0 risultati
video suggerito
video suggerito
5 Settembre 2026
8:00

Perché è spuntata una Torre Eiffel spezzata in mezzo al deserto del Nevada di 29 tonnellate

Dal 1986 il festival “Burning Man” unisce persone di tutto il mondo nella costruzione di una città effimera nel deserto del Nevada. Tra le sculture di maggiore impatto del 2026 c'è anche una Torre Eiffel spezzata.

Ti piace questo contenuto?
Perché è spuntata una Torre Eiffel spezzata in mezzo al deserto del Nevada di 29 tonnellate
Immagine
La Eiffela Broken Dreams di Philippe Maindron. Credits: Burning Man

Ogni anno, a fine agosto, decine di migliaia di persone si ritrovano nel deserto del Nevada per costruire dal niente una città utopica e temporanea che dopo poco più di una settimana viene fatta sparire, senza lasciare traccia, da chi lo ha eretto e abitato per qualche giorno. Più che di un festival sembra trattarsi di una sorta di esperimento sociale, oltre che di un museo d'arte e architettura a cielo aperto. Il suo nome, Burning Man, deriva dal rito del rogo dell'uomo di legno («the Man») che chiude ogni edizione.

Anche quest'anno il raduno, a tema Axis Mundi (l'asse del mondo che in mitologia collega la terra, il cielo e mondo sotterraneo) si svolge nel Black Rock Desert, un antico fondale lacustre prosciugato circa 200 chilometri a nord di Reno (nella contea di Pershing, Nevada), dal 30 agosto al 7 settembre. Il simbolo che sta facendo il giro del mondo è una Tour Eiffel in scala, di circa 30 tonnellate, che spunta spezzata dal terreno.

La storia del Burning Man: da una spiaggia di San Francisco al deserto

22 giugno 1986: Larry Harvey e Jerry James, sulla spiaggia di Baker Beach a San Francisco costruiscono un uomo di legno alto poco più di due metri e poi gli danno fuoco davanti a una piccola platea di persone. Un gesto istintivo senza reali motivazioni, che Harvey definirà in maniera filosofica «espressione radicale di sé».

Questo rito venne ripetuto anche l'anno successivo, e poi ancora, con un uomo sempre più grande: raggiunse i 5 metri nel 1987 e quasi 10 nel 1988, mentre la spiaggia diventaba ormai troppo piccola per contenere i curiosi e la polizia troppo presente.

Nel 1990 fu trovata una nuova location per il falò, dove non dare fastidio a nessuno, il Black Rock Desert, una delle superfici più piatte e desolate del Nord America, dove si svolge ancora oggi, attraendo sempre più partecipanti, con un record di presenze nel 2019 di 78.850 persone – anche se negli ultimi due anni, per la prima volta dal 2011, alcuni biglietti sono rimasti invenduti.

Nel 2013 l'organizzazione è diventata un'associazione nonprofit, "Burning Man Project".

Come funziona il festival: dalla costruzione alla sparizione

Ogni anno il cuore dell'evento è la Black Rock City, una città che viene costruita, pezzo per pezzo, abitata per otto giorni e poi di nuovo smontata, pezzo per pezzo, all'interno di una rete perimetrale lunga 15 km, che aiuta il contenimento dei rifiuti anche in caso di vento. Nella città, dove vige il limite degli 8 km/h, ci si muove a bordo dei mutant vehicles, dei veicoli approvati uno per uno dall'organizzazione e dalle forme fantasiose, che ricordano un po' i carri carnevaleschi, ma in piccola scala.

La pianta della città è ormai iconica: si tratta di un semicerchio di strade concentriche tagliato da vie radiali, indicate come ore di un orologio dalle 2:00 alle 10:00. Al centro c'è lui, The Man, l'uomo in legno che viene bruciato il sabato prima della fine del festival. Quest'anno il suo "sacrificio" avverrà proprio oggi, 5 settembre.

Immagine
La pianta del Burning Man.

A governare la società che si crea attorno al rito ci sono i Dieci Principi codificati da Harvey nel 2004, tra cui quello dell'economia del dono (gifting) e la decommodificazione: dentro Black Rock City infatti non si vende e non si compra praticamente nulla, non ci sono marchi, sponsor o pubblicità, ma ci si scambia cibo, oggetti e servizi senza aspettarsi niente in cambio – con due eccezioni: il ghiaccio e il caffè. Dal 2022 all'interno del festival è stata cancellata anche la vendita del caffè.

Altra regola d'oro, il Leave No Trace, «non lasciare traccia»: quando la città sparisce, il deserto deve tornare esattamente com'era e senza impatto ambientale. Lo slogan del festival recita: «il Burning Man non è qualcosa a cui partecipi, è qualcosa che fai».

Tra gli altri principi c'è l'inclusione radicale (tutti hanno diritto a partecipare e a essere accolti), lo sforzo comune, in nome di collaborazione e cooperazione, la responsabilità civica, l'immediatezza (intesa come la capacità di riconoscere sé stessi e la realtà circostante), l'autosufficienza radicale e, non ultima, l'espressione radicale di sé, da cui è nato tutto.

E c'è anche una guida alla sopravvivenza, con tutte le informazioni necessarie per orientarsi in quest'esperienza.

Le sculture più belle: dal Tempio agli equilibristi sulla Torre Eiffel

Oltre all'uomo di legno che dà il nome all'evento, il secondo grande protagonista è il Tempio: una struttura non confessionale, spesso opera dell'artista David Best, in cui i partecipanti lasciano messaggi, foto e ricordi dei propri cari defunti. Viene bruciata la domenica sera, il giorno dopo il rogo dell'uomo, ma nel silenzio.

A rendere iconico il Burning Man sono le installazioni monumentali, finanziate parzialmente dall'organizzazione tramite i fondi Honoraria: tra le più famose, le gigantesche figure femminili di Marco Cochrane, come Truth is Beauty (2013), una donna in acciaio alta oltre 16 metri parte di una trilogia dedicata al tema della vulnerabilità e della forza.

burning man
La scultura Truth is Beauty. Credit: Burning Man Journal

L'opera-simbolo di quest'anno è l'Eiffela-Broken Dreams a opera dall'artista francese Philippe Maindron, riproduzione in scala (30 metri di lunghezza per 15 di altezza) composta da circa 5.000 pezzi d'acciaio e 10.000 bulloni, per un peso totale di circa 30 tonnellate. È stata realizzata in due anni di lavoro in Francia e 72 ore di montaggio sul posto. La torre è volutamente spezzata: la parte bassa, secondo l'artista, rappresenta «la caduta di una civiltà», mentre quella alta è la speranza. La slackline tesa tra le due metà, su cui si muovono gli equilibristi, rappresenta il ponte fragile tra il crollo e la rinascita, una civiltà perduta in bilico tra caos e la speranza per un futuro migliore.

Gli incidenti degli anni scorsi: fango, fiamme incontrollate e un giallo irrisolto

Il Burning Man è governato da principi di altruismo e rispetto, ma non è privo di rischi: nel 2023 ai primi di settembre cadde sulla playa una pioggia che trasformò la polvere alcalina in un fango che rendeva impossibile spostarsi e costrinse a chiudere le strade: 70.000 persone rimasero bloccate per giorni, con l'ordine di restare accampate e con acqua e cibo razionati. In quei giorni si verificò anche la morte di Leon Reece, uomo californiano di 32 anni che, secondo le indagini, morì da una sospetta intossicazione da sostanze.

Anche nel 2017 ci fu un episodio drammatico: Aaron Joel Mitchell superò gli addetti alla sicurezza si lanciò tra le fiamme durante il rogo e morì per ustioni. La sua morte venne classificata come suicidio. Il caso più inquietante risale al 2025: la sera del 30 agosto, durante il rogo, venne ritrovato il corpo senza vita di Vadim Kruglov, 37 anni, in una pozza di sangue. L'omicidio, a un anno di distanza, resta ancora un caso irrisolto.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views