
Il progetto offshore BiodiverCity in Malesia consiste nella realizzazione di 3 isole artificiali, con una superficie complessiva di ben 1.821 ettari destinata a oltre 180.000 residenti. L'intero progetto, focalizzato interamente su mobilità autonoma e strutture in legno lamellare, avrà un costo iniziale di 11 miliardi di dollari, con un ritorno stimato sul PIL malese di 21 miliardi entro il 2050.
I lavori di costruzione sono iniziati nel 2023, ma richiederanno circa 9 anni prima di poter essere completati: complessivamente, si stimano oltre 300.000 nuovi posti di lavoro.
Quali sono le 3 isole artificiali in Malesia: Channels, Mangroves, Laguna
Il progetto BiodiverCity, pensato dallo studio BIG (Bjarke Ingels Group) per le isole di Penang South Islands (PSI) in Malesia, consiste in un gigantesco intervento di pianificazione urbana e ingegneristica offshore. Il masterplan prevede la creazione di 3 isole artificiali distinte per una superficie complessiva di 1.821 ettari, pensate per ospitare tra i 150.000 e i 180.000 residenti.
Dettagliando la morfologia delle tre isole:
- The Channels (Isola A): con un'estensione di 526 ettari, questa isola è destinata a diventare il polo culturale e tecnologico, al cui interno verrà realizzato un parco tecnologico di 242 ettari;
- The Mangroves (Isola B): questa isola sarà il vero e proprio business district dell'intero progetto, con un'area di circa 566 ettari che si svilupperà attorno a una rete di zone umide e foreste;
- The Laguna (Isola C): l'area residenziale del progetto, basata su uno stile di vita costiero, formata da un arcipelago di 8 isole minori unite da canali artificiali.

Gli edifici saranno realizzati prevalentemente utilizzando legno lamellare e materiali compositi a base di bambù autoctono, integrati con calcestruzzo riciclato per le fondazioni e le infrastrutture sotterranee.
I canali artificiali interni, con una estensione complessiva di 25 chilometri, fungono sia da linee di trasporto marittimo che da sistemi strutturali per la gestione delle maree. La mobilità interna è stata concepita e organizzata per eliminare l'impiego di veicoli a combustibili fossili. Il progetto si affida a una capillare rete di percorsi ciclabili e pedonali diffusa su tutte le isole, integrata da trasporti via acqua e da una rete di mobilità pubblica autonoma, garantendo così una drastica riduzione delle emissioni.
L'impatto economico del progetto BiodiverCity
L'investimento economico complessivo per realizzare il progetto richiede cifre davvero impressionanti, nell'ordine di circa 11 miliardi di dollari (circa 46 miliardi di Ringgit malesi). Queste cifre sono da considerarsi solo per le opere di bonifica, infrastrutturazione primaria e stabilizzazione dei fondali. La ricaduta macroeconomica sul PIL della regione di Penang e della Malaysia è calcolata in un incremento stimato di 21 miliardi di dollari entro il 2050. Tale progetto porta con sé una serie di vantaggi, economici e commerciali.
Innanzitutto, ci sarà certamente la creazione di posti di lavoro. Quando la fase di costruzione entrerà nel pieno dei lavori, il polo attirerà oltre 300.000 nuovi posti di lavoro, suddivisi tra il comparto manifatturiero hi-tech, la Green Economy e i servizi logistici.
Il distretto tecnologico di oltre 2,4 milioni di metri quadrati di superficie lorda edificabile è progettato per attrarre investimenti diretti esteri (FDI) nei settori dell'elettronica avanzata (Penang è già un hub globale per i semiconduttori) e dello sviluppo di software per l'intelligenza artificiale.
L'integrazione di reti smart e la digitalizzazione dei sottoservizi (reti idriche, elettriche e pneumatiche per i rifiuti) comportano un abbattimento dei costi di manutenzione urbana del 30% rispetto a una città di pari densità demografica, ma di concezione sostanzialmente vecchia e tradizionale.
Il costo delle città del futuro
BiodiverCity risponde alla sfida dell'innalzamento del livello dei mari indotto dai cambiamenti climatici con una strategia ingegneristica definita "architettura resiliente". Le quote di fondazione delle isole sono progettate per essere posizionate a un'altezza di sicurezza compresa tra +3,0 e +4,5 metri sopra il livello medio del mare, calcolando i modelli predittivi di innalzamento dei mari.
Dal punto di vista delle tecnologie applicate al fine di impattare il meno possibile sull'ambiente, i progettisti hanno trovato e applicato tutta una serie di interessanti soluzioni. È prevista innanzitutto la creazione di una rete continua di cuscinetti ecologici, con la piantumazione di 4,6 chilometri di spiagge pubbliche e l'integrazione di 25 chilometri di lungomari protetti da ecosistemi di mangrovie.

Il piano andrà a destinare oltre 1.800 acri (pari a circa il 35-40% dell'intera area di progetto) a spazi verdi protetti e corridoi faunistici continui, con l'obiettivo di tutelare, in modo radicale, la diversità faunistica marina e terrestre del canale di Penang.
Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione di una rete di canali interni e bacini di ritenzione per raccogliere e filtrare naturalmente fino al 100% delle acque piovane urbane in condizioni standard, attraverso sistemi di fitodepurazione. Gli edifici, dotati di tetti verdi e pannelli solari fotovoltaici integrati (BIPV), puntano a un obiettivo di parità energetica, riducendo il fabbisogno dalla rete nazionale del 50% con un abbattimento delle emissioni di carbonio di oltre 100.000 tonnellate di CO2 annue.