
Le temperature superficiali degli oceani hanno raggiunto un nuovo massimo storico per questo periodo dell'anno: a confermarlo, in modo indipendente, sono sia il Copernicus Climate Change Service (C3S) che dal Copernicus Marine Service. In particolare, il C3S ha registrato per il 21 giugno 2026 temperature superficiali degli oceani del pianeta pari a 20,86 °C, che hanno superato il livello già elevato di 20,83 °C osservato nel 2023 e nel 2024. Il Marine Service, invece, ha rilevato per lo stesso giorno una temperatura ancora più alta, pari a 21,0 °C (0,1 °C in più rispetto al record precendente).
Guardando solo al Mar Mediterraneo, il 29 giugno 2026 la temperatura superficiale del mare ha raggiunto anomalie di circa 6 °C sopra la media nel Mediterraneo occidentale, in particolare nel Golfo del Leone (al largo della costa meridionale della Francia) e nei mari Ligure e Tirreno lungo la costa occidentale dell'Italia.
Questo nuovo record globale per le temperature superficiali del mare, in realtà, era stato in parte previsto con l'inizio di El Niño nel Pacifico equatoriale: questo record, però, avrà conseguenze sul clima globale, oltre che sugli ecosistemi marini. L'innalzamento della temperatura degli oceani ha infatti impatti di vasta portata, che vanno dall'intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi fino all'innalzamento del livello dei mari.
I dati registrati dai servizi del Copernicus Marine Service
Come anticipato, i dati del C3S mostrano che il 21 giugno 2026 la temperatura superficiale media giornaliera del mare (SST) ha raggiunto i 20,86 °C, superando di poco i 20,83 °C osservati nella stessa data nel 2023 e nel 2024.

Il Copernicus Marine Service, con il suo sistema di analisi, ha registrato per lo stesso giorno una temperatura ancora più alta, pari a 21,0 °C, battendo i record precedenti del 2023 e del 2024 di 0,1 °C.

Negli ultimi tre anni la temperatura degli oceani a livello globale – al di fuori delle regioni polari, ossia tra i 60°N e i 60°S di latitudine – è stata superiore di 0,35-0,73 °C rispetto alla media a lungo termine: queste anomalie, nel mese di giugno 2026, hanno raggiunto livelli record.
Il nuovo primato era comunque atteso dagli scienziati e il motivo ha un nome preciso: El Niño, il cui inizio è stato confermato da istituti internazionali come il WMO (World Meteorological Organization) e il NOAA (l'Agenzia statunitense per l'oceano e l'atmosfera).
El Niño, non a caso, è un fenomeno climatico ciclico che riscalda le acque superficiali dell'Oceano Pacifico e trasferisce calore all'atmosfera, aumentando la temperatura globale e modificando i pattern meteorologici su scala planetaria. Tuttavia, secondo i modelli di previsione stagionale del C3S, l'intensità di questo El Niño potrebbe raggiungere livelli che non si vedono da decenni.
C'è anche un altro elemento importante da sottolineare: l'ultima volta che le temperature superficiali globali avevano raggiunto un record per questa data, ossia a giugno del 2024, il sistema climatico stava uscendo da un altro El Niño e tornando verso condizioni ENSO neutre. Oggi, invece, siamo all'inizio di un nuovo evento, il che rende la prospettiva per i prossimi mesi significativamente diversa.
Gli scienziati di Copernicus continueranno a monitorare la situazione, ma le previsioni indicano che, con un El Niño probabilmente forte, è possibile che vengano battuti nuovi record anche nei mesi a venire, sia per le temperature dell'oceano che per quelle dell'atmosfera.
Perché oceani più caldi provocano fenomeni più estremi e innalzamento del livello dei mari
Ma perché ci interessa così tanto che le temperature globali degli oceani siano aumentate? Un oceano più caldo ha conseguenze dirette e misurabili, che vanno dall'intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi fino all'innalzamento del livello dei mari.
Temperature oceaniche più elevate, infatti, mantengono l'atmosfera calda più a lungo, forniscono energia extra alle tempeste e intensificano il processo l'evaporazione, aumentando così le possibilità di precipitazioni estreme e inondazioni. Il meccanismo è regolato da una legge fisica fondamentale, l'equazione di Clausius-Clapeyron: per ogni grado in più di temperatura dell'aria, l'atmosfera può trattenere circa il 7% di umidità in più.
Per avere un'idea visiva, è come se l'aria sopra il mare fosse una spugna: più fa caldo, più questa spugna diventa grande e capace di assorbire vapore acqueo. Quando la spugna si satura, tutta l'energia accumulata (ossia il cosiddetto calore latente) viene rilasciata in un colpo solo. Questo meccanismo alimenta i temporali estremi, le alluvioni lampo e quei cicloni mediterranei che presentano caratteristiche sempre più simili a quelle degli uragani tropicali.
Come evidenziato dagli stessi scienziati di Copernicus, temperature più alte della superficie dell'oceano sono anche associate a ondate di calore marine (o marine heatwaves) più frequenti e intense: questi periodi di temperature oceaniche insolitamente elevate stressano gli ecosistemi marini, danneggiano la pesca e le economie costiere e possono a loro volta intensificare le ondate di calore estreme nelle aree terrestri vicine.
C'è poi l'altra faccia della medaglia: l'innalzamento del livello dei mari. Come la maggior parte dei fluidi, quando l'acqua si scalda le sue molecole iniziano ad agitarsi e a occupare più spazio e, di conseguenza, si dilatano e il volume aumenta – è il fenomeno che viene definito espansione termica. Secondo l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato dall'effetto serra viene assorbito dagli oceani, che di conseguenza aumentano di volume semplicemente perché sono più caldi.
A tutto questo si aggiunge anche la fusione delle calotte polari, che riversa nuova acqua nei bacini.
Per avere un'idea concreta, nel periodo 1993-2022 il livello medio globale del mare è aumentato di 3,3 ± 0,3 mm all'anno, ma secondo gli studi più recenti della WMO il ritmo attuale è salito a 4,3 mm all'anno. Le proiezioni per la fine del secolo, in uno scenario ad alte emissioni, indicano un innalzamento compreso tra 0,5 e 1,9 metri entro il 2100. Nel caso specifico del Mediterraneo, il livello è già aumentato di circa 5 cm nell'ultimo decennio, con stime che vanno dai +40 ai +120 cm entro fine secolo.