
Una nuova tomba di giganti è stata scoperta nell'area archeologica di Carrarzu Iddia, nel territorio di Bortigali, in provincia di Nuoro, arricchendo il quadro di uno dei più importanti complessi protostorici del Marghine, regione della Sardegna centrale densissima di siti di età nuragica (durante l'Età del Bronzo, tra 1800 e 1200 a. C.). Il ritrovamento è avvenuto durante le indagini archeologiche in corso nel sito, già noto per la presenza di un protonuraghe, di un pozzo, e di un insediamento dell'Età del Bronzo. La sepoltura era coperta da una fitta vegetazione e a differenza di altre tombe di giganti ha la rara particolarità di avere lo spazio interno per le deposizioni diviso in due livelli.
Le tombe di giganti (note anche come tombe dei giganti, ma in archeologia si preferisce la dizione "di") erano monumenti funerari collettivi destinati ad accogliere le deposizioni di più individui nel corso del tempo. Erano caratterizzate da una lunga camera sepolcrale e da un'ampia esedra semicircolare antistante, dove probabilmente si svolgevano cerimonie legate al culto degli antenati. Il nome con cui sono conosciute oggi deriva dalle loro dimensioni imponenti, che in passato alimentarono leggende popolari sull'esistenza di antichi giganti.

La sepoltura, in blocchi di trachite, è databile a circa 3.800 anni fa, appartiene alla fase iniziale della civiltà nuragica e testimonia come il complesso di Carrarzu Iddia fosse non solo un luogo di abitazione e controllo del territorio, ma anche uno spazio destinato alle pratiche funerarie e rituali della comunità. Come spesso accade, i resti umani presenti all'interno sono andati dispersi, dal tempo o dall'azione dei tombaroli. L'entrata frontale, troppo piccola, aveva probabilmente solo una funzione simbolica. I corpi dei defunti venivano disposti all'interno da sopra, rimuovendo le pietre di copertura.

Essa presenta la particolarità, a differenza di altre tombe di giganti, di avere lo spazio interno per le deposizioni diviso in due livelli, caratteristica abbastanza rara. La scoperta assume particolare rilievo perché amplia la conoscenza dell'organizzazione del sito di Carrarzu Iddia. Gli archeologi possono ora ricostruire con maggiore precisione il rapporto tra le strutture abitative, gli edifici monumentali e gli spazi destinati alle sepolture, offrendo un'immagine più completa della vita delle comunità nuragiche dell'Età del Bronzo.
Carrarzu Iddia rappresenta uno dei complessi archeologici più significativi della Sardegna centrale. Oltre alla nuova tomba di giganti, conserva infatti un protonuraghe (strutture la cui funzione non è ancora chiara, realizzate con un modulo architettonico che predilige il pieno rispetto al vuoto, a differenza dei nuraghi "classici"), un insediamento e un pozzo, impiegato verosimilmente per il culto delle acque, tutti racchiusi entro una cinta muraria. La scoperta conferma il potenziale del sito e dimostra come le ricerche in corso possano ancora restituire elementi fondamentali per comprendere l'evoluzione delle prime comunità nuragiche e la loro organizzazione sociale.