
Un frammento di osso di elefante rinvenuto nel sito paleolitico di Boxgrove, nell'Inghilterra meridionale, rappresenta il più antico utensile in osso conosciuto in Europa. Il reperto è stato descritto da Simon A. Parfitt e Silvia M. Bello in uno studio pubblicato su Science Advances. Il reperto risale a circa 500.000 anni fa e dimostra come gli esseri umani del Paleolitico inferiore sapessero sfruttare le proprietà di materiali diversi dalla pietra per realizzare strumenti specializzati.
Il reperto proviene dalla tibia di un elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus). Attraverso analisi microscopiche, tomografie computerizzate e confronti con repliche sperimentali, i ricercatori hanno dimostrato che l'osso fu intenzionalmente modellato e utilizzato come martello morbido, uno strumento impiegato nella fase finale della lavorazione dei bifacciali acheuleani. La cultura materiale acheuleana (dal nome del sito di Acheul, in Francia) è tipica proprio del Paleolitico inferiore, e i suoi materiali più rappresentativi sono proprio i bifacciali, ovvero strumenti in pietra lavorati simmetricamente.

A differenza dei martelli in pietra, un percussore in osso permette di controllare meglio il distacco delle schegge, ottenendo margini più sottili e regolari. Le tracce di usura osservate sul reperto coincidono con quelle prodotte sperimentalmente durante la rifinitura di utensili litici, escludendo che i segni siano il risultato di processi naturali o della semplice fratturazione dell'osso. La scoperta modifica anche la nostra visione delle capacità tecnologiche degli Hominini che frequentavano Boxgrove, probabilmente appartenenti alla specie Homo heidelbergensis. Lo studio mostra infatti che questi gruppi non si limitavano a raccogliere materie prime disponibili, ma selezionavano materiali differenti in base alle loro proprietà meccaniche e alla funzione dello strumento da realizzare.

L'uso intenzionale dell'osso come utensile era già noto in alcuni siti africani, ma in Europa testimonianze così antiche erano finora assenti. Il reperto di Boxgrove rappresenta quindi la più antica prova europea dell'impiego sistematico di un osso di un grande mammifero come strumento per la lavorazione della pietra. Secondo gli autori, questa scoperta evidenzia una tecnologia più sofisticata di quanto si ritenesse per il Paleolitico inferiore. La produzione dei bifacciali acheuleani richiedeva infatti non solo abilità manuale, ma anche la capacità di scegliere il materiale più adatto per ogni fase della lavorazione.