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Squalo goblin dal morso a fionda filmato nel suo habitat nell’Oceano Pacifico a 1.997m di profondità

Due esemplari di squalo goblin sono stati filmati nel Pacifico tra i 1.237 e i 2.000 metri di profondità negli abissi (il maschio ripreso misurava 3,43 m). Riconoscibile per il lungo rostro, cattura le prede con un velocissimo "morso a fionda". Vivendo in ambienti così remoti, non è pericoloso per l'uomo.

3 Luglio 2026
7:00
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Squalo goblin dal morso a fionda filmato nel suo habitat nell’Oceano Pacifico a 1.997m di profondità
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Esemplare di squalo goblin avvistato nei pressi dell’isola di Jarvis nel 2019.Credit: Judah, A. B. et al. (2026). First in situ observations of the goblin shark Mitsukurina owstoni. Journal of Fish Biology

Lo squalo goblin (Mitsukurina owstoni), conosciuto come "lo squalo più brutto al mondo" o "squalo folletto", è stato ripreso per la prima volta nel buio degli abissi oceanici in due spedizioni scientifiche separate nel Pacifico centrale e occidentale. Famoso per il suo lungo muso piatto, questo animale possiede anche una tecnica di caccia "a fionda" unica nel suo genere con cui cattura le prede. Le immagini, ottenute nel 2019 vicino all'Isola Jarvis a 1.237 metri di profondità e nel 2024 nella fossa delle Tonga a quasi 2.000 metri, sono state pubblicate nel maggio 2026 sul Journal of Fish Biology da ricercatori dell'Università delle Hawaii e del Minderoo-UWA Deep-Sea Research Centre dell'Università dell'Australia Occidentale. Fino a questo momento, l'unica conoscenza che avevamo di questo squalo veniva da esemplari tirati in superficie accidentalmente dalle reti da pesca, non si conosceva pressoché nulla di come si comportasse davvero nel suo ambiente.

Si tratta di una scoperta che sposta in modo significativo la mappa della distribuzione della specie, estendendo il suo habitat naturale e il suo areale geografico verso il Pacifico centrale e portando il suo record di profondità da 1.300 a 1.997 metri, un incremento di quasi 700 metri.

I Mitsukurina owstoni nell’Oceano Pacifico

Il primo avvistamento avvenne il 4 luglio 2019 durante una spedizione dell'E/V Nautilus (Ocean Exploration Trust, supportata dalla NOAA Ocean Exploration) in prossimità di una montagna sottomarina senza nome a sud di Kiribati. Un veicolo robotico subacqueo (ROV) di nome Hercules, equipaggiato con una telecamera HD e sensori ambientali, stava esplorando i fondali a 1.237 m (3.9 °C) quando un grosso squalo solitario (presumibilmente maschio, stimato lungo circa 3,43 metri) è passato nell'inquadratura. I laser di scala del ROV, distanti 10 cm tra loro, hanno permesso ai ricercatori di misurarlo dalle immagini. Basandosi sulle curve di crescita note per la specie, l'animale potrebbe avere avuto circa 51 anni, anche se questa è, come precisano gli stessi autori, un'inferenza altamente speculativa.

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Luoghi degli avvistamenti dello studio Credit: Judah, A. B. et al. (2026). First in situ observations of the goblin shark Mitsukurina owstoni. Journal of Fish Biology

Il secondo avvistamento è arrivato il 9 agosto 2024, questa volta grazie a una telecamera con esca (baited camera lander) calata sul versante settentrionale della fossa delle Tonga a 1.997 metri di profondità (2.4 °C) nel Pacifico sudoccidentale, nell'ambito dell'Inkfish Open Ocean Program a bordo della R/V Dagon. La telecamera era rimasta sul fondale per circa 9 ore quando, a 8 ore e mezza dal rilascio, uno squalo goblin — probabilmente femmina, data l'assenza dei pterigopodi (le pinne genitali maschili) nelle immagini — è entrato nel campo visivo per 50 secondi. L'animale non si è avvicinato all'esca, si è limitato a nuotare nell'inquadratura. Dieci minuti dopo è riapparso per altri 101 secondi, attraversando la parte più lontana del campo visivo.

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Squalo goblin avvistato nel 2024 nel Pacifico sudoccidentale. Credit: Judah, A. B. et al. (2026). First in situ observations of the goblin shark Mitsukurina owstoni. Journal of Fish Biology

Le caratteristiche dello squalo goblin, le dimensioni e l’habitat

Lo squalo goblin è l'unico rappresentante vivente della famiglia Mitsukurinidae ed è, nel senso letterale del termine, un fossile vivente: il suo lignaggio risale a circa 125 milioni di anni fa, un'epoca in cui i dinosauri dominavano ancora il pianeta. Appartiene all'ordine dei Lamniformes, lo stesso dello squalo bianco e dello squalo mako, ma è un ramo evolutivo isolato, senza parenti stretti sopravvissuti. L'areale di questa specie è piuttosto esteso, esemplari di Mitsukurina owstoni sono stati individuati al largo del Sudafrica e in numerosi siti sparsi per tutto l'Oceano Pacifico occidentale, con diverse catture registrate anche lungo le coste di Australia e Nuova Zelanda. Ma per quanto riguarda i nostri mari, lo squalo goblin non è presente in Italia né nel resto del Mar Mediterraneo.

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L’areale dello squalo goblin prima degli avvistamenti. Credit: IUCN Red List

Il suo aspetto è inconfondibile: muso piatto e allungato (il "rostro"), colorazione che va dal bianco rosato al grigio pallido, corpo flaccido, pinne piccole rispetto alla corporatura. La parte posteriore del corpo è caratterizzata da una lunga pinna caudale priva del lobo inferiore, mentre le grandi pinne pelviche e anali presentano bordi tipicamente smussati. Il muso, come spiega lo U.S. Fish & Wildlife Service, è tappezzato di ampolle di Lorenzini, organi elettrorecettori capaci di rilevare i campi elettrici generati dal sistema nervoso delle prede, presenti in tutti gli squali ma qui in concentrazione eccezionale. Negli abissi, dove la luce solare non arriva, questo senso è probabilmente più importante della vista.

Le dimensioni sono variabili. I maschi raggiungono la maturità sessuale tra i 2,60 e i 3,80 metri, le femmine tra i 4 e i 4,2 m. La lunghezza massima misurata direttamente su un esemplare è di 4,10 m, ma le stime suggeriscono che le femmine possano arrivare teoricamente fino a 6,35 metri.

Il “morso a fionda”: la tecnica di caccia più rapida tra gli squali

Se l'aspetto dello squalo goblin è insolito, il suo metodo di caccia è senza precedenti nel mondo degli squali. A riposo, le mascelle rimangono ritirate all'interno della testa, dando all'animale quell'espressione curiosamente imbronciata. Ma quando una preda si avvicina a sufficienza, come documenta uno studio pubblicato su Scientific Reports, entra in azione la cosiddetta "slingshot feeding", letteralmente, tecnica di alimentazione a fionda.

Filmando il momento, i ricercatori hanno constatato che le mascelle vengono proiettate in avanti a una velocità compresa tra 2,5 e 3,1 m/s, percorrendo una distanza pari all'8,6-9,4% della lunghezza corporea totale, il record assoluto tra gli squali. Contemporaneamente, una struttura cartilaginea sul pavimento della bocca si abbassa, creando una depressione che genera una forza di aspirazione e risucchia la preda assieme all'acqua. I denti suoi denti sono sottili e appuntiti, perfetti per agganciare cefalopodi (calamari e seppie) e altri pesci.

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veocità–tecnica–squalo–goblin. Credit: Nakaya, K., Tomita, T., Suda, K. et al. Slingshot feeding of the goblin shark Mitsukurina owstoni (Pisces: Lamniformes: Mitsukurinidae). Sci Rep 6, 27786 (2016).

Questa specializzazione ha senso nell'economia energetica degli abissi: lo squalo goblin è un predatore d'imboscata, si muove lentamente per conservare energia in un ambiente dove il cibo è scarso, e compensa la lentezza con una reazione fulminea a distanza ravvicinata. Vivendo a profondità elevate ed essendo una creatura elusiva, lo squalo goblin non rappresenta alcun pericolo per l'uomo. Non a caso, nella storia non è mai stato documentato alcun attacco a esseri umani.

Perché questi avvistamenti sono importanti

Prima di questi due filmati, l'intera conoscenza sulla biologia di campo dello squalo goblin si basava su esemplari catturati accidentalmente (principalmente nel Pacifico nordoccidentale, al largo del Giappone) e su due individui trasferiti in acque basse per essere filmati dai sub nel 2016, un contesto artificiale ben lontano dall'habitat naturale. La distribuzione nota della specie era frammentaria e concentrata intorno a zone come America, Australia, Giappone e Nuova Zelanda.

I nuovi avvistamenti suggeriscono che questa specie frequenti habitat diversi rispetto a quanto si pensasse. Recenti analisi genetiche hanno già indicato che tutti gli squali goblin del mondo potrebbero appartenere a un'unica popolazione globale con bassa diversità genetica, il che è compatibile con una distribuzione ampia e connessa attraverso gli oceani.

Gli autori dello studio raccomandano all'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) di aggiornare la scheda della specie per includere questi nuovi dati, e sottolineano l'importanza delle montagne sottomarine come habitat critici per la biodiversità degli abissi. In un contesto di crescente pressione antropica sugli oceani profondi (pesca, mining dei fondali), conoscere meglio dove vivono queste creature è il primo passo per poterle proteggere.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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