
Nel Rinascimento anche insultare poteva diventare un’arte. Non bastava conoscere qualche parolaccia: per colpire con le parole servivano fantasia, un lessico ricco e, spesso, anche una buona dose di teatralità. Gli insulti dell’epoca, da "sputasenno" a "gaglioffo" erano infatti tutt’altro che banali: ricorrevano a costruzioni linguistiche elaborate, pescando tanto dalla tradizione letteraria quanto dal linguaggio parlato di tutti i giorni. E proprio questa ricchezza rende alcuni termini ancora oggi particolarmente curiosi. Vediamo allora cinque insulti creativi dell’epoca, scoprendone il significato, l’etimologia e anche qualche possibile esempio d’uso.
Ballista
Il ballista è, in sostanza, un bugiardo, un millantatore, una persona che la spara grossa. Il termine è attestato già in testi trecenteschi e quattrocenteschi e deriva da ballare, inteso nel senso di "spacciare frottole". L’idea richiamata è quella di un movimento esagerato, quasi di qualcuno che "sparacchia" parole a vuoto senza preoccuparsi troppo della loro veridicità. Il vocabolo compare in contesti legati alla critica della vanagloria e della menzogna, anche in ambito politico-retorico. Non si tratta quindi semplicemente di dare del bugiardo a qualcuno: il termine sottolinea anche la sua tendenza a vantarsi e a raccontare imprese improbabili.
Un esempio potrebbe essere: «Non gli credere: è un ballista, si vanta di imprese mai compiute».
Sputasenno
Lo sputasenno è invece una persona che dispensa sentenze a vanvera, convinta di sapere sempre tutto: in altre parole, un presuntuoso o un saccente. La parola è un composto particolarmente espressivo, formato da sputa e senno. L’immagine che evoca è quasi fisica: qualcuno che “sputa” sapienza in continuazione, come se ne avesse da vendere, ma che in realtà finisce soltanto per sprecarla. Il termine si inserisce bene nella satira sociale e nella critica dei saccenti, prendendo di mira chi ostenta continuamente le proprie conoscenze e le proprie certezze; è registrato come variante meno comune di "sputasentenze" nei dizionari Treccani e De Mauro.
Per esempio: «Lascialo parlare: è il solito sputasenno, pieno di certezze e vuoto di fatti».
Boccalone
Il boccalone è il credulone, cioè una persona ingenua e facilmente raggirabile. La parola deriva da bocca e utilizza il suffisso accrescitivo e dispregiativo -one. L'immagine è quella di qualcuno che "apre la bocca" davanti a qualsiasi frottola, finendo per credere praticamente a tutto ciò che gli viene raccontato. Il termine trova spazio soprattutto in contesti comici e satirici, dove serve a descrivere proprio la facilità con cui una persona si lascia convincere dalle bugie degli altri.
Un esempio d’uso potrebbe essere: «Sei proprio un boccalone: ti ha convinto con una storia inverosimile!».
Gaglioffo
Con gaglioffo si indicava un furfante o un manigoldo, ma il termine poteva riferirsi anche a una persona sciocca, goffa o buona a nulla. La sua etimologia è incerta. Potrebbe trattarsi di un prestito trecentesco dallo spagnolo gallofo, "mendicante", con possibili incroci con goffo e con radici celtiche legate a gagliardo. Il significato, quindi, oscilla tra l’idea del birbone e quella del poltrone, mentre il suono stesso della parola sembra quasi suggerire goffaggine e inadeguatezza.
In una frase si potrebbe dire: «Quel gaglioffo non combina nulla dalla mattina alla sera».
Lazzarone
Il lazzarone può indicare una canaglia o un mascalzone, ma anche uno scansafatiche, un perdigiorno o una persona un po’ sporca. La parola è un accrescitivo di "lazzaro" e affonda le sue origini nel nome del povero mendicante della parabola evangelica raccontata nel Vangelo di Luca (16,19). Il termine passò poi in spagnolo nella forma lázaro, con il significato di "pezzente, lebbroso". A Napoli, inoltre, i lazzari erano i giovani appartenenti agli strati popolari che seguirono Masaniello. Con il passare del tempo, la parola ha assunto anche una sfumatura scherzosa, oltre a quella più apertamente dispregiativa.
Un esempio molto semplice potrebbe essere: «Svegliati, lazzarone, che è tardi!».
La cosa più interessante di queste parole è che mostrano quanto potesse essere creativo il linguaggio dell’insulto. Non si trattava soltanto di trovare un termine offensivo, ma di costruire un’immagine capace di rendere immediatamente riconoscibile il difetto della persona presa di mira. C’è innanzitutto una grande creatività lessicale: troviamo composti espressivi come sputasenno, derivazioni come boccalone e termini arrivati attraverso altre lingue, come gaglioffo e lazzarone. Poi ci sono le immagini concrete, che rendono queste parole particolarmente vivide: qualcuno che "sputa" senno, qualcuno che abbocca a qualsiasi storia oppure chi "spara" bugie senza sosta. Infine, molti di questi termini hanno un doppio registro. Possono essere utilizzati in modo serio e offensivo, ma anche con una certa ironia o in tono scherzoso, a seconda della situazione. Ed è forse proprio questa elasticità a renderli ancora oggi così curiosi e, in alcuni casi, sorprendentemente attuali.