0 risultati
9 Gennaio 2026
11:50

Perché sbadigliamo? La sua funzione è soprattutto sociale e comunicativa

Lo sbadiglio non serve a “ossigenare il cervello”, ma ha una funzione legata soprattutto all’empatia e alla sincronizzazione tra individui.

Ti piace questo contenuto?
Perché sbadigliamo? La sua funzione è soprattutto sociale e comunicativa
sbadiglio-thumb

Lo sbadiglio è un comportamento universale e antichissimo, ma il suo significato è stato a lungo frainteso. Le spiegazioni più comuni, come l’idea che serva a ossigenare o “svegliare” il cervello, non sono supportate dai dati. Le evidenze indicano invece che lo sbadiglio abbia soprattutto una funzione sociale e comunicativa, legata all’empatia e alla sincronizzazione del comportamento tra individui.

A cosa serve lo sbadiglio e perché lo facciamo: la scienza smonta i miti

Lo sbadiglio è uno dei comportamenti più comuni e misteriosi che abbiamo. Lo facciamo tutti, fin da prima di nascere, e lo osserviamo in moltissime specie animali. Eppure, per secoli, nessuno è riuscito a dare una risposta convincente a una domanda apparentemente semplice: perché sbadigliamo?

L’idea più diffusa è che serva a “ossigenare il cervello”. Ma la scienza dice che non è così.

Secondo una revisione pubblicata nel 2010 su Neuroscience and Biobehavioral Reviews da A. Guggisberg e colleghi, le principali ipotesi fisiologiche sullo sbadiglio non sono supportate dai dati sperimentali. Il risultato è sorprendente: quasi tutte le spiegazioni fisiologiche classiche non reggono ai dati.

Lo sbadiglio, quindi, non serve a prendere più ossigeno. Se sbadigliassimo per aumentare l’ossigeno nel sangue, dovremmo farlo di più quando siamo sotto sforzo fisico o quando l’ossigeno diminuisce. Ma gli esperimenti mostrano l’opposto: modificare i livelli di ossigeno o anidride carbonica nel sangue non cambia la frequenza degli sbadigli. Quando il corpo ha bisogno di ossigeno, accelera la respirazione — non sbadiglia.

Inoltre, lo sbadiglio è un modo inefficiente di respirare: l’inspirazione profonda è seguita da una breve apnea, che interrompe lo scambio di gas. Insomma, se fosse nato per ossigenare il cervello, sarebbe un meccanismo piuttosto mal progettato.

Un’altra idea molto popolare è che lo sbadiglio aumenti la vigilanza, aiutandoci a restare svegli. In realtà, gli studi con elettroencefalogramma raccontano un’altra storia. Lo sbadiglio compare quando siamo più assonnati, per esempio prima di addormentarci o subito dopo il risveglio. Ma — ed è il punto cruciale — non produce un aumento dell’attivazione cerebrale. Anzi, dopo uno sbadiglio il cervello continua a mostrare segnali di sonnolenza.

Se davvero servisse a “riattivarci”, dovremmo osservare un cambiamento misurabile nello stato del cervello. Ma questo non succede.

Più recentemente è stata proposta un’altra ipotesi: lo sbadiglio servirebbe a raffreddare il cervello. Anche qui, però, le prove sono deboli. Gli studi disponibili non riescono a separare gli effetti della temperatura da quelli della sonnolenza, che segue ritmi biologici simili. E non è chiaro come uno sbadiglio possa raffreddare il cervello meglio della normale respirazione.

La causa dello sbadiglio è principalmente sociale

Se le spiegazioni fisiologiche non funzionano, dove guardare? Secondo gli autori della review, la risposta più solida è un’altra: lo sbadiglio è una forma di comunicazione sociale. In molte culture sbadigliare è associato a noia, stanchezza o stress leggero. E non a caso: lo sbadiglio segnala agli altri che il nostro stato interno sta cambiando. Non è un messaggio di allarme, ma un segnale “debole”, che comunica disagio o calo di attenzione.

Questo spiega anche uno degli aspetti più affascinanti dello sbadiglio: la sua contagiosità.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

Negli esseri umani, vedere o sentire qualcuno sbadigliare può farci sbadigliare a nostra volta. Ma questo non succede sempre e a tutti. Gli studi mostrano che:

  • lo sbadiglio contagioso compare solo dopo i 4–5 anni,
  • è ridotto in condizioni che coinvolgono difficoltà empatiche (come per autismo e schizofrenia),
  • è più frequente tra persone emotivamente vicine.
Immagine
Studi di risonanza magnetica funzionale mostrano che osservare qualcuno sbadigliare attiva regioni legate all’imitazione e all’empatia, come il giro frontale inferiore destro (sistema dei neuroni specchio) e una rete di aree coinvolte nel comportamento sociale, tra cui cingolato posteriore, solco temporale superiore e corteccia prefrontale ventromediale.

A livello cerebrale, osservare uno sbadiglio attiva il sistema dei neuroni specchio, e aree cerebrali coinvolte nell’empatia, nei comportamenti sociali e nella comprensione dei movimenti e altrui. Non è solo un riflesso: è un comportamento profondamente sociale. C'è anche da dire che non tutte le specie sbadigliano in modo contagioso. Il fenomeno è ben documentato in esseri umani e grandi primati, molto meno (o per nulla) in animali con strutture sociali più semplici.

Lo sbadiglio è un comportamento antichissimo, presente in molti vertebrati. Ma nei mammiferi sociali, e in particolare negli esseri umani, sembra essersi trasformato in qualcosa di più: uno strumento di sincronizzazione del gruppo.

Secondo questa visione, sbadigliare non serve tanto a cambiare il nostro stato interno, quanto a renderlo visibile agli altri. E questo, dal punto di vista evolutivo, può fare una grande differenza.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views