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11 Marzo 2026
17:30

Cosa sono le “profezie di Tocqueville” citate da Mattarella per parlare di “dittatura della maggioranza”

Il Presidente Sergio Mattarella, al Teatro del Maggio Musicale a Firenze, ha citato le "profezie di Tocqueville", una serie di previsioni socio-politiche avanzate nell'800 dallo studioso e filosofo francese Alexis de Tocqueville. Tra queste, "la dittatura della maggioranza", ovvero il rischio che la maggioranza democratica, se assolutizzata, leda la libertà invece che tutelarla.

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Cosa sono le “profezie di Tocqueville” citate da Mattarella per parlare di “dittatura della maggioranza”
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Ritratto di Alexis de Tocqueville. Photo Credits: Théodore Chassériau, Public domain, via Wikimedia Commons

Le profezie di Alexis de Tocqueville, giurista e studioso francese padre del pensiero liberale, risuonano ancora oggi con inquietante attualità.  Ieri, 10 marzo 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha richiamate durante una lectio magistralis al Teatro del Maggio Musicale di Firenze, in occasione del 150° anniversario della Scuola di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze — evento in cui ha ricevuto anche la laurea magistrale honoris causa in Politica, Istituzioni e Mercato. Mattarella ha messo in guardia contro la "dittatura della maggioranza", uno degli scenari individuati da Tocqueville a metà dell'800 dopo aver studiato il sistema democratico americano: la democrazia, aveva avvertito, non è solo garante della libertà, ma può anche negarla. Un futuro, ha ricordato il Presidente, "oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista". Il monito è chiaro: è necessario non lasciare che il mondo torni alla barbarie.

Il pensiero di Alexis de Tocqueville e il concetto di “dittatura della maggioranza”

Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville, nacque a Parigi nel 1805: laureato in legge, divenne magistrato giovanissimo. Memore delle fatiche della sua famiglia durante la Rivoluzione Francese, Tocqueville si interessò fin dall’inizio della sua carriera alla partecipazione popolare nelle vicende politiche. Nel 1831 partì per gli Stati Uniti con l’obiettivo di studiare il sistema carcerario, e questa fu l’occasione per osservare da vicino gli sviluppi della democrazia proprio nel luogo dove, secondo gli standard dell’epoca, era maggiormente radicata. Gli USA, infatti, il 4 luglio 1776 avevano dichiarato la loro indipendenza dalla Corona Britannica, creando un nuovo sistema organizzativo, politico e sociale.

Gli studi di Tocqueville diventarono un libro intitolato proprio La democrazia in America, oggi base del pensiero liberale, pubblicato in due parti, nel 1835 e 1840.

In questo testo profetizzava il concetto di “dittatura della maggioranza”, ripreso da Mattarella, ovvero il rischio che la regola maggioritaria della democrazia — pur basata su principi che vogliono affermare l’eguaglianza di diritto — se assolutizzata potrebbe nel tempo ledere quegli stessi diritti, perché rischia di mettere a tacere i “corpi intermedi”, come libere associazioni di cittadini, organizzazioni religiose, comunità locali, eccetera, il cui peso sociale e quindi politico diventa sempre minore. La maggioranza, quindi, può diventare dispotica e negare la libertà invece che promuoverla e tutelarla.

Quali sono le “profezie” di Tocqueville e cosa rivelano

Le “profezie” di Alexis de Tocqueville sono chiamate così perché lo studioso, nel suo testo, individuò scenari e sviluppi socio politici che effettivamente si sono avverati.

Tra esse, per esempio, Tocqueville analizzò che due potenze stavano emergendo nella politica mondiale: gli Stati Uniti, che basavano la loro politica su libertà e individualismo e la Russia, basata invece su potere centralizzato e autorità. Cent’anni dopo, abbiamo assistito infatti alla Guerra Fredda tra USA e Russia.

Spiegò anche come la democrazia, con il passare del tempo avrebbe favorito sì la libertà, ma anche un cieco individualismo che avrebbe portato a comunità meno coese, e quindi al disgregarsi dei "corpi intermedi" e auna conseguente apatia politica.

La mancanza di coesione tra i cittadini, l’individualismo basato sulla garanzia della libertà dato dalla democrazia e la presenza di altre potenze che, al contrario, la libertà non la garantiscono, avrebbe portato nel tempo all’aumento del potere dell’opinione pubblica — veicolato anche dai mezzi di comunicazione — permettendo così alla “dittatura della maggioranza” di instaurarsi.

Fonti
Università di Padova
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