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Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburati si stanno estendendo: a Sud scaffali vuoti

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Casse e scaffali vuoti in un supermercato, immagine a scopo illustrativo.
La protesta dei tir contro il caro gasolio si estende nel Sud Italia e arriva in Lazio: blocchi stradali al Sud, scaffali vuoti nei supermercati e merci a rischio. Le cause, i danni economici previsti e le richieste al Governo. Oggi l’incontro con il ministro dei Trasporti.

Da diversi giorni gli autotrasportatori stanno protestando in diverse regioni nel Sud Italia, principalmente contro il caro gasolio, con fermi dei mezzi, presidi e blocchi che stanno provocando crescenti disagi alla circolazione e alla distribuzione delle merci. Le proteste, partite all'inizio di ottobre in Calabria e poi anche Puglia, si sono estese a Campania, Sicilia, Basilicata, Molise, passando dalle autostrade ai porti e arrivando anche in Lazio.

Il rallentamento della distribuzione delle merci nei supermercati sta avendo ripercussioni su diverse filiere e settori, in particolare quello della distribuzione alimentare: in alcune aree di Campania, Calabria e Sicilia vengono segnalati scaffali dei supermercati progressivamente vuoti, mentre gli agricoltori denunciano il rischio di perdere raccolti e prodotti freschi che non possono raggiungere i mercati. Secondo Confcommercio Sicilia, l'impatto economico del fermo delle merci, solo nell'Isola, è stimato tra 40 e 50 milioni di euro in appena cinque giorni.

Oggi, martedì 20 ottobre, è previsto alla Prefettura di Milano un incontro tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni di categoria nazionali e con i rappresentanti delle mobilitazioni spontanee, per discutere di possibili misure a sostegno del settore e trovare un accordo. Un confronto che potrebbe rivelarsi decisivo per la prosecuzione o la risoluzione delle mobilitazioni.

Perché gli autotrasportatori protestano: il prezzo dei carburanti

Tra le cause scatenanti della protesta, c’è in primis il prezzo dei carburanti, con il gasolio che ha raggiunto i quasi 2,30 euro al litro. Secondo gli ultimi dati disponibili del Mimit, aggiornati a oggi, il diesel si attesta a 2,257 euro al litro sulla rete stradale nazionale e a 2,297 euro al litro sulla rete autostradale. I costi sono saliti nuovamente a partire dalla prima settimana di ottobre: il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, prevedeva una riduzione temporanea dell'accisa sul gasolio fino al 5 ottobre 2026, poi non prorogata. Questo ha contribuito ai rincari.

Cosa significa per un camion che deve percorrere 100mila chilometri, ipotizzando che consumi circa 30 litri ogni 100? Il costo teorico del gasolo, visto il prezzo al litro attuale, sarebbe di circa 677 euro ogni 1.000 chilometri e quindi di quasi 68mila euro per 100mila km. A giugno, lo stesso quantitativo di carburante sarebbe costato circa 59mila euro, con una differenza di 1omila euro. Si tratta di un esempio teorico, ma che può dare un'idea dei rincari. Secondo quanto dichiarato da Confartigianato trasporti Abruzzo, i costi del gasolio compromettono la sopravvivenza delle aziende più piccole, che hanno già margini di guadagno bassissimi, compresi tra il 3 e il 6%. Secondo Assotir, prima della crisi il carburante pesava per il 27% sui costi delle imprese, oggi l’incidenza sarebbe invece salita al 35-40%.

Le imprese di autotrasporti, oltre alla riduzione dei costi del carburante, chiedono quindi anche sostegni economici. Il governo aveva annunciato a settembre un credito d'imposta per compensare parte della spesa (fino al 70% della maggiore spesa ammissibile) sostenuta per il carburante acquistato tra marzo e agosto 2026 (calcolato rispetto al prezzo di riferimento di febbraio 2026, precedente alla crisi di Hormuz). Aveva in seguito annunciato che sarebbero stati rivisti i parametri per rimanere entro i fondi disponibili, corrispondenti a 386,2 milioni di euro. Unatras, coordinamento delle principali associazioni nazionali dell'autotrasporto, aveva lamentato al 16 ottobre che le imprese non avessero ancora ricevuto i ristori.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato le associazioni per martedì 27 ottobre, anticipando poi l'incontro a oggi, 20 ottobre, visto l'intensificarsi delle proteste, e ha annunciato la volontà di sbloccare circa 430 milioni di crediti d'imposta per alleviare il peso del caro carburanti, oltre ai 590 milioni di euro già annunciati a gennaio per il rinnovo del parco veicolare delle imprese, mentre è in discussione il rafforzamento del Fondo per l'autotrasporto e il Marebonus 2026 (una misura volta a favorire il trasporto intermodale mediante servizi marittimi).

In Calabria le prime proteste spontanee erano già iniziate a inizio ottobre. La mobilitazione si è estesa anche gli agricoltori, con diverse iniziative di blocco dei camionisti organizzate dalla Federazione regionale della logistica della regione, che hanno coinvolto anche il porto di Gioia Tauro e la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme. Negli ultimi giorni abbiamo assistito ai blocchi sull’A1 Milano-Napoli, l’A2 Salerno-Reggio Calabria, l’A14 Bologna-Taranto, l’A18 Messina-Catania e l’A30 Caserta-Salerno; le mobilitazioni sono arrivate al porto di Napoli, in Abruzzo e in Molise, e ora si sono estese anche al Lazio, con blocchi in direzione dei caselli autostradali di Frosinone e di Ferentino.

Le conseguenze: blocchi stradali nel Sud Italia, scaffali vuoti e tonnellate di cibo deperibile a rischio

L’impatto delle proteste, al netto delle strade bloccate, non è stato immediatamente evidente per tutti, ma la segnalazione della mancanza delle merci sugli scaffali di diversi supermercati in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Calabria ha spostato l’attenzione. Secondo l'Istat, il 92,1% delle merci in Italia (1.110,5 milioni di tonnellate annue, dati aggiornati al 2024) viaggia su strada e questo allarga le filiere coinvolte. Le conseguenze stanno diventando più evidenti anche per i consumatori, che segnalano scaffali sempre più vuoti nei supermercati e alcune pompe di benzina senza carburanti per la mancata consegna dei rifornimenti, ma riguardano anche le aziende agricole e i produttori, che rischiano di buttare raccolti e merce fresca deperibile.

Agricoltori e allevatori si sono mostrati inizialmente solidali. Ora però gli agricoltori rischiano di dover buttare tonnellate di prodotti: il Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino segnala tonnellate di pomodori non raccolte, data l'impossibilità di consegnarli, mentre a Gioia Tauro i produttori di kiwi, "Dopo giorni di solidarietà e comprensione nei confronti dei trasportatori in sciopero", lamentano oggi tutte le perdite che porterà la mancata raccolta dei frutti. Al Sud, diversi pastifici, soprattutto in Campania e in Puglia, hanno dichiarato di aver ridotto o addirittura bloccato la produzione e anche il mancato trasporto di mangimi potrebbe creare problemi per gli allevamenti di Molise e Abruzzo. Ieri, a Firenze, in piazza Duomo, agricoltori, allevatori, floricoltori e pescatori di Coldiretti hanno manifestato di fronte alla sede della presidenza della Regione Toscana, per chiedere risorse straordinarie contro l’impennata dei prezzi, che interessa anche i fertilizzanti.

Confcommercio Sicilia ha stimato solo per l'isola un danno economico complessivo in cinque giorni tra i 40 e i 50 milioni di euro, per grande la distribuzione organizzata (cioè i supermercati) e per tutta la filiera del commercio. Le maggiori criticità sono stimate nel comparto dei prodotti freschi, con perdite tra i 20 e i 25 milioni di euro per le mancate vendite nei reparti ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati, a cui si aggiungono i costi di piattaforme logistiche e centri di distribuzione (12-15 milioni), conseguenti blocco delle attività operative, dai ritardi nelle consegne e dall’accumulo di semirimorchi e merci nelle aree portuali.

«Se la situazione dovesse protrarsi», ha dichiarato il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, «rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori». Ci sono poi 8-10 milioni di prodotti a rischio deterioramento.

Russo in prospettiva prevede che in caso non si trovasse un accordo per proseguire con continuità le forniture, la mancanza di disponibilità dei prodotti potrebbe aggravarsi e ricadere su imprese e famiglie, estendendosi anche a elettrodomestici ed elettronica di consumo: è arrivato infatti anche l’allarme dell’Aires, l’Associazione italiana retailer elettrodomestici specializzati aderente a Confcommercio, che ha sottolineato le possibili ricadute dei blocchi anche per i comparti che commercializzano beni non deperibili, con ritardi e difficoltà di vendita. Per il momento non è stato segnalato un effettivo blocco relativo al settore farmaceutico.

I costi si rifletteranno, a cascata, sui consumatori: come riporta La Stampa, l'impennata dei prezzi dal Mezzogiorno avrebbe già raggiunto il Lazio. Secondo il Centro agroalimentare Roma (terzo mercato all'ingrosso di ortofrutta più grande in Europa), i prezzi degli ortaggi sono raddoppiati e triplicati, con ad es. pomodori siciliani e datterini rossi che costano il 300%rispetto a un anno fa e prodotti come peperoni, melanzane, uva da tavola, che cominciano a scarseggiare. Per rispondere alla scarsità dei prodotti, è stata incrementata l’importazione dall’estero, ma si stima che potrebbe non riuscire a coprire la richiesta.

Oggi è previsto l'incontro presso la prefettura di Milano tra gli esponenti degli autotrasporti e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. «Sono sicuro,» ha dichiarato Salvini, «che riusciremo a sbloccare fondi fermi da troppo tempo e ad avviare un dialogo positivo». Se così non dovesse essere, si teme che le conseguenze possano estendersi ad altre regioni, arrivando sempre più a Nord.

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