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8 Maggio 2026
7:00

Perché stanno aumentando le zecche in Italia e quali sono le zone più a rischio

Negli ultimi anni è stato registrato un evidente incremento numerico delle zecche, valutato in funzione delle malattie che trasmettono, non potendole contare direttamente. Le malattie trasmesse dal morso di zecche, come la malattia di Lyme, l'encefalite da zecca e la Rickettsiosi che sono le più diffuse, risultano infatti in aumento, sia in Europa che in Italia.

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Perché stanno aumentando le zecche in Italia e quali sono le zone più a rischio
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Negli ultimi anni in Europa e in Italia si sta registrando un incremento numerico delle zecche, un loro periodo di attività più lungo e, di conseguenza, un aumento delle infezioni provocate all'uomo e agli animali. Inoltre, negli ultimi decenni, si registra un'espansione di molte specie verso il Nord Europa e verso altitudini più elevate (oltre i 1400 m slm), complici anche i cambiamenti climatici e ambientali. Non si può avere un'evidenza diretta della loro crescita numerica poiché non è possibile contarle, ma è possibile capirlo in modo indiretto, attraverso il tasso di incidenza delle malattie che possono provocare, le cosiddette malattie trasmesse da zecca (Tick-borne diseases – TBD).

Uno studio pubblicato nell'aprile 2026 conferma l'aumento della presenza di zecca dei boschi (Ixodes ricinus) negli ultimi settant'anni in Europa e delinea la situazione in Italia degli ultimi anni. Lo studio riporta un trend in aumento dei test di positività a malattia di Lyme ed encefalite da zecca, malattie trasmesse appunto dalle zecche, tra il 2015 e il 2022, soprattutto in pazienti maschi nelle zone dell'Italia Nord-orientale: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino, Sud Tirolo (e Liguria sul lato occidentale) sono le più colpite, con alcune aree a rischio come la provincia di Belluno.

Negli ultimi anni, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) conferma questi trend geografici e l'aumento dei casi di encefalite da zecca: dai 21 casi del 2020 a ben 67 nel 2025. Va comunque considerato che i dati sono sottostimati, perché nei conteggi rientrano solo i casi effettivamente segnalati all'ASL o quelli che hanno richiesto ricovero ospedaliero.L'incidenza delle malattie trasmesse dalle zecche è aumentata negli ultimi decenni anche negli Stati Uniti e dal 2004 al 2016, il numero di casi segnalati per molte infezioni da zecca è raddoppiato.

La situazione in Italia

Il recente studio pubblicato questo mese, dal titolo Epidemiologia delle malattie trasmesse dalle zecche diagnosticate nei pazienti nell'Italia nord-orientale, 2015-2022, dimostra che negli ultimi 70 anni la presenza della zecca dei boschi (Ixodes ricinus) è aumentata sia in Europa che in Italia. Analizzando i test di positività a malattia di Lyme ed encefalite da zecca, malattie trasmesse dalle zecche, è stato rilevato un trend in aumento nel periodo tra il 2015 e il 2022, soprattutto in pazienti di sesso maschile e principalmente in Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Sud Tirolo. In particolare la provincia di Belluno, in Veneto, risulta classificata come area a rischio e, più di recente, un incremento di casi della malattia di Lyme si sta registrando anche in Piemonte. Le regioni meridionali sono invece interessate da casi sporadici e occasionali. A confermarlo, anche i dati sui casi di encefalite da zecca (Tick Borne Encefalitis, TBE) riportati dall'ISS che nel 2025 ha registrato ben 67 casi.

L'incidenza in ogni caso è notevolmente più bassa rispetto a paesi confinanti come la Slovenia e la Svizzera, dove i dati sono più allarmanti e si registrano oltre 100 casi ogni 100000 abitanti. Ovviamente il fenomeno è sottostimato poiché vengono conteggiati solo i casi notificati, ovvero segnalati dal medico all'autorità competente (ASL territoriale) oppure i casi con ricovero ospedaliero. Statisticamente, i soggetti più esposti sono quelli che praticano attività sportive, ricreative o professionali all'aperto frequentando boschi.

Quali specie sono vettori di infezioni

Le zecche, comunemente distinte in zecche dure (dotate di uno scudo dorsale rigido) appartenenti alla famiglia Ixodidi e zecche molli (prive di scudo) appartenenti alla famiglia Argasidi, sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie. In Italia si contano 36 specie, ma le più comuni sono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), peraltro molto diffusa in tutto il mondo, la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), la zecca del piccione (Argas reflexus) e la zecca degli uccelli (Hyalomma marginatum). Benché si valuti che solo l’1% degli esemplari siano portatori di agenti patogeni, le infezioni che le zecche possono trasmettere durante il loro pasto di sangue sono di una certa gravità. Tra l'altro, un'analisi condotta nel triennio 2017-2019 dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta ha mostrato un'infettività delle zecche testate sull'uomo molto più elevata e pari a circa il 20%.

Come avviene la trasmissione dei patogeni e quali sono le malattie più gravi

Il morso di questo fastidioso artropode, non è pericoloso di per sé, ma l'animale può essere portatore di virus, batteri o protozoi patogeni che vengono riversati nel circolo sanguigno dell'ospite dopo alcune ore dall'inizio del pasto di sangue. La zecca inserisce il rostro (la parte terminale dell'apparato boccale) e inizia a succhiare il sangue dell'ospite per alimentarsi, dopo un certo tempo oppure se schiacciata, tende a rigurgitare parte del pasto, iniettando così nell'ospite anche eventuali patogeni di cui è portatrice. Più la zecca resta ancorata alla pelle più è probabile contrarre un'eventuale infezione. Ecco perché dopo una passeggiata in campagna è bene fare una rapida ispezione di tutte le parti del corpo e, in caso di presenza di qualche zecca non bisogna schiacciarla, ma va asportata con apposite pinzette anti-zecca.

Zecche pinzetta speciale
La rimozione delle zecche richiede pinzette speciali che permettono di estrarle completamente.

Encefalite da zecca o TBE

Causata da un virus del genere Flavivirus, può colpire il sistema nervoso centrale. I primi sintomi sono simili all'influenza, ma se non diagnosticata rapidamente può generare conseguenze permanenti al sistema nervoso. Il numero dei casi è aumentato in tutta Europa negli ultimi anni: in Italia, il Nord-Est resta l'area più interessata, con 103 casi segnalati dal 2017 al 2020, di cui 100 solo nel Triveneto, e un tasso di incidenza pari a 0,35 per 100.000 persone. È bene notare che per questa encefalite esiste un vaccino.

 Malattia di Lyme  o Borreliosi

È un'infezione batterica, causata da batteri del genere Borrelia, in particolare il Borrelia burgdorferi. La prima manifestazione è un arrossamento di forma circolare sulla pelle nella zona colpita dal morso di zecca e se non ben diagnosticata, può provocare febbri ricorrenti e forti dolori alle articolazioni, con ripercussioni al cuore e al sistema nervoso. Il numero di casi in Europa è aumentato costantemente negli ultimi 20 anni. Va curata con opportuni trattamenti a base di antibiotici.

Febbri causate da Rickettsiosi

Il batterio Rickettsia conorii è considerato il principale agente causa della rickettsiosi nell'uomo ed è frequente nelle aree centrali e meridionali del nostro Paese. Si manifesta con febbre improvvisa, brividi, astenia ed eruzioni cutanee. Tra il 1998 e il 2002 sono stati registrati 4.604 casi di rickettsiosi, principalmente nelle regioni meridionali, ma anche in questo caso i dati sono sottostimati.

Anaplasmosi

Questa infezione batterica (causata da Anaplasma phagocytophilum) colpisce una linea di globuli bianchi del sangue (i granulociti). I principali sintomi sono febbre, mal di testa, brividi e dolori muscolari, ma nei casi più gravi si possono avere problemi di coagulazione del sangue.

Babesiosi

È causata da un protozoo, la Babesia, può essere asintomatica o provocare una malattia simile alla malaria con febbre e anemia. Spesso non manifesta sintomi, ma dopo 1-2 settimane di incubazione, può provocare stanchezza, brividi, febbre, cefalea, dolori muscolari e articolari.

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