0 risultati
video suggerito
video suggerito
1 Giugno 2026
16:30

Perché non scriviamo più in corsivo? Da segno di prestigio e cultura sta sparendo dalle scuole

Il corsivo, che in passato era segno di prestigio e cultura, sta sparendo a favore della scrittura su supporto digitale; nonostante ciò non è estinto e ha trovato il suo spazio in specifiche nicchie.

Ti piace questo contenuto?
Perché non scriviamo più in corsivo? Da segno di prestigio e cultura sta sparendo dalle scuole
Cursive
Credits: Petar Milošević, via Wikimedia Commons.

La scrittura corsiva è una di quelle abilità che rischiano di scomparire nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti tecnologici che sono avvenuti negli ultimi settant'anni e della sostituzione sempre più frequente della penna con tastiere e touch screen. Ma com’è possibile che uno strumento ritenuto fondamentale per la scolarizzazione e l’istruzione dei secoli scorsi sia oggi a rischio estinzione?

In paleografia (la disciplina che studia la storia della scrittura a mano) il corsivo non è uno specifico font ma indica semplicemente una scrittura veloce, che proprio a causa della velocità di esecuzione lega tra loro le singole lettere, le deforma e tende a inclinarle. Entrando nello specifico, è un sistema grafico continuo e legato ben distinto dallo stampatello. Però, il termine corsivo o italic in inglese può anche fare riferimento al cosiddetto corsivo tipografico, ovvero il carattere introdotto dal tipografo e incisore Francesco Griffo, detto Francesco da Bologna, quasi in concomitanza con l’avvento della stampa, a metà del XV secolo, ispirato dal primo libro tascabile della storia.  Nonostante nasca per una necessità pratica di scrittura veloce, a causa del prestigio ottenuto dal corsivo tipografico, nel corso dei secoli è nato uno standard calligrafico (letteralmente di bello scrivere) anche per il corsivo e quindi per le scritture private e documentarie.

Il corsivo è di fatto sempre esistito ma, prima di Griffo, veniva relegato alle scritture d'uso senza avere un modello preciso. Nella produzione libraria si preferivano scritture più eleganti, decorative e posate (in paleografia posato è il contrario di corsivo e indica una scrittura lenta e non legata). Nel Medioevo, ad esempio, era impensabile scrivere in corsivo una Bibbia o un testo letterario considerato importante e prestigioso.

La sua diffusione si estese anche al sistema educativo: in Età Moderna imparare a scrivere in corsivo rappresentava un passaggio fondamentale della crescita dello studente e un segno di padronanza linguistica. Si pensi che nel Cinquecento iniziano a essere pubblicati dei brevissimi manuali che spiegano in modo pratico quali stili di scrittura esistono (corsivo compreso) e come padroneggiarli correttamente. L’insegnamento del corsivo si è consolidato nelle scuole nei secoli successivi: continuare a esercitarsi nella scrittura manuale era considerato fondamentale non solo per l’efficienza e la pratica, ma anche per la formazione del carattere.

Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Novecento, diverse trasformazioni sociali hanno iniziato a erodere questa prassi. L’introduzione massiccia delle macchine da scrivere prima e dei computer poi ha progressivamente spostato l’attenzione dalla penna alla tastiera. Sempre più persone hanno cominciato a battere testi a macchina prima e su supporti digitali poi, preferendo digitare piuttosto che utilizzare la scrittura a mano. Un tale cambiamento tecnologico ha avuto quindi un impatto profondo sulla presenza del corsivo nell’istruzione e nella vita privata: il corsivo nasce perché veloce, ma nessuna scrittura a mano sarà mai svelta come digitare.

La diffusione dei dispositivi digitali nella vita quotidiana ha portato a una ridefinizione delle competenze ritenute essenziali, perché laddove un tempo si dava grande importanza alla fluidità della scrittura manuale, oggi la capacità di digitare rapidamente e con precisione viene considerata più utile.

Questo cambiamento si è riflesso anche nelle politiche educative e nella ricerca. Negli Stati Uniti, ad esempio, gli standard federali del 2010 della Common Core State Standards Initiative non includevano l’insegnamento del corsivo tra gli obiettivi obbligatori della scuola primaria, segnando una svolta simbolica nel modo di concepire l’alfabetizzazione di base. A Roma, uno studio sulla leggibilità della scrittura nei bambini condotto dall'Università Sapienza e il Policlinico Umberto I ha fatto emergere che 1 bambino romano su 5 non si trova a proprio agio nella scrittura corsiva, evidenziando anche che il fenomeno può essere legato ad altre problematiche specifiche, con un 5% che soffre di disturbi legati alla coordinazione motoria, mentre i disturbi di apprendimento vanno dal 5% al 15%. Inoltre lo stampatello minuscolo è più immediato e facile da imparare, mentre il corsivo è meno facilmente leggibile.

Non mancano però dibattiti accademici sul valore del corsivo. Alcuni esperti di pedagogia sostengono che l’atto di scrivere in corsivo, distinguendolo dalla scrittura in stampatello, favorisca lo sviluppo cognitivo nei bambini, poiché integra movimenti motori complessi con l’apprendimento linguistico. Altri ritengono che l'alfabetizzazione debba adattarsi ai tempi, ponendo maggiore enfasi sulle competenze digitali senza sacrificare del tutto la scrittura manuale. Esistono degli studi neuroscientifici, come quello condotto da Karin James e Laura Engelhardt (2012), che evidenziano come l’esperienza della scrittura manuale nei bambini in età prescolare attivi aree cerebrali collegate al riconoscimento delle lettere e all’elaborazione linguistica in modo più esteso rispetto alla semplice digitazione o all’osservazione passiva, integrando percezione, memoria e linguaggio in un unico processo.

Infine, un’altra ragione culturale sulla scomparsa del corsivo riguarda il modo in cui percepiamo la scrittura a mano. Nel passato, la calligrafia era spesso associata alla cura, all’eleganza e all’identità personale. Apporre la propria firma in corsivo caratterizzava gli individui, quasi quanto la propria impronta digitale. Oggi, invece, abbiamo la firma digitale, i login burocratici rapidi e l’autenticazione tramite biometria facciale, che hanno sostituito completamente la calligrafia come elemento identificativo. In questo senso, quella che una volta era un’abilità culturale condivisa oggi è una competenza specialistica di pochissimi, che per ragioni particolari si esercitano in corsivo con frequenza e attenzione.

In definitiva, non scriviamo più in corsivo per una combinazione di ragioni tecnologiche, culturali e soprattutto educative, in quanto la scuola e le istituzioni si sono adeguate a un mondo in cui la scrittura digitale è diventata necessaria per comunicare, lavorare e partecipare alla vita sociale.

Bisogna però ricordare che il corsivo non è completamente scomparso ma è diventato "per pochi", settorializzandosi e specializzandosi in ambiti specifici di utilizzo. Si pensi, ad esempio, al successo social del lettering (studio delle forme di scrittura) come forma d'arte. Se una volta era lo strumento comune più veloce per la scrittura e la comunicazione, oggi in alcuni ambiti artistici, storici o professionali esso viene custodito dignitosamente, per motivi estetici o per tradizione. Anche per questo, nonostante la sua progressiva marginalizzazione, il corsivo è un prezioso pezzo del passato che continua a fare parte del presente.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views