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2 Febbraio 2026
14:30

L’assurda storia del sottomarino nazista affondato per colpa del bagno di bordo

Per quanto possa sembrare assurdo, il funzionamento errato di un gabinetto presente a bordo di un sottomarino nazista causò 3 vittime e 46 prigionieri di guerra.

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L’assurda storia del sottomarino nazista affondato per colpa del bagno di bordo
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Immagine generata con AI.

Il sottomarino nazista U-1206 è tra i protagonisti di una delle storie più assurde della Seconda Guerra Mondiale, ricordata non solo per le sue grandi battaglie ma anche per dei piccoli eventi spesso dimenticati. Nel 1945, infatti, il sottomarino fu costretto a a riemergere in acque nemiche – dove venne immediatamente colpito dalle forze Alleate – dopo che il capitano del mezzo sbagliò a utilizzare il bagno presente a bordo, finendo per far arrestare 46 membri dell'equipaggio. Ma andiamo con ordine.

I servizi igienici a bordo del sottomarino nazista U-1206

Uno tra i principali vantaggi dei sottomarini è la loro capacità di restare sommersi per grandi quantità di tempo e ciò, chiaramente, implica di trovare una soluzione per gestire i bisogni fisiologici dei marinai. Molti mezzi (soprattutto Alleati) erano dotati di appositi serbatoi per immagazzinare i liquami durante le fasi di immersione, per poi disperderli durante l'emersione. Il problema principale di questo sistema è che occupava una discreta quantità di spazio e, per questo motivo, i nazisti optarono per un'altra soluzione.

Loro avevano solitamente uno scarico diretto, che permetteva di rilasciare all'esterno i liquami in qualunque momento. Questo permetteva di risparmiare spazio ma, d'altra parte, poteva essere utilizzato solamente in acque superficiali: in caso contrario la pressione esterna avrebbe causato l'ingresso di acqua marina nel sottomarino. Durante le immersioni profonde era quindi necessario utilizzare mezzi alternativi, come dei secchi… e come è facile immaginare, in un ambiente già complicato come quello del sottomarino, si trattava di una fonte di disagio non indifferente.

Per questo motivo vennero progettati sottomarini tecnologicamente più avanzati, come l'U-1206, dotato di sistemi pressurizzati per scaricare i bisogni anche in acque profonde. L'unico inconveniente è che il meccanismo era azionabile solo tramite un complesso sistema di valvole e ciò richiedeva la presenza di un membro dell'equipaggio specializzato, che fosse in grado di azionarle nell'ordine corretto.

È proprio qui entra in scena Karl-Adolf Schlitt, il capitano del mezzo.

Il giorno dell'incidente

Il 14 aprile 1945 l'U-1206 si trovava al largo di Cruden Bay, in Scozia, per una missione di pattugliamento d'attacco. Il capitano Schlitt, sicuro delle proprie abilità, decise di andare alla toilette di bordo senza avvisare l'operatore del sistema pressurizzato, convinto di essere in grado di azionarlo da solo. Purtroppo per lui, si rese conto di non avere le competenze necessarie e quindi fu costretto a chiamare l'addetto, spiegando frettolosamente ciò che aveva provato a fare.

Probabilmente ci fu un incomprensione tra i due, e l'operatore azionò una valvola sbagliata, causando l'ingresso di un'ingente quantità di acqua e liquami all'interno del sottomarino. Ma non solo: si allagò anche il locale batterie immediatamente sotto al bagno, causando la dispersione di grandi quantità di cloro gassoso.

A questo punto non c'era altra scelta: l'U-1206 doveva assolutamente risalire prima che fosse troppo tardi. Il problema è che, essendo in acque nemiche, il mezzo fu immediatamente bersagliato da aerei britannici che in quelle ore stavano pattugliando la zona. Si stima che tre marinai persero la vita mentre cercavano di raggiungere la riva a nuoto, mentre gli altri 46 membri dell'equipaggio furono presto catturati e fatti prigionieri di guerra, mettendo la parola fine a una delle storie più inverosimili della Seconda Guerra Mondiale.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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