
Per la prima volta nella storia, un grande squalo bianco adulto (Carcharodon carcharias) è stato filmato direttamente in immersione da un gruppo di subacquei nel cuore del Mar Mediterraneo. Il faccia a faccia, come raccontato in un comunicato stampa, è avvenuto al largo del Canale di Sicilia. A documentare l'evento è stato un team di subacquei durante una missione ambientale: i ricercatori stavano operando per conto della Healthy Seas Foundation, in collaborazione con Ghost Diving e SDSS (The Society for Documentation of Submerged Sites), con l'obiettivo di rimuovere le "reti fantasma" (attrezzi da pesca abbandonati) impigliate su un relitto situato proprio nel Canale di Sicilia, tra l'Italia e la Tunisia.
All'improvviso, dal blu profondo è comparso l'enorme predatore, nuotando pacificamente attorno al gruppo e permettendo al volontario Derk Remmers di immortalare il momento in video e fotografie senza precedenti. Come conferma Carlo Cattano della Stazione Zoologica Anton Dohrn l'avvistamento è importante in quanto si tratta della prima documentazione nel Mar Mediterraneo di un esemplare vivo nel suo ambiente naturale, e non registrato a seguito di una cattura accidentale.
Il grande squalo bianco avvistato in Sicilia
Il grande squalo bianco (chiamato anche carcarodonte o talvolta semplicemente squalo bianco) è, dal punto di vista biologico, un pesce cartilagineo della famiglia dei Lamnidi che si trova nelle acque superficiali costiere di tutti i principali oceani a temperature comprese tra 12°C e 24°C. È una creatura formidabile, che può superare i 6 metri di lunghezza e raggiungere le 2 tonnellate di peso.
Ma veniamo alla domanda che tutti si pongono davanti a queste immagini: quanto è pericoloso lo squalo bianco per noi? Ebbene, nonostante il cinema lo abbia spesso dipinto come un "mostro", la scienza ci dice l'esatto contrario. Gli esperti del Natural History Museum spiegano chiaramente che lo squalo bianco non attacca l'uomo per nutrirsi.

L'essere umano non rientra assolutamente nella sua dieta abituale (fatta di mammiferi marini e grandi pesci). Sebbene questa specie sia coinvolta nel maggior numero di incidenti con l'uomo, tali incontri sono estremamente rari e non intenzionali. La maggior parte dei morsi, infatti, è il risultato di un drammatico "errore di valutazione". Come documentato nello studio A shark's eye view: testing the ‘mistaken identity theory’ behind shark bites on humans, visti dal basso verso l'alto (ad esempio contro la luce del sole), nuotatori e surfisti che pagaiano sulle loro tavole ricordano visivamente e in modo impressionante la silhouette delle foche o dei leoni marini, che sono le prede abituali del grande predatore. Gli squali, spinti dalla naturale curiosità e dalla vista ingannevole, compiono spesso un semplice "morso esplorativo" per poi rilasciare la vittima non appena si accorgono dell'errore.
Inoltre, come precisa Carlo Cattano, è fondamentale ricordare che non ci troviamo di fronte a un "invasore" alieno improvvisamente comparso nel Mediterraneo, ma a un suo abitante storico. Ovviamente, trattandosi di un predatore selvatico al vertice della catena alimentare, in mare bisogna sempre relazionarsi a questi animali con grande rispetto e la giusta attenzione, evitando però di cedere a paure incontrollate e ingiustificate.
L'esperto sottolinea infatti un dettaglio cruciale nel filmato dei ricercatori di Ghost Diving: lo squalo, dopo un breve passaggio, si allontana, con ogni probabilità spaventato dalle bolle emesse dall'attrezzatura dei subacquei. Questa reazione conferma ciò che i biologi marini osservano da tempo: se disturbati da una presenza umana invadente, gli squali tendono ad abbandonare i loro siti di aggregazione. Proprio per non alterare il comportamento di animali così vulnerabili, il team di Cattano sta portando avanti i propri monitoraggi (anche nella zona di questo avvistamento) utilizzando esclusivamente tecniche di campionamento da remoto e non distruttive. Un approccio etico per poter studiare in sicurezza e senza recare disturbo a quelli che sono i rari esemplari, ancora presenti nell'area.
Dove si trovano in Italia: Mediterraneo e mari nostrani
Vedere un grande squalo bianco nei mari italiani può sembrare assurdo, ma la realtà è che il Mar Mediterraneo è la sua casa da milioni di anni. Quest'area geografica rappresenta storicamente uno degli areali più importanti per la specie a livello globale. Tuttavia, la sua sopravvivenza oggi è appesa a un filo: come spiega Carlo Cattano, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, se a livello mondiale lo squalo bianco è classificato come "Vulnerabile" dalla Lista Rossa dell'IUCN, la popolazione del Mediterraneo è invece considerata in "Pericolo Critico" (Critically Endangered). Il motivo principale di questo drammatico declino è legato in gran parte alle attività umane, in particolare alle catture accidentali (bycatch) nelle reti da pesca e al degrado dell'habitat.
Storicamente si registrano presenze in gran parte dei nostri bacini: dal Mar Tirreno al Mar Ionio, risalendo perfino lungo le coste del Mar Adriatico. Ma è proprio lo Stretto di Sicilia a ricoprire un ruolo ecologico di primaria importanza. Questo tratto di mare è un vero e proprio hotspot di biodiversità per gran parte delle specie mediterranee, compreso lo squalo bianco. Qui, infatti, sono stati storicamente osservati esemplari in fasi vitali estremamente vulnerabili, ovvero individui giovanili o appena nati. Questo dato è fondamentale perché ci conferma che lo Stretto di Sicilia è un'area vitale per il parto e la riproduzione della specie.
Incontri eccezionali come quello avvenuto al largo della Sicilia, quindi, non devono generare allarme, ma rappresentano testimonianze che ci ricordano l'inestimabile e fragile biodiversità nascosta sotto la superficie dei nostri mari.
