In varie regioni italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, presìdi e blocchi legati alla protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio stanno rallentando la circolazione delle merci. Tra le conseguenze documentate ci sono scaffali vuoti in alcuni supermercati, interruzioni nella produzione alimentare e difficoltà nei rifornimenti. Non si tratta di un unico sciopero nazionale: gruppi locali e associazioni di categoria hanno aderito o interrotto le mobilitazioni in momenti diversi.
Il problema non riguarda soltanto i camionisti. Quando la consegna di materie prime o prodotti finiti si interrompe, le difficoltà possono propagarsi da un punto all’altro della filiera, anche dove non è in corso alcuna protesta.
Caro carburante, perché costa di più: le cause
La crisi dei carburanti è legata anche alle perturbazioni dei mercati energetici internazionali provocate dalla guerra in Medio Oriente. Per capire cosa accade bisogna distinguere il greggio dai prodotti raffinati: il gasolio non viene estratto direttamente dai giacimenti, ma prodotto nelle raffinerie. L’offerta dipende quindi sia dalle quantità di petrolio sia dalla capacità di raffinarlo e trasportarlo.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le esportazioni mondiali di gasolio nel settembre 2026 erano inferiori di circa 700.000 barili al giorno rispetto a settembre 2025. Il 21 ottobre 2026 il prezzo medio nazionale del gasolio self-service sulla rete stradale italiana era di 2,259 euro al litro. Il prezzo self-service non coincide necessariamente con quello sostenuto da tutte le imprese, che possono avere contratti di approvvigionamento specifici.
Perché i rincari mettono in crisi gli autotrasportatori
Il carburante è uno dei principali costi operativi di un’impresa di autotrasporto, insieme a personale, manutenzione, mezzi, pedaggi e assicurazioni. Se il gasolio aumenta, ogni viaggio costa di più. Per esempio, un aumento ipotetico di 50 centesimi al litro equivale a 500 euro in più per 1.000 litri acquistati.
L’aumento dei costi non viene necessariamente trasferito subito al cliente: le tariffe possono essere regolate da contratti, clausole di adeguamento e tempi di pagamento. Le imprese possono quindi trovarsi a sostenere oggi una maggiore spesa, senza recuperarla immediatamente. Per le isole si aggiungono i costi delle traversate marittime.
Sul fronte degli aiuti pubblici, il Ministero dei Trasporti ha predisposto un credito d’imposta per determinati operatori che può coprire fino al 70% dell’incremento ammissibile del costo del gasolio rispetto a febbraio 2026. L’ammontare effettivamente riconosciuto dipende dai requisiti e dalle risorse disponibili.
Quante merci viaggiano in Italia su camion, treni e navi
I camion svolgono un ruolo centrale nel trasporto interno, ma le quote cambiano in base al perimetro statistico. Nelle sole modalità terrestri strada e ferrovia, il 92,1% delle tonnellate rilevate dall'ISTAT nel 2024 è attribuito alla strada e il 7,9% alla ferrovia. Restringendo l’analisi ai tragitti con partenza e destinazione in Italia, nel confronto strada-ferrovia la quota stradale sale al 96,8% delle tonnellate.
Se includiamo anche il trasporto via mare, per condotta e aereo, l’unità statistica utile è la tonnellata-chilometro, che tiene conto di peso e distanza. Secondo l’indicatore ISPRA sul trasporto interno, la strada ha coperto il 58,6% delle tonnellate-chilometro nel 2024 e il mare e le vie d’acqua interne il 25,6%. Le percentuali dei due indicatori non vanno confrontate direttamente: i denominatori e le unità di misura cambiano.
Le navi e i treni sono essenziali per moltissimi spostamenti, soprattutto sulle lunghe distanze. Tuttavia la merce deve spesso essere trasportata su strada per raggiungere stabilimenti, magazzini e negozi. Il blocco di alcuni collegamenti stradali, quindi, può interrompere anche filiere che usano altri mezzi di trasporto.
Dai pastifici alla mozzarella: gli effetti già documentati
Tra le conseguenze più evidenti ci sono le difficoltà nella produzione della pasta. Il Pastificio Garofalo ha sospeso la produzione il 18 ottobre e il 20 ottobre aveva ripreso soltanto al 40% della capacità, secondo le dichiarazioni del suo amministratore delegato Massimo Menna. Anche Rummo e La Molisana hanno segnalato fermate o riduzioni dell’attività per l’approvvigionamento delle materie prime o degli imballaggi.
Nella filiera della mozzarella di bufala campana DOP, il Consorzio di tutela ha comunicato la chiusura temporanea di diversi caseifici: in alcuni casi il latte prodotto dagli allevamenti non raggiunge gli stabilimenti in tempo utile per essere trasformato. Il disciplinare della DOP fissa entro 60 ore il termine per la trasformazione.
Le difficoltà sono visibili anche nella distribuzione di frutta, verdura, carne e altri alimenti freschi, soprattutto nelle zone più colpite dai blocchi. Ma scaffali vuoti in alcune località non significano carenza generalizzata di cibo in tutta Italia: a incidere sono le mancate consegne, oltre agli eventuali acquisti precauzionali dei consumatori.
La crisi ha raggiunto anche il trasporto aereo: un avviso ufficiale NOTAM ha segnalato l’indisponibilità temporanea di carburante per aeromobili negli scali di Crotone e Reggio Calabria; i piloti sono stati invitati a pianificare il rifornimento altrove, mentre a Lamezia Terme le operazioni risultavano regolari.
Caro vita e proteste: sono la stessa cosa?
La protesta nasce in un contesto di aumento dei costi, ma il caro vita è un fenomeno più ampio e precedente ai blocchi. A settembre 2026 l’inflazione italiana era al 4,2% su base annua, spinta soprattutto dall’energia.
Non è quindi corretto attribuire automaticamente agli autotrasportatori gli aumenti dei prezzi già osservati nei mesi precedenti, né considerare ogni scaffale vuoto come prova di una carenza nazionale. Per quantificare l’effetto economico diretto dei blocchi servirebbero dati separati su vendite, logistica, produzione e prezzi.
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