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Riscaldamento acceso tutto il giorno o solo quando si è in casa: cosa conviene per risparmiare

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Ingegnere energetico
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Con gli impianti a caldaia, spegnere il riscaldamento quando si è fuori casa per diverse ore può contribuire a ridurre i consumi, mentre con le pompe di calore può essere più conveniente mantenerlo in funzione a temperatura ridotta. La scelta dipende dalle caratteristiche del sistema, dal livello di isolamento dell’abitazione e dalla durata dell’assenza. In generale, è consigliabile programmare il funzionamento del riscaldamento in base alle proprie esigenze, evitando sprechi energetici.

Con l'arrivo della stagione invernale torna d'attualità il tema della gestione degli impianti di riscaldamento nelle abitazioni. Dal punto di vista dei consumi energetici, conviene spegnerli completamente quando si esce di casa oppure lasciarli accesi, mantenendo una temperatura più bassa rispetto a quella abituale? La risposta dipende da diversi fattori, tra cui la tipologia di impianto, il livello di isolamento termico dell'edificio e la durata dell'assenza. In generale, una corretta programmazione permette di ridurre i consumi energetici e i costi in bolletta, senza compromettere il comfort abitativo. Vediamo quali accorgimenti adottare a seconda del sistema di riscaldamento installato, nel rispetto della normativa vigente.

Cosa prevede la legge sui riscaldamenti

In Italia, l'esercizio degli impianti termici destinati alla climatizzazione invernale degli edifici, siano essi autonomi o centralizzati, è disciplinato da un quadro normativo specifico, fatte salve le deroghe e le eccezioni previste dalla legislazione vigente. Tra i principali riferimenti figura il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, che ha introdotto la suddivisione del territorio nazionale in zone climatiche. A questo si affianca il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, che disciplina, tra gli altri aspetti, i limiti di temperatura degli ambienti, i periodi annuali di esercizio e la durata massima giornaliera di attivazione degli impianti.

Poiché le condizioni climatiche variano da una località all’altra del territorio italiano, il paese è stato suddiviso in sei zone climatiche, identificate dalle lettere A, B, C, D, E e F.  La classificazione si basa sui cosiddetti gradi giorno, un parametro che esprime il fabbisogno convenzionale di riscaldamento di una zona in relazione alle temperature esterne. Per ciascuna sono previsti specifici periodi di accensione e un numero massimo di ore giornaliere di funzionamento, fatta eccezione per la F, che non presenta limitazioni ordinarie. L'appartenenza a una determinata zona climatica dipende dalle caratteristiche climatiche del comune e non dalla regione in cui si trova. Per questo motivo, anche località della stessa regione possono essere soggette a disposizioni differenti.

Acceso o spento: cosa conviene di più

Per quanto riguarda le temperature interne, il D.P.R. 74/2013 stabilisce per gli edifici residenziali un limite di 20 °C, con una tolleranza di 2 °C, riferito alla media ponderata delle temperature degli ambienti riscaldati. La normativa vigente, tuttavia, non impone di mantenere sempre acceso il riscaldamento, né di spegnerlo ogni volta che si esce di casa. Prevede inoltre alcune deroghe ai limiti ordinari di funzionamento, tra cui quelle applicabili a determinati impianti dotati di sistemi di termoregolazione e programmazione, nonché agli impianti a pannelli radianti incassati nelle strutture edilizie. La possibilità di mantenere attivo il riscaldamento per periodi prolungati deve quindi essere valutata in relazione alle caratteristiche dell'impianto e alle disposizioni applicabili. Negli edifici con riscaldamento centralizzato occorre inoltre considerare gli orari e le modalità di gestione stabiliti per l'intero impianto.

Ma come conviene gestire la climatizzazione invernale quando si è fuori casa, per ridurre i consumi e i costi in bolletta senza compromettere il comfort al proprio rientro? In generale, per risparmiare energia è consigliabile programmare il funzionamento del riscaldamento, evitando di mantenerlo acceso quando non è necessario o di impostare temperature superiori alle effettive necessità. Il principio fisico è semplice: più elevata è la differenza di temperatura tra l'interno e l'esterno dell'abitazione, maggiori sono le dispersioni di calore attraverso pareti, finestre, coperture e altri elementi dell'involucro edilizio. Mantenere costantemente la casa a una determinata temperatura richiede quindi energia per compensare queste perdite. Ridurre la temperatura durante le assenze o nelle ore notturne permette, invece, di limitare le dispersioni e, di conseguenza, il fabbisogno energetico dell'edificio.

Non è possibile, tuttavia, quantificare il risparmio energetico sulla base della sola superficie dell'abitazione: i consumi dipendono da numerose variabili, tra cui la zona climatica, il grado di isolamento dell'edificio, la tipologia e l'efficienza dell'impianto, le temperature impostate e le ore di funzionamento. Per ottenere una stima indicativa è possibile utilizzare simulatori online, come Smart SIM di ENEA, che permette di valutare il fabbisogno energetico dell'abitazione e i relativi costi sulla base delle sue caratteristiche e delle abitudini di utilizzo.

Impianto a pompa di calore: meglio modulare che spegnere

È importante ricordare che non tutti gli sistemi di riscaldamento funzionano allo stesso modo e che la gestione dipende anche dalla tecnologia installata. Nel caso degli impianti alimentati da pompe di calore può essere conveniente mantenere in sistema sempre in funzione, lasciando che moduli automaticamente la propria potenza in base al fabbisogno termico dell'abitazione e che lavori dunque in condizioni favorevoli dal punto di vista energetico. Durante le ore di assenza può essere opportuno abbassare leggermente la temperatura impostata, indicativamente di 1-2 °C rispetto al valore abituale, senza interrompere completamente il funzionamento dell'impianto.

Riduzioni più marcate potrebbero richiedere tempi di recupero maggiori e, in determinate condizioni, peggiorare l'efficienza del sistema nella successiva fase di riscaldamento. Questo aspetto è particolarmente importante negli impianti a pavimento radiante, caratterizzati generalmente da un'elevata inerzia termica e da tempi di risposta più lunghi rispetto ai tradizionali radiatori. La regolazione ottimale dipende comunque dalle caratteristiche della pompa di calore, dai terminali di emissione, dall'isolamento dell'edificio e dalla durata dell'assenza. In caso di periodi particolarmente lunghi, una riduzione più significativa della temperatura può risultare conveniente.

Suggerimenti utili e azioni da evitare

Una gestione corretta ed efficente del riscaldamento domestico non dipende soltanto da quanto tempo rimane acceso l'impianto, ma anche da come viene regolato e dalle abitudini quotidiane di chi vive nell'abitazione. Alcuni comportamenti, infatti, possono aumentare i consumi energetici senza apportare reali benefici in termini di comfort. Uno degli errori più comuni consiste nell'impostare temperature troppo elevate, nella convinzione che la casa possa riscaldarsi più velocemente. In realtà, aumentare la temperatura sul termostato non comporta necessariamente un riscaldamento più rapido, ma prolunga il funzionamento dell'impianto fino al raggiungimento del nuovo valore, aumentando il consumo energetico. Anche modificare continuamente le impostazioni della climatizzazione invernale, senza seguire una programmazione coerente, può rendere più difficile gestire correttamente i consumi e ottimizzare il funzionamento del sistema. È quindi preferibile stabilire temperature e orari in relazione ai periodi di effettiva presenza in casa, tenendo conto delle caratteristiche  tempi necessari per riscaldare gli ambienti.

Un ulteriore accorgimento consiste nel regolare il riscaldamento in modo differenziato nelle varie stanze. Non tutti gli ambienti, infatti, hanno bisogno della medesima temperatura: ad esempio, i locali utilizzati più frequentemente possono richiedere un maggiore apporto di calore rispetto a quelli occupati solo occasionalmente. A questo scopo, negli impianti a radiatori è possibile utilizzare le valvole termostatiche, dispositivi che regolano la portata dell'acqua calda in funzione della temperatura ambiente, contribuendo a limitare gli sprechi.

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