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11 Gennaio 2024
18:30

Ritardo delle partite di calcio in streaming: cos’è la latenza e come risolverla

Perché quando guardiamo una partita di calcio in streaming sentiamo il vicino che ci spoilera il gol? Vi spieghiamo cosa causa questo ritardo (la latenza), e se possiamo risolverlo.

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Ritardo delle partite di calcio in streaming: cos’è la latenza e come risolverla
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Quante volte capita che a casa stiamo guardando una partita di calcio in streaming e all’improvviso sentiamo il vicino che esulta prima di noi, spoilerandoci il gol in anticipo? C'è quel ritardo, di 5-10 secondi, a volte anche di più, che ci rovina completamente la partita. Gli appassionati di calcio ormai conoscono molto bene questo problema, piuttosto diffuso da quando le partite di Serie A vengono trasmesse su DAZN, che utilizza appunto la tecnologia streaming per le sue trasmissioni. Ma da cosa dipende questo ritardo, che in gergo tecnico viene chiamato latenza? Esiste un modo per risolverlo?

Che cos'è la latenza e cosa indica

Partiamo da una premessa fondamentale: quando guardiamo una partita su DAZN o Prime Video in live streaming, nessuno di noi la vede in tempo reale, perché c’è sempre un ritardo dal momento in cui viene catturata l’immagine del campo e il momento in cui la vediamo sullo schermo dei nostri dispostivi. Questo ritardo prende il nome di latenza e altro non è che un ritardo nella comunicazione di rete: è fisiologico della tecnologia streaming. La latenza, però, non è uguale per tutti, perché ci sono più fattori che determinano i secondi di ritardo. Fattori che possono dipendere dalla qualità della nostra connessione, dal nostro dispositivo, da dove ci troviamo – per esempio – ma anche da fattori che non dipendono da noi, come una serie di rallentamenti che il segnale incontra nel suo viaggio dallo stadio a casa nostra.

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Per capire qual è la causa della latenza e della mancanza di contemporaneità tra utente e utente, bisogna schiarire le idee su tutto il processo della diretta streaming di una partita. Fissiamo subito un concetto chiave: la tecnologia streaming serve a trasmettere video e audio via internet e il principio di base è che i file multimediali vengono convertiti in pacchetti dati. Avete presente quando scarichiamo una foto o un video? Stiamo facendo un download di dati. Lo streaming è una versione evoluta del download, perché ci permette di iniziare la visualizzazione di un contenuto anche se non è stato completamente scaricato. Ma cosa succede, invece, durante lo streaming di un evento in diretta, come appunto una partita di calcio? Cioè di un contenuto video che viene creato sul momento?

Come funziona e cosa vuol dire vedere una partita in live streaming

La diretta streaming di una partita si divide sostanzialmente in quattro fasi.

  • Fase 1: Le telecamere allo stadio catturano l’immagine del campo, generando dei fotogrammi RAW, che pesano diversi gigabyte e che sono troppo grandi per viaggiare in rete.
  • Fase 2: Le immagini finiscono in un server centrale che le converte in file digitali più piccoli – immaginate tanti piccoli segmenti spezzettati – i cosiddetti pacchetti dati. Questo flusso di pacchetti non è unico, ma viene riprodotto in più versioni: cioè viene fatta una copia per ogni risoluzione possibile (4k, 1080p, 720p etc.) e per ogni dispositivo di destinazione (Tv, smartphone, tablet etc.). Quindi della stessa diretta esisterà un flusso 1080p per lo smartphone e un altro 4K per la tv per esempio. Tutto questo processo – che è complicatissimo, come vedete, ma in realtà dura pochissimi secondi – prende il nome di transcodifica.
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Le quattro fasi della diretta streaming di una partita di calcio
  • Fase 3: Una volta creati, i pacchetti dati vengono inviati agli utenti attraverso una rete di distribuzione che prende il nome di CDN. Le CDN sono un po’ come un’autostrada costruite: servono a ridistribuire il flusso dei pacchetti dati ed evitare che ci siano rallentamenti.
  • Fase 4: Tramite le CDN i pacchetti dati arrivano al nostro dispositivo, ma non vengono riprodotti subito. Finiscono in una memoria temporanea chiamata buffer. Questo processo prende il nome di buffering.

Come funziona il buffering e a cosa serve

Possiamo immaginare il buffer come una sorta di serbatoio in cui vengono conservati i segmenti video. Finché non si riempie il buffer, la diretta sul nostro schermo non parte. Facciamo un esempio: se il mio buffer può contenere tre segmenti di 6 secondi, allora la mia diretta partirà con una latenza di 18 secondi. Ma perché i pacchetti devono passare per questo buffer? Per tamponare eventuali intoppi che possono sorgere durante tutto il viaggio.

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Il buffer è una riserva di pacchetti dati “di scorta” che serve a garantire una visione fluida anche in caso di problemi alla rete. Avete presente quella maledetta rotellina fastidiosa che si vede quando la partita si blocca? Vuol dire che il buffer è proprio vuoto. E questo accade o perché la nostra connessione è talmente lenta che non riesce a riempirlo, o perché qualcosa è andato storto a chi ci sta fornendo il servizio.

Si può eliminare il ritardo dello streaming?

Tecnicamente questa latenza si può correggere? Dal lato dello spettatore, con una connessione di qualità e un dispositivo più performante si può migliorare la situazione. A livello strutturale si potrebbe migliorare la rete di distribuzione e velocizzare la compressione in pacchetti dati (e questo spetta a chi fornisce i servizi streaming: i vari DAZN, Prime etc.). Ma una certa latenza esisterà sempre, perché come dicevamo all'inizio è fisiologica della tecnologia streaming. La vera sfida, infatti, non è eliminare  del tutto la latenza, ma correggere quella mancanza di contemporaneità che ad oggi rovina il bello della diretta, specialmente quando guardiamo una partita di calcio. Una sfida tutt’altro che facile.

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