
In Friuli, nel Comune di Enemonzo in provincia di Udine, c’è una frazione che sta sprofondando, quella di Quinis. Negli ultimi anni nelle sue strade sono comparse buche e i suoi edifici si sono progressivamente crepati e inclinati e ora il fenomeno sta accelerando. Il campanile pendente è ormai diventato il simbolo della situazione in cui versa il paese. Per capire che cosa sta accadendo, bisogna considerare la geologia del sottosuolo di Quinis. Qui la presenza di gesso, una roccia molto solubile, predispone il terreno a cedimenti anche improvvisi. È il fenomeno dei sinkhole, pericolosi sprofondamenti dovuti all’azione delle acque meteoriche su determinati tipi di rocce. Ad aggravare la situazione ci sono gli eventi meteorologici estremi che apportano grandi quantità di acqua, che dissolvono più rapidamente il gesso.
Il fenomeno dei sinkhole che fa sprofondare Quinis
I sinkhole sono voragini, di solito di forma sub-circolare e diametro variabile da pochi metri a decine o centinaia di metri. Comunemente conosciuti come doline, siamo abituati ad associarli a un ambiente carsico in cui sono presenti rocce calcaree. Tuttavia si originano anche in presenza di rocce evaporitiche come gesso e salgemma. Queste si dissolvono molto facilmente quando entrano in contatto con le acque meteoriche. Le acque delle precipitazioni che si infiltrano nel terreno dissolvono le rocce in profondità originando vuoti che si allargano progressivamente. Queste cavità nel tempo si espandono finché lo strato di copertura che funge da “tetto”, costituito da sedimenti spesso di natura alluvionale, crolla all’improvviso.

I sinkhole si innescano più facilmente quando si verificano precipitazioni molto intense oppure quando si ha un prelievo eccessivo di acqua dalla falda idrica. In quest’ultimo caso, in corrispondenza dei pozzi di estrazione, la falda idrica si abbassa originando un “cono di depressione” che fa aumentare notevolmente la velocità del flusso idrico e di conseguenza l’asportazione di materiali rocciosi e lo sprofondamento dello strato superiore. Nel caso di Quinis la dissoluzione interessa vene di gesso presenti nel sottosuolo generando sia crolli improvvisi, con la formazione di voragini, sia cedimenti graduali che fanno inclinare gli edifici. Il fenomeno è piuttosto diffuso nella pianura alluvionale del Tagliamento, dove si trova l’abitato.
Campanile pendente e case inclinate: il monitoraggio e l’evoluzione
Attualmente la situazione a Quinis viene monitorata in modo costante. Gli spostamenti del terreno vengono misurati in tempo reale con inclinometri ed estensimetri. Le crepe negli edifici e nelle strade sono tenute sotto controllo. Il geologo Valerio Lupieri, che lavora per il Comune di Quinis, riferisce al quotidiano L'AltraMontagna che attualmente diversi edifici devono essere sottoposti a verifiche per valutarne l’agibilità. Il geologo precisa:
Sul campanile abbiamo inserito una sirena, da far suonare in caso di emergenza, tutto è attentamente monitorato, ma ci siamo preparati anche per eventi anomali.
Ciò che sembra emergere è che il processo di dissoluzione stia accelerando. Nelle aree in cui la falda idrica subisce le maggiori oscillazioni stati inseriti parallelepipedi di gesso all’interno di piezometri, strumenti utilizzati per misurare il livello della falda. Qualche mese più tardi, i parallelepipedi erano stati dissolti.
Sempre Lupieri aggiunge:
Il fenomeno parrebbe si sia velocizzato soprattutto in seguito alle opere di captazione delle acque del Tagliamento.
Oltre al prelievo eccessivo di acqua da parte dell’uomo, anche gli eventi meteorologici estremi dovuti all’attuale cambiamento climatico potrebbero aver avuto un ruolo. In futuro, perciò, è possibile che la dissoluzione avverrà a una velocità ancora maggiore. Di fronte a questa eventualità, oltre all’attento monitoraggio, sono indispensabili studi approfonditi del sottosuolo, un’adeguata pianificazione territoriale per evitare di costruire nelle aree a rischio e una corretta gestione dell’estrazione di acqua dalle falde idriche.