
"Se avrei studiato di più, avrei preso un voto migliore": basta una frase così per far partire automaticamente la correzione. Si tratta del più comune errore nell'uso del congiuntivo.
Nella lingua italiana standard, il condizionale dopo "se" viene quasi sempre considerato un errore, soprattutto quando si parla di periodo ipotetico. La realtà, però, è un po’ più complessa: ci sono casi in cui la costruzione "se + condizionale" non solo esiste, ma è anche perfettamente legittima. Per capire perché, bisogna distinguere tra due strutture grammaticali molto diverse: il periodo ipotetico e l’interrogativa indiretta.
Il periodo ipotetico esprime un'ipotesi e la sua conseguenza. È composto da una subordinata condizionale (protasi, che contiene l'ipotesi) e da una reggente (apodosi, che contiene la conseguenza). In italiano standard la protasi è introdotta da "se" e vuole l’indicativo o il congiuntivo, mai il condizionale. Per questo una frase come "se avrei studiato" è considerata scorretta. Il condizionale deve comparire nell’apodosi: "avrei preso un voto migliore").
Diverso è il caso in cui "se" introduca un’interrogativa indiretta, cioè una subordinata che esprime una domanda, un dubbio o un'incertezza. In casi come "Mi chiedo se verrebbe" oppure "Mi domandavo se sarebbe partito", il condizionale è ammesso. Qui non c’è una relazione ipotetica tra due eventi, ma l'interrogativa esprime un dubbio, una possibilità, un’incertezza riportata indirettamente.
Il linguista Luca Serianni individua alcuni casi in cui il "se + condizionale" funziona perfettamente. Il primo è quando sottintende una condizione implicita: "Mi domando se direbbe le stesse cose", con un non detto del tipo "se ci fosse suo padre". Un altro caso è quello del condizionale di cortesia: "Mi chiedo se non le farebbe piacere sedersi". Qui il verbo serve soprattutto ad attenuare il tono della richiesta.
C’è poi il caso del.cosirdetto futuro nel passato: "Mi chiedevo se sarebbe davvero partito". Il condizionale indica un’azione futura rispetto a un momento già trascorso.
Anche in questi contesti, però, il condizionale dopo "se" potrebbe meno naturale ai parlanti nativi. L’italiano standard preferisce comunque il congiuntivo: "Mi chiedevo se fosse meglio" appare più lineare rispetto a "se sarebbe meglio". Non significa che quest’ultima forma sia sempre da considerare sbagliata, ma resta una costruzione più periferica.
Il punto, quindi, non è capire che tipo di frase stiamo costruendo.