Quali sono i Paesi che importano più petrolio al mondo? Secondo gli ultimi dati annuali dell'OPEC, relativi al 2025, al primo posto troviamo la Cina, con circa 13,8 milioni di barili al giorno, pari al 18,1% delle importazioni mondiali. Un barile di petrolio (bbl) equivale a 158,987 litri, arrotondati a 159 litri.
Di seguito:
- gli Stati Uniti, con 7,9 milioni di barili al giorno (10,4%);
- l'India, con 6,2 milioni (8,2%);
- la Corea del Sud, con 3,8 milioni (5%)
- il Giappone, con 3,3 milioni (4,3%)
- Singapore, con 2,8 milioni (3,7%) a conferma del peso dell'Asia nel commercio petrolifero internazionale;
- in Europa spiccano i Paesi Bassi, con 2,7 milioni di barili al giorno (3,5%);
- la Germania con 2,3 milioni (3%).
L'Italia si colloca al dodicesimo posto tra i principali importatori riportati nella classifica, con circa 1,4 milioni di barili al giorno (1,9% del totale).
È importante specificare che questi dati, non rappresentano necessariamente i consumi petroliferi effettivi di ciascun Paese: la classifica considera infatti le importazioni lorde di petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati, senza sottrarre le eventuali riesportazioni. Per questo Paesi che ospitano grandi porti, raffinerie e hub commerciali, come Singapore e Paesi Bassi, possono comparire ai primi posti anche in virtù del petrolio che viene successivamente esportato.

Anche l'Europa ha un peso importante nel commercio petrolifero mondiale: secondo l'OPEC, nel 2025 i Paesi europei appartenenti all'OCSE hanno importato complessivamente quasi 18 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti raffinati. Questo dato non coincide con quello dell'Unione Europea, perché comprende anche Paesi extra-UE, come Regno Unito, Norvegia e Turchia. Ma oltre alle quantità importate, c'è un altro aspetto da considerare: quanto costa importare tutto questo petrolio? Nel 2026, infatti, l'Unione Europea ha registrato un forte aumento della spesa per le importazioni di greggio, nonostante i volumi acquistati siano rimasti pressoché stabili.
Quanto è aumentato il costo dei barili in Europa nel 2026
Nel 2026, intanto, l'Unione Europea ha dovuto affrontare un notevole aumento del costo delle importazioni petrolifere.
Secondo i dati Eurostat riportati da Euronews, nel secondo trimestre del 2026 l'UE ha speso in media 27,6 miliardi di euro al mese, contro i 17,7 miliardi mensili registrati in media nel 2025. Un aumento del 55,8%, equivalente a quasi 10 miliardi di euro in più ogni mese. Eppure, nello stesso confronto, le quantità importate sono cresciute appena dell'1,2% (da 36,3 milioni di tonnellate al mese nel 2025 a 36,7 milioni di tonnellate).
A incidere è stato soprattutto il rialzo dei prezzi internazionali del petrolio greggio, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dalle interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz. Il costo medio per tonnellata importata è passato da 487 euro nella media del 2025 a 750 euro nel secondo trimestre del 2026, avvicinandosi ai picchi della crisi energetica del 2022.

Il confronto riguarda la media mensile dell'intero 2025 e quella del secondo trimestre 2026, non due anni completi e questi ultimi dati riguardano l'Unione Europea nel suo insieme, a differenza della classifica OPEC che considera i singoli Paesi.
Come spiegato a Euronews da Szymon Kardas, senior policy fellow presso lo European Council on Foreign Relations (ECFR), questi shock colpiscono duramente l'Unione Europea perché essa dipende per il 90-95% dalle importazioni di petrolio dall'esterno del blocco (dipendenza che secondo Eurostat era del 96,6% nel 2024), ma dipendono anche dalla domanda globale: come nota Wolfgang Eichhammer, senior expert presso l'Institute for European Energy and Climate Policy (IEECP), l'Europa compete per il petrolio anche con gli acquirenti asiatici, Cina in particolare.
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