
L'onicofagia cronica (l'abitudine ripetitiva di mangiarsi le unghie) compromette sia l'igiene dentale che la salute delle mani, trasformandosi in un veicolo per il trasferimento continuo di agenti patogeni tra le dita, il cavo orale e l'apparato digerente. Come dimostrato da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Microbiology, lo spazio subunguale (la piccola tasca sotto il bordo libero dell'unghia) ospita una carica batterica molto superiore rispetto al resto della mano. Questa zona riparata e umida funge infatti da serbatoio ideale per stafilococchi, bacilli Gram-negativi e funghi, che risultano difficili da eliminare persino con un accurato lavaggio.
Disclaimer: questo articolo ha unicamente uno scopo divulgativo e non costituisce un consulto medico. È fondamentale rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista qualificato per diagnosi, trattamenti o dubbi relativi alla propria salute.
Lo studio del Journal of Clinical Microbiology: la mappa batterica delle mani
L'unghia è una lamina di cheratina, la stessa proteina che forma anche i capelli, con una funzione protettiva: scherma la punta delle dita da urti e microtraumi e ne aumenta la sensibilità tattile. Il bordo libero dell'unghia, quello che sporge oltre il polpastrello, crea una piccola tasca chiamata spazio subunguale, ovvero un'area riparata, umida e difficile da raggiungere anche con un lavaggio accurato delle mani.
Il riferimento scientifico più citato su questo tema è uno studio del 1988 firmato da Kathleen J. McGinley, Elaine L. Larson e James J. Leyden, "Composition and density of microflora in the subungual space of the hand", pubblicato sul Journal of Clinical Microbiology. I ricercatori hanno prelevato campioni da diverse zone della mano di 26 volontari adulti, confrontando la carica batterica dello spazio sotto l'unghia con quella di altre aree della pelle della mano.
Sotto l'unghia la densità batterica media misurata è stata di log10 5,39 CFU (Colony Forming Units, l'unità con cui si conta il numero di batteri coltivabili), contro un intervallo di 2,55-3,53 nelle altre zone della mano. Tradotto in numeri semplici, significa una carica batterica fino a qualche centinaio di volte superiore rispetto al resto della pelle della mano.
A dominare sono gli stafilococchi coagulasi-negativi (in particolare Staphylococcus epidermidis, S. haemolyticus e S. hominis), normalmente presenti sulla pelle. Ma nel 42,3% dei soggetti sono stati isolati anche bacilli Gram-negativi, in particolare Pseudomonas (un genere di batteri più difficile da eliminare con un semplice lavaggio e più spesso associato a infezioni) e in ben il 69% lieviti, per oltre la metà dei casi identificati come Candida parapsilosis, lo stesso fungo coinvolto in alcune infezioni ungueali.
Il CDC americano li cita nelle proprie linee guida di igiene delle mani per il personale sanitario, raccomandando di mantenere le unghie naturali entro un quarto di pollice (circa 6 mm) di lunghezza e di non indossare unghie artificiali a contatto con pazienti ad alto rischio, proprio perché anche un lavaggio accurato con acqua e sapone non riesce a raggiungere in modo completo lo spazio subunguale.
Le linee guida CDC per la popolazione generale sono più semplici ma vanno nella stessa direzione: tenere le unghie corte, pulirle con uno spazzolino apposito a ogni lavaggio delle mani e, soprattutto, evitare di portare le dita alla bocca per eliminare il contatto diretto tra la zona a più alta carica batterica della mano e la mucosa orale.
Le Enterobacteriaceae nel cavo orale: cosa dicono gli studi odontoiatrici
Un secondo filone di ricerca ha verificato cosa succede quando la carica batterica finisce in bocca, concentrandosi in particolare sulle Enterobacteriaceae, una famiglia di batteri (tra cui Escherichia coli) tipicamente di origine intestinale, la cui presenza nella saliva segnala un contatto con feci, terra o superfici contaminate.
Gli autori di uno studio pubblicato su Oral Microbiology and Immunology nel 2007 hanno confrontato campioni di saliva di 25 soggetti con abitudine cronica all'onicofagia e 34 soggetti senza questa abitudine, con un'età media di circa 13-14 anni. Il risultato è stata la presenza di E. coli e altri generi della famiglia (Enterobacter aerogenes, E. cloacae, E. gergoviae) nella saliva del 76% dei nail-biters, contro appena il 26,5% dei non nail-biters.
Uno studio del 2015 (Contemporary Clinical Dentistry) condotto su 100 ragazzi (tra gli 8 e i 15 anni) ha confrontato chi si mangia le unghie con chi ha l'abitudine di succhiarsi il pollice e chi non ha nessuno dei due vizi. Nei mangiatori di unghie cronici c'è molta più placca dentale e una maggiore concentrazione di batteri intestinali (Enterobacteriaceae). Secondo i ricercatori, questa abitudine non si limita a trasportare germi dalle mani alla bocca, ma peggiora l'igiene orale generale, creando un ecosistema perfetto per far proliferare i batteri.
Le conseguenze fisiche su bocca e mani
Nella grande maggioranza dei casi questo scambio di microrganismi non produce alcun effetto percepibile: il sistema immunitario gestisce l'esposizione senza problemi. Ma quando l'onicofagia diventa cronica e i tessuti attorno all'unghia vengono ripetutamente lesionati, il quadro può complicarsi.
UCLA Health, un importante sistema sanitario e medico accademico con sede a Los Angeles, elenca tra le conseguenze più comuni dell'onicofagia cronica: danni dentali come denti scheggiati o disallineati, infezioni fungine del letto ungueale, lesioni ai tessuti molli della bocca e alle cuticole, e infezioni cutanee locali causate dal trasferimento di batteri dalle dita alla bocca e viceversa. Una delle complicanze più frequenti è la paronichia, l'infiammazione della piega cutanea attorno all'unghia, favorita proprio dalle microlesioni che il morso ripetuto provoca alla cuticola. Nei casi più rari, la stessa via d'ingresso batterica può portare a infezioni più profonde dei tessuti del dito. Sempre secondo UCLA Health, ingerire regolarmente le unghie staccate comporta inoltre il rischio di introdurre gli stessi batteri anche nell'apparato digerente.
Come prevenire il vizio di mangiarsi le unghie per l'American Academy of Dermatology
L'AAD propone un approccio pratico e graduale per smettere di rosicchiare le unghie:
- Tenere le unghie corte: meno materiale disponibile significa meno tentazione, e uno spazio subunguale ridotto da colonizzare.
- Applicare uno smalto dal sapore amaro, pensato apposta per scoraggiare il morso.
- Curare o coprire le unghie (smalto normale, nastro, guanti), così da renderle meno "attraenti" da rovinare.
- Sostituire il gesto con un'abitudine alternativa, come stringere una pallina antistress, quando arriva l'impulso.
- Identificare i propri trigger (noia, stress, concentrazione su un compito) per intervenire prima che scatti il gesto automatico.
- Procedere per gradi, eliminando prima il morso su un dito o una mano alla volta, fino a estendere il controllo a tutte le unghie.
Se, nonostante questi accorgimenti, l'abitudine persiste in modo incontrollabile o causa danni visibili a pelle e unghie, la raccomandazione degli specialisti è sempre quella di consultare un medico. L'onicofagia cronica viene classificata clinicamente come un comportamento ripetitivo focalizzato sul corpo, spesso legato ad ansia o, in alcuni casi, a un disturbo ossessivo-compulsivo.