
Qual era la temperatura corporea del Tyrannosaurus rex? Una nuova ricerca pubblicata su Science Advances ha fornito per la prima volta una stima quantitativa della sua temperatura corporea, analizzando gli isotopi presenti nello smalto dei denti fossili. Lo studio ha come capofila Randon J. Flores, dell'Università della California. Il risultato è sorprendente: una media di 36,3 ± 2,5 °C, un valore non molto dissimile da quelli di molti animali endotermi attuali, come l'essere umano.
Il gruppo di ricerca ha esaminato tre denti di T. rex provenienti dalla Formazione Hell Creek, nel Dakota del Nord, risalente al Cretaceo Superiore (99-65 milioni di anni fa). Si tratta di uno dei siti fossiliferi più noti negli Stati Uniti e nel mondo. Il metodo utilizzato si basa sui cosiddetti isotopi raggruppati (clumped isotopes): il modo in cui determinati isotopi di carbonio e ossigeno sono associati nei minerali dello smalto dipende dalla temperatura alla quale si sono formati. Questa relazione, attraverso il confronto dei dati, permette di ricavare una stima della temperatura corporea dell'animale.

I tre denti analizzati hanno restituito valori differenti, ma compatibili tra loro. La temperatura media stimata è di 36,3 ± 2,5 °C, un valore paragonabile a quello di molti animali "a sangue caldo". Per verificare che il segnale non riflettesse semplicemente la temperatura dell'ambiente (ben più caldo di oggi), i ricercatori hanno analizzato anche denti di coccodrilli coevi provenienti dalla Formazione Hell Creek. Le temperature ricavate da questi ultimi sono risultate significativamente inferiori a quelle del T. rex. In sostanza, pur vivendo nello stesso ecosistema, i dinosauri avevano una temperatura corporea molto maggiore rispetto a quella dei coccodrilli, animali ectotermi, ovvero "a sangue freddo".
Il confronto con le ricostruzioni delle temperature dell'ambiente nel Cretaceo Superiore e con simulazioni climatiche indica quindi che il T. rex manteneva una temperatura corporea superiore a quella dell'ambiente circostante. Il risultato fornisce un nuovo dato quantitativo sulla termofisiologia della specie e costituisce una prova compatibile con un metabolismo endotermico, come il nostro.

Gli autori hanno inoltre utilizzato il valore ottenuto per modellizzare la distribuzione degli ambienti potenzialmente favorevoli al T. rex. Secondo queste simulazioni, il grande predatore avrebbe potuto vivere in una parte molto ampia del continente nordamericano del Tardo Cretaceo, comprese regioni a latitudini elevate e caratterizzate da climi più freddi. Una specie affine del T. rex che viveva ben più a nord, nell'attuale Alaska, Nanuqsaurus hoglundi, è ben nota da anni. Lo studio non si limita dunque a stimare quanto fosse caldo il corpo del più celebre tirannosauro: collega la termofisiologia dell'animale alle condizioni climatiche nelle quali poteva vivere, offrendo un nuovo elemento per ricostruirne l'ecologia.