
Nel distretto di Busia, ai piedi del Monte Elgon nel Kenya occidentale, si trova Kakapel, un riparo sotto roccia granitica e monumento nazionale dal 2004. Le sue pareti conservano uno degli insiemi di arte rupestre più complessi dell'Africa orientale. Il sito era stato descritto per la prima volta da Osaga Odak nel 1977, ma la documentazione era rimasta parziale: il suo rilievo copriva solo le immagini più chiare del pannello centrale e ipotizzava due stili prodotti da due gruppi distinti. La scoperta ci permette di rivedere le nostre conoscenze sulla preistoria africana.

Un nuovo studio pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, firmato da Catherine Namono e Benjamin Smith, presenta il primo rilievo millimetrico del pannello principale, frutto di due settimane di lavoro sul campo nel novembre 2011. Il rilievo ha permesso di individuare immagini non rilevate da Odak e di distinguere quattro strati di pitture invece dei due inizialmente ipotizzati.

I quattro strati corrispondono ad altrettante fasi di occupazione documentate dagli scavi, che coprono circa 9.000 anni: dalla tradizione preistorica Kansyore dei pescatori-raccoglitori produttori di ceramica (7000-2000 a. C.), passando per la Prima (300 a. C. – 200 d. C.) e la Tarda Età del Ferro (800-1700 d. C.), fino all'epoca precoloniale.

Il contributo più rilevante dello studio riguarda l'identificazione degli autori dell'arte rupestre. Combinando l'analisi dell'arte rupestre con il DNA antico ricavato dagli scheletri rinvenuti negli scavi, i ricercatori hanno collegato ciascuno strato a un gruppo specifico. Lo strato più antico, composto da motivi geometrici in rosso e bianco simili all'arte rupestre Twa (Pigmei dell'Africa centrale), è attribuibile a un gruppo pigmeo con affinità genetiche con gli Mbuti (popolo pigmeo che vive nell'attualre Rep. Dem. del Congo) dell'Africa centrale. Gli strati successivi sono associati rispettivamente all'arrivo dei Bantu agricoltori (il principale gruppo etno-linguistico dell'Africa orientale), dei Kalenjin pastori (gruppo vivente nell'attuale Kenya) e delle popolazioni storiche dell'area di lingua Teso (giunti nell'area tra il XVI e il XIX secolo.

Gli autori avvertono che il collegamento tra strati pittorici e fasi di occupazione non è meccanico: alcuni gruppi di quelli che occuparono il riparo sotto roccia potrebbero aver dipinto senza lasciare tracce archeologiche significative, o viceversa. Resta il fatto che Kakapel è oggi uno dei pochi siti al mondo in cui sia possibile collegare pitture rupestri a specifici gruppi umani, profili genetici e periodi cronologici precisi.
