Entrambe sono componenti essenziali non solo per i telefoni, ma pure per computer, server, console, automobili moderne e infrastrutture cloud. Senza DRAM e NAND gran parte dell’elettronica contemporanea semplicemente non potrebbe funzionare.
I data center dell’intelligenza artificiale consumano enormi quantità di memoria
Se negli smartphone DRAM e NAND servono a gestire applicazioni e archiviare dati, nei data center dedicati all’intelligenza artificiale il fabbisogno di memoria è molto più elevato. I grandi modelli linguistici richiedono infatti infrastrutture composte da migliaia di server specializzati che devono elaborare enormi quantità di informazioni in tempi molto ridotti.
Per svolgere questi compiti vengono utilizzate GPU ad alte prestazioni affiancate da HBM, memorie progettate per offrire una larghezza di banda molto superiore rispetto alle tecnologie tradizionali e consentire uno scambio rapido di enormi quantità di dati.
Con l’aumento della diffusione dei servizi AI, i grandi operatori del settore stanno investendo miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center, alimentando una domanda crescente di memorie DRAM, NAND e soprattutto HBM.
Per i produttori di memorie, il boom dell’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità economica particolarmente interessante. Le componenti avanzate utilizzate nei data center AI garantiscono infatti margini più elevati rispetto a molte delle memorie destinate all’elettronica di consumo.
Allo stesso tempo, la domanda proveniente dai grandi operatori del settore continua a crescere rapidamente. Per i produttori diventa pertanto sempre più conveniente investire nelle tecnologie richieste dai data center, considerate tra i segmenti più promettenti dell’intero mercato dei semiconduttori.
La produzione di memorie per smartphone non si sta fermando. Piuttosto, una parte crescente della produzione viene destinata ai prodotti più richiesti e più redditizi. È proprio questo cambiamento nelle priorità industriali a preoccupare gli osservatori del settore.
Smartphone più costosi e meno modelli economici: gli scenari possibili
DRAM e NAND rappresentano infatti una parte importante del costo complessivo di uno smartphone. Se il prezzo di queste componenti aumenta, anche il costo di produzione dei dispositivi tende a crescere, visto che in alcuni smartphone le memorie arrivano a rappresentare oltre il 30% del costo dei componenti.
I produttori possono scegliere di assorbire parte dei rincari riducendo i propri margini di profitto, ma questa soluzione diventa più difficile soprattutto nelle fasce economiche del mercato, dove la concorrenza è molto elevata e i margini sono generalmente più ridotti. In alternativa, le aziende possono aumentare il prezzo finale dei dispositivi oppure intervenire sulle specifiche tecniche, ad esempio proponendo versioni con meno memoria rispetto al passato. Si tratta di una dinamica già osservata più volte nell’industria tecnologica: quando aumenta il costo di una componente fondamentale, l’effetto tende a propagarsi lungo tutta la filiera.
Secondo le previsioni di CCS Insight, la pressione esercitata dall’aumento dei costi delle memorie potrebbe avere conseguenze significative sul mercato degli smartphone: la società di analisi stima infatti una contrazione del 14,8% nel 2026, dopo un calo del 4,4% nel primo trimestre dell’anno, e una possibile riduzione dell’offerta nelle fasce più economiche del mercato.
I produttori potrebbero infatti decidere di concentrarsi sui modelli che garantiscono margini più elevati, riducendo il numero di dispositivi entry-level disponibili. In altri casi potrebbero scegliere di mantenere invariati i prezzi, compensando però l’aumento dei costi con configurazioni dotate di meno memoria. Per i consumatori questo scenario potrebbe tradursi in smartphone più costosi, minori possibilità di scelta e tempi di sostituzione più lunghi. Se acquistare un nuovo telefono dovesse diventare più oneroso, molte persone potrebbero decidere di mantenere più a lungo il proprio dispositivo oppure orientarsi verso il mercato del ricondizionato. Lo stesso scenario potrebbe favorirne ulteriormente la diffusione, tanto che per il settore è prevista una crescita del 15,4% nel 2026.
Il caso Apple e il possibile impatto sui futuri iPhone
Tra le aziende che stanno osservando con maggiore attenzione l’evoluzione del mercato delle memorie c’è anche Apple. In un’intervista alWall Street Journal, il CEO Tim Cook ha spiegato che gli aumenti di prezzo potrebbero diventare inevitabili a causa del forte incremento dei costi delle memorie e dei chip di archiviazione. Secondo Cook, la crescente domanda proveniente dai data center dedicati all’intelligenza artificiale sta infatti assorbendo una quota sempre maggiore della produzione disponibile.
Il CEO ha inoltre spiegato che la sua azienda sta cercando di assorbire parte degli aumenti per limitarne l’impatto sui consumatori. Non è stato indicato quali prodotti potrebbero essere interessati né l’entità di eventuali rincari, ma tali dichiarazioni mostrano come perfino uno dei maggiori produttori mondiali di smartphone stia risentendo delle tensioni che stanno interessando l’intera filiera dei semiconduttori.
Chi rischia di più e chi potrebbe resistere meglio alla crisi
Le aziende più grandi possono contare su accordi di fornitura a lungo termine, volumi di acquisto elevati e una maggiore capacità di negoziare condizioni favorevoli con i produttori di memorie. Questo consente loro di assorbire più facilmente eventuali aumenti dei costi. Più esposti potrebbero risultare invece i marchi che operano soprattutto nelle fasce economiche del mercato. In questi casi anche variazioni relativamente contenute del prezzo delle componenti possono incidere in modo significativo sulla redditività dei prodotti, lasciando meno margine di manovra alle aziende.
Il paragone con la crisi dei semiconduttori verificatasi durante la pandemia è inevitabile, ma le due situazioni presentano differenze importanti. Tra il 2020 e il 2021 la scarsità di chip fu causata soprattutto da interruzioni produttive, problemi logistici e improvvisi squilibri tra domanda e offerta. Molte fabbriche rallentarono la produzione e le catene di approvvigionamento subirono forti rallentamenti.
Oggi lo scenario appare differente. Le fabbriche continuano a produrre, ma una parte crescente della capacità disponibile viene destinata alle memorie e ai componenti richiesti dall’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Non si tratta quindi di una carenza dovuta a problemi produttivi, bensì di una riallocazione delle risorse verso un settore considerato più strategico e più redditizio.
Quando si parla di intelligenza artificiale l’attenzione si concentra spesso sulle sue applicazioni più visibili, come chatbot, assistenti virtuali e generatori di immagini. Molto meno evidente è invece l’enorme infrastruttura hardware necessaria per far funzionare queste tecnologie.
Se le previsioni degli analisti si riveleranno corrette, gli effetti della corsa all’AI potrebbero manifestarsi anche al di fuori dei data center, influenzando il mercato dell’elettronica di consumo. Smartphone più costosi, configurazioni con meno memoria e una maggiore diffusione del ricondizionato potrebbero rappresentare alcuni dei segnali più concreti di una trasformazione che, pur avvenendo dietro le quinte, sta già modificando gli equilibri dell’intera industria tecnologica.