
Al largo della costa meridionale della Turchia, nei pressi dell’isola di Kekova, gli archeologi hanno individuato quello che potrebbe essere il più antico relitto navale conosciuto al mondo. Il naufragio risalirebbe a circa 4.400-4.700 anni fa, collocandosi nell’Età del Bronzo Antico, per intenderci, nello stesso periodo in cui veniva costruita la Grande Piramide di Giza, in Egitto. La scoperta potrebbe offrire nuove informazioni sulle rotte commerciali del Mediterraneo orientale. Il carico comprendeva una trentina di ceramiche e due ancore primitive. La notizia è stata annunciata sui social da Mehmet Ersoy, ministro della cultura della Turchia.
Il sito si trova in acque relativamente poco profonde, a circa 30 metri sotto la superficie. La nave fu individuata nel 2024 da Hakan Öniz, archeologo subacqueo dell’Università di Akdeniz, grazie alle indicazioni di alcuni locali. Inizialmente, le ceramiche recuperate sembravano molto più recenti. Il confronto con contenitori ceramici rinvenuti in contesti archeologici egiziani e dell’Egeo ha però suggerito una datazione molto più antica. Della struttura lignea dell’imbarcazione non rimane traccia: il materiale organico è scomparso dopo millenni trascorsi sul fondale. A testimoniare il naufragio è soprattutto il carico, composto da numerosi recipienti in ceramica, una trentina, alcuni dei quali conservano ancora residui del loro contenuto. Le analisi dell’argilla indicano che i vasi potrebbero provenire da laboratori della Valle del Giordano, nell'antica Palestina. Tra le merci trasportate potrebbero esserci stati olio d’oliva, vino o resine, ma il contenuto non è stato ancora identificato con certezza, e serviranno ulteriori analisi archeometriche. Oltre alle ceramiche, il relitto ha restituito anche due pietre, ciascuna con tre fori, presumibilmente utilizzate come ancore.

Le forme ceramiche presentano analogie con reperti trovati in Egitto, a Troia e a Creta. Queste somiglianze costituiscono indizi dell’esistenza di collegamenti marittimi tra le comunità del Levante, dell’Anatolia e dell’Egeo già nel III millennio a.C. Se infatti sono abbastanza noti i traffici navali nelle successive fasi dell'Età del Bronzo (a pochi km di distanza, a Kaş, negli anni '80 venne scoperto il famoso relitto di Uluburun, uno spartiacque per lo studio dell'Età del Bronzo Recente), un nuovo relitto così antico potrebbe offrire prospettive di studio del tutto inedite. I ricercatori ipotizzano che la nave stesse navigando lungo la costa turca e che potesse essere diretta verso Troia o Creta, anche se la sua rotta non è stata determinata.
Il ritrovamento è stato descritto come una «capsula del tempo sul fondo del mare»: il carico conserva infatti una testimonianza concreta degli scambi e della vita quotidiana dei navigatori dell’Età del Bronzo Antica. La datazione resta tuttavia preliminare e dovrà essere precisata attraverso ulteriori analisi. Se confermato, il relitto supererebbe per antichità quello di Dokos, in Grecia, finora considerato uno dei più antichi naufragi conosciuti, datato a circa 4.200 anni fa.