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15 Gennaio 2026
6:00

Come sono stati decisi i prefissi telefonici internazionali e quali sono: la storia

Sapevate che i prefissi internazionali sono stati stabiliti decenni fa adottando un sistema a zone geografiche? Ecco quando e come sono stati stabiliti dall'ITU.

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Come sono stati decisi i prefissi telefonici internazionali e quali sono: la storia
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Mappa dei prefissi internazionali. Credit: Credit: Maximilian Dörrbecker, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Il prefisso telefonico internazionale è un codice che si deve aggiungere prima di un numero telefonico nazionale per poter effettuare chiamate all'estero: ogni Paese ne ha uno, per esempio i numeri di cellulare italiani hanno il prefisso +39 (o 0039), quelli degli USA (e del Canada) hanno prefisso +1 e così via. Ma come è stato deciso a quale prefisso corrisponde ogni Paese? A regolare l'assegnazione dei prefissi nelle varie aree geografiche del pianeta è l'ITU (International Telecommunication Union), un'organizzazione internazionale fondata il 17 maggio 1865 a Parigi, ora parte dell'ONU e con sede a Ginevra, in Svizzera. L'ITU ha definito i codici Paese attraverso specifici standard, noti come E.123 (che definisce la notazione dei numeri, ovvero come vanno scritti) ed E.164 (che definisce l'attuale “mappa” dei prefissi, ideata nel 1964).

Quali sono i prefissi internazionali: dalla Zona 1 alla Zona 9

Per comprendere come è diviso il mondo oggi, dobbiamo guardare alle zone stabilite nel 1964, che, pur con una terminologia ormai obsoleta, rimangono la base del sistema. La Zona 1 identifica il Piano di Numerazione Nordamericano o NANP e utilizza il singolo codice paese 1, seguito da un prefisso a tre cifre, per coprire Stati Uniti, territori annessi, Canada e gran parte dei Caraibi. Spostandoci verso la Zona 2, troviamo l'utilizzo di codici a due cifre (come 20 e 27) e diverse serie a tre cifre per servire principalmente il continente africano, ma anche territori distanti come la Groenlandia, le Fær Øer e il Territorio britannico dell'Oceano Indiano. L'Europa, data la sua alta densità di nazioni e infrastrutture, occupa interamente le Zone 3 e 4. Qui vengono impiegati codici a due cifre (tra cui il nostro 39, il 33 della Francia, il 49 della Germania e il 44 del Regno Unito) e serie di codici a tre cifre per coprire il resto del continente.

Proseguendo il nostro “viaggio virtuale” tra i prefissi internazionali, raggiungiamo la Zona 5, dedicata al Centro e Sud America. L'area del Sud-est asiatico e dell'Oceania rientra nella Zona 6. Molto particolare è la situazione della Zona 7, che utilizza la cifra iniziale 7 per servire un'area immensa che oggi corrisponde a Russia e Kazakistan, eredità del blocco sovietico. L'Asia orientale e meridionale, invece, rientra nella Zona 8, che include giganti come Cina e Giappone. Infine, la Zona 9 copre un'area vasta ed eterogenea che comprende il Medio Oriente e l'Asia occidentale e centrale.

Potete trovare la lista ufficiale dei prefissi internazionali nel sito dell'International Telecommunication Union.

La nascita dei prefissi internazionali

Ripercorrendo la nascita dei prefissi internazionali, dobbiamo fare un balzo fino al 1960, quando il CCITT (Comité Consultatif International Téléphonique et Télégraphique), predecessore dell'attuale settore di standardizzazione dell'ITU, ovvero ITU-T, introdusse i primi “Codici Internazionali” durante la sua seconda Assemblea Plenaria a Nuova Delhi. Inizialmente pensati solo per l'Europa e il bacino del Mediterraneo, sarebbe stato necessario attendere il 1964 per vedere l'adozione di un vero e proprio sistema di zone di numerazione mondiale, i cui confini erano tracciati in modo approssimativo sulla base della posizione geografica.

Il criterio di distribuzione dei numeri seguiva la massa continentale, ma la suddivisione interna dipendeva dalla capacità della rete di ciascuna nazione in quel preciso momento storico. È interessante notare come la gerarchia delle potenze mondiali si riflettesse nel settore della telefonia: nazioni egemoni ricevettero un trattamento preferenziale, mentre la Cina riuscì a imporre la non quotazione ufficiale di Taiwan, a cui fu comunque assegnato il codice 886.

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