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8 Ottobre 2026
12:45

Stabilicum o Melonellum? Come funziona la nuova legge elettorale e cosa cambia per le elezioni 2027

La Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale: confermato il sistema proporzionale, con i seggi ripartiti in base ai voti ottenuti, ma con un forte premio di maggioranza per chi raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le camere: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 seggi aggiuntivi al Senato.

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Stabilicum o Melonellum? Come funziona la nuova legge elettorale e cosa cambia per le elezioni 2027
nuova legge elettorale
La Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale.

Con 227 voti a favore e 164 contrari, la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale, ribattezzata Stabilicum (o Melonellum dai partiti di opposizione) che verrà applicata alle prossime elezioni politiche, previste nel 2027. La riforma elettorale approvata oggi, 8 ottobre 2026, introduce un sistema proporzionale con forte premio di maggioranza: alla coalizione che otterrà almeno il 42% dei voti (sia alla Camera che al Senato) saranno attribuiti 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 seggi aggiuntivi al Senato, un numero rilevante.

La legge prevede anche il ritorno parziale delle preferenze (con i capilista bloccati) e le soglie di sbarramento per partiti e coalizioni. I meccanismi per garantire la parità di genere, previsti dalla legge precedente, sono invece più limitati. Coalizioni e partiti sono infine obbligati a indicare il nome del candidato premier (che però non comparirà sulla scheda). Novità importante anche per i fuori sede: l'articolo 8, infatti, riconosce la possibilità per gli elettori fuori sede di votare in occasione delle elezioni politiche ed europee, nonché dei referendum, diritto esteso anche ai caregiver familiari.

La nuova legge elettorale ha suscitato accese polemiche da parte delle opposizioni (e qualche malumore anche all’interno della maggioranza che l’ha approvata), soprattutto a causa del rischio di instabilità politica nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga il 42%.

Cos’è lo Stabilicum e come funziona

La nuova legge elettorale è basata su un meccanismo proporzionale: i seggi di Camera e Senato sono distribuiti in maniera proporzionale in base ai voti che le coalizioni e i partiti ottengono. La legge, però, prevede un forte premio di maggioranza: la coalizione che raggiunge almeno il 42% sia alla Camera che al Senato ottiene un premio di 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, oltre a quelli già eletti proporzionalmente. Se nessuna coalizione raggiunge il 42% dei voti, il premio di maggioranza non è attribuito e tutti i seggi sono assegnati proporzionalmente. Si tratta di un numero di seggi importante: basti pensare che, dopo la riforma costituzionale per il taglio dei Parlamentari entrata in vigore nel 2020, i seggi alla Camera dei Deputati sono passati da 630 a 400, mentre quelli al Senato della Repubblica sono scesi da 315 a 200.

Più nel dettaglio, come riportato dal Dossier ufficiale della Riforma elettorale, dei 400 seggi della Camera, 8 spettano alla circoscrizione Estero, 7 al Trentino-Alto Adige, 1 alla Valle d'Aosta e 70 costituiscono il premio: nella pratica, quindi, restano 314 seggi da distribuire in proporzione ai voti. Ipotizzando che una coalizione raggiunga il 42% dei voti (e che non vi siano voti dispersi sotto le soglie di sbarramento) otterrebbe il 42% di quei 314 seggi, circa 132. A questi si sommano i 70 seggi del premio, per un totale di circa 202 (esclusi i seggi della circoscrizione Estero, della Valle d'Aosta e del Trentino Alto-Adige).

Stesso funzionamento per il Senato: dei 200 senatori totali, 4 spettano all'Estero, 1 alla Valle d'Aosta, 6 al Trentino Alto-Adige e 35 sono il premio. I seggi da ripartire in modo proporzionale, quindi, sono 154: il 42% equivale a circa 65 seggi, che sommati ai 35 del premio portano a circa 100 senatori, a cui potrebbero aggiungersi quelli eletti nelle circoscrizioni speciali e all'Estero.

In ogni caso, la legge elettorale fissa come tetto massimo di seggi attribuibili alla coalizione vincente alla Camera è stato fissato a 220 deputati e al Senato a 113 senatori.

La legge prevede che gli elettori possano esprimere fino a tre preferenze, ma i capilista sono bloccati: ogni partito sceglie il proprio capolista, che sarà in ogni caso il primo degli eletti, indipendentemente dalla decisione degli elettori. Le soglie di sbarramento, invece, sono fissate al 10% per le coalizioni, 3% per i partiti non facenti parti di coalizione.

Inoltre, ogni coalizione o partito dovrà indicare il nome del candidato alla Presidenza del consiglio al momento della presentazione del simbolo. Tuttavia, il nome non sarà presente sulla scheda (il fatto che un partito o coalizione può decidere di inserire il nome nel proprio simbolo, come spesso avviene, non c’entra con la legge) perché, in base alla Costituzione, l’incarico deve essere conferito dal Presidente della Repubblica: gli elettori non scelgono direttamente il governo e il suo presidente.

Con lo stabilicum/melonellum si voterà nel 2027, salvo interventi della Corte Costituzionale che potrebbe annullare in tutto o in parte la legge se riscontrasse che viola la Costituzione.

Pro e contro: le polemiche delle opposizioni e le risposte della maggioranza

La nuova legge elettorale ha suscitato accese polemiche per varie ragioni. Anzitutto, sono stati contestati i tempi: le opposizioni sostengono che approvare una nuova legge elettorale a meno di un anno dal voto sia funzionale agli interessi dell’attuale maggioranza e rischi di compromettere le garanzie democratiche.

Diverse critiche sono state mosse anche nei confronti del forte premio di maggioranza, che, secondo i detrattori, non garantisce un'adeguata rappresentanza e, combinato al principio capilista bloccati, lascia ai partiti grande discrezione nella scelta di deputati e senatori.

In proposito è necessaria una precisazione sui sistemi elettorali, che si dividono in due grandi tipologie: proporzionale e maggioritario. In linea generale, il sistema proporzionale assegna i seggi in Parlamento in proporzione ai voti ottenuti dai partiti o coalizione di partiti: un partito che ottiene il 10% dei voti, avrà il 10% dei seggi e così via. Spesso il proporzionale prevede una soglia di sbarramento, cioè un livello minimo che i partiti devono raggiungere per ottenere seggi, necessaria per evitare un’eccessiva frammentazione (ma talvolta usata per limitare la rappresentanza). In molti casi, il proporzionale include anche un premio di maggioranza: il partito o coalizione di partiti che ottiene più voti ha diritto a un premio in termini di seggi, al fine di garantire che in parlamento vi sia una maggioranza solida e stabile.

Il sistema maggioritario, invece, assegna i seggi ai candidati o alla lista che ottengono più voti in un determinato collegio: chi ottiene più voti è eletto, mentre tutti gli altri restano fuori dal parlamento e i voti che hanno ottenuto vanno dispersi. Il maggioritario può essere a turno unico oppure prevedere un ballottaggio (dopo il primo turno, si sfidano di nuovo i due candidati che hanno ottenuto più voti). Quando ogni collegio elegge un solo candidato, il sistema è detto uninominale.

In estrema sintesi: il proporzionale privilegia la rappresentatività, rispecchiando maggiormente il voto degli elettori, il maggioritario la governabilità, producendo maggioranze parlamentari più nette e solide.

Il premio di maggioranza inserito nella legge attuale dovrebbe aiutare la governabilità, mentre secondo le opposizioni impedirà che il parlamento rispecchi pienamente la volontà degli elettori.

Altre polemiche sono sorte per il fatto che, rispetto alla legge precedente, è fortemente limitato il principio di alternanza tra uomini e donne: secondo le opposizioni, questo rischierebbe di ridurre in maniera drastica il numero delle donne presenti in parlamento.

Secondo alcuni studiosi di diritto costituzionale, la legge elettorale potrebbe essere parzialmente considerata anticostituzionale, perché prevede l’indicazione del candidato premier, un compito che invece spetta al Presidente della Repubblica.

I promotori della legge elettorale, al contrario, rigettano le accuse, sostenendo che serve per dare stabilità al Paese, impedendo che le elezioni possano terminare con dei “pareggi” e quindi rendere più complessa la creazione di una maggioranza stabile in Parlamento, con ricadute importanti sulla governabilità del Paese.

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