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Oggi, 12 novembre 2021, termina la COP26. Dopo intense giornate di trattative c'è stato un clamore particolare nei confronti dell'accordo sulle auto elettriche: non sono in molti ad aver siglato questo documento e, tra gli assenti, figura anche l'Italia. Ieri infatti il delegato di Roma, Giancarlo Giorgetti, non ha firmato l’impegno per la messa al bando delle auto con motori a combustione interna entro il 2035.
Ma cosa prevede esattamente questo accordo? E perché l'Italia ha deciso di dire "no"?

La transizione verso veicoli a zero emissioni

La prima cosa da capire è cosa afferma la dichiarazione presentata al COP26 relativa ai veicoli elettrici.

L'impegno preso dai firmatari del documento è quello di accelerare la transizione verso veicoli a zero emissioni, così da soddisfare gli Accordi di Parigi. Nel concreto, quello che viene chiesto di fare a governi, aziende e organizzazioni è quello di vendere entro il 2035 nei principali mercati mondiali solo auto elettriche. La globalità delle vendite – intesa anche come piccoli e medi mercati – sarà da raggiungere invece entro il 2040. Per raggiungere questi obiettivi – si legge nell'accordo – verranno implementate forti politiche indirizzate verso la ricerca, la produzione, il miglioramento delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture. A questo si aggiunge un'assistenza allo sviluppo di alcuni Paesi, così da rendere il più rapida possibile questa trasformazione globale.

Quali Paesi hanno firmato l'accordo sulle auto elettriche

Al momento l'accordo è stato sottoscritto da 24 Paesi – tra i quali Cile, Austria, Regno Unito, Canada e Irlanda – accompagnati da un'altra decina di Paesi dall'economia crescente – come India, Ghana, Messico e Turchia. Accanto a loro troviamo singoli comuni o singole regioni che hanno aderito all'accordo, come le città italiane di Roma, Bologna e Firenze. Importanti anche le firme di alcune grandi aziende automobilistiche come Ford, General Motors, Jaguar Land Rover, Mercedes-Benz e Volvo Cars. Ma, come si inizia ad intravedere, sono molti i nomi che mancano in questo elenco.

Le firme mancanti

Nonostante siano state molte le firme raccolte, è giusto evidenziare come d'altra parte siano molte quelle che mancano. Restando nel settore automotive, non sono presenti alcune tra le più grandi aziende come BMW, Renault, Hyundai Motor, Volksvagen, Toyota o Stellantis (il gruppo che racchiude, tra gli altri, Fiat, Chrysler, Jeep, Citroen e Maserati).

Passando ai Governi, sono molti quelli che mancano, come Francia, Germania, Cina e Stati Uniti. Anche l'Italia ha risposto con un deciso "no" all'accordo. Le motivazioni di questa scelta sono state espresse da Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo economico, il quale ha dichiarato al Corriere che "Dobbiamo affrontare la transizione ecologica con un approccio tecnologicamente neutrale: decarbonizzazione non può diventare sinonimo di elettrico. Così facciamo diventare ideologico un percorso che invece deve essere razionale". In altre parole, l'idea di fondo è quella di ridurre sì le emissioni, ma prima di prendere una decisione univoca verso il settore elettrico è necessario valutare tutte le ipotesi sul tavolo. Sempre secondo il Corriere, Giorgetti vede come possibile alternativa le auto a idrogeno ed è necessario che prosegua la ricerca verso altri combustibili non fossili.

"Inoltre – aggiunge Giorgetti – il settore della componentistica auto in Italia rischierebbe di essere spazzato via da una transizione rapida all’auto elettrica, il cui motore ha pochissimi pezzi.".

Articolo a cura di
Redazione