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12 Gennaio 2026
13:30

Trump minaccia Cuba: perché la caduta di Maduro mette l’isola con le spalle al muro

Dopo il blitz in Venezuela, Trump punta a Cuba e non ne fa mistero: tra sanzioni, crisi energetica e un esodo senza precedenti, l'isola vive la sfida più dura dalla Rivoluzione del '59.

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Trump minaccia Cuba: perché la caduta di Maduro mette l’isola con le spalle al muro
Intervista a Andrea Gaspardo
Analista Geopolitico
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Dopo l'incursione degli Stati Uniti in Venezuela, si è aggravata ulteriormente la crisi del carburante e dell'elettricità a Cuba, la cui maggioranza delle entrate provenivano proprio dal petrolio venezuelano (in cambio di servizi di sicurezza per Hugo Chavez e Nicolás Maduro). Lo scorso 4 gennaio, il presidente Donald Trump aveva affermato che "Cuba sta per crollare" e che non crede che ci sia bisogno di un'azione, visto che l'isola "sembra che stia cadendo a pezzi”. Ma com'è noto, i piani dell'amministrazione statunitense possono cambiare molto in fretta, e la scorsa domenica (11 gennaio) il presidente americano ha minacciato Cuba di raggiungere un accordo con gli Stati Uniti "prima che sia troppo tardi", visto che il flusso di petrolio e denaro verso l'Avana sta per fermarsi.

Intanto, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto che Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana, e che nessuno può dirle cosa fare, aggiungendo che il suo paese "si sta preparando per difendere la Patria fino all'ultima goccia di sangue".

Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato l'analista geopolitico Andrea Gaspardo.

Perché Cuba è considerata un caso unico nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l'America Latina, e come si è evoluto il suo status da protettorato a nemico ideologico?

Cuba per secoli è stata una colonia spagnola, finché dopo la guerra ispano-americana è diventata un protettorato degli Stati Uniti, pur essendo nominalmente un Paese indipendente.

Nei primi decenni del 20esimo secolo l'isola è riuscita a organizzarsi come uno Stato nazionale, ma rimanendo sempre sotto la tutela degli USA. Le cose cambiarono drammaticamente all'indomani della Rivoluzione cubana del 1953-1959 che portò alla guida del Paese Fidel Castro, che instaurò un regime populista fortemente nazionalista, che con il tempo si è evoluto in un regime comunista in piena regola. Castro si allineò infatti all'URSS, e fu artefice della cosiddetta crisi dei missili cubani che nel 1962 per poco non portò a una guerra nucleare globale.

Dopo quella crisi, per tutta la Guerra Fredda e nei decenni successivi ad essa, tra Cuba e USA si è imposta una sorta di tregua in base al quale — pur non rinunciando a tentativi di eliminare Castro e sovvertire il regime con mezzi di guerra ibrida — gli Stati Uniti avevano rinunciato alla possibilità di invadere militarmente l'isola: un'invasione, infatti, avrebbe avuto dei costi e dei rischi enormi rispetto ai benefici attesi, senza contare le condanne internazionali che ne potevano derivare. Inoltre, il rischio di trasformare Castro in un simbolo ancora più forte (effetto “rally around the flag”), era troppo alto. Dopo il 1991, oltretutto, Cuba non era più un avamposto sovietico con lo stesso peso strategico, e l’invasione era ancora meno giustificabile.

Dopo la Guerra Fredda il regime cubano ha continuato a sopravvivere — seppur con difficoltà — prima sotto il comando di Fidel Castro e poi del fratello Raul. Anche se a quel punto aveva cessato di essere una minaccia per gli USA, Cuba ha continuato a rimanere un faro di ispirazione per movimenti di sinistra o libertari, populisti, soprattutto in America Latina.

Le condizioni di Cuba dagli anni Sessanta in poi sono andate via via peggiorando. Ma quali sono stati i fattori decisivi che negli ultimi decenni hanno condotto Cuba sull'orlo del collasso sistemico e demografico?

Nel corso della prima presidenza di Donald Trump, l'embargo e l'assedio economico al quale Cuba è stata sottoposta sin dalla rivoluzione cubana è diventato ancora più stringente. Pian piano si sono fatte sempre più consistenti le voci di chi vorrebbe cambiare lo status quo dell'isola e portare alla fine del regime cubano.

Il potere è passato dai fratelli Castro a Miguel Mario Díaz-Canel, attuale presidente e segretario generale del partito comunista cubano, che rappresenta la nuova generazione di leader cresciuti all'ombra della rivoluzione cubana. Díaz-Canel ha dovuto avere a che fare anche con la crisi internazionale scatenata dalla pandemia del Covid-19, che è andata a complicare ulteriormente la già delicatissima situazione economica dell'isola, che infatti è sprofondata in una profonda crisi economica. La quasi cessazione dei flussi turistici e del commercio bilaterale con una serie di paesi (soprattutto latino-americani, i quali contribuivano a tenere in vita l'economia cubana) ha poi fatto il resto.

Questi shock esterni, uniti a una pessima gestione interna, hanno avuto sulla già debole economia e società dell'isola l'effetto di un tornado, tant'è che se nel 2016 dal punto di vista demografico contava circa 11 milioni e mezzo di abitanti (momento di massimo splendore demografico dell'isola), al giorno d'oggi, a causa dei bassi tassi di fertilità (declinanti da decenni) e dell'immigrazione di massa, Cuba ha perso ben 2 milioni di abitanti in 10 anni. Per tutte queste ragioni, l'isola si trova quindi al momento in una situazione estremamente delicata.

Dopo la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, quali sono i possibili scenari che l'amministrazione Trump sta valutando per provocare un cambio di regime a Cuba e quali ostacoli rendono difficile un'operazione simile a quella venezuelana?

Con il suo ritorno alla Casa Bianca del 2024, Trump ha impresso una nuova svolta strategica in politica estera per gli USA, i quali vogliono ristabilire il loro predominio (geopolitico, economico e militare) totale sul continente americano nella sua interezza, sull'emisfero occidentale e sui paesi anglofoni.

In questo contesto, nonostante Cuba — come abbiamo già detto — non sia più in grado di costituire una minaccia per gli Stati Uniti, essendo l'unico paese del continente americano che ha una politica estera e un indirizzo strategico indipendente, dà fastidio agli USA. Dà ancora più fastidio se pensiamo ad altri paesi dell'America latina ritenuti non in buoni rapporti con Washington come, ad esempio, il Messico, che è profondamente legato agli USA. Lo stesso vale per la Colombia, il cui presidente Gustavo Petro è stato più volte attaccato da Trump per le sue posizioni di sinistra e critiche rispetto alle politiche americane. Anche Nicaragua e Venezuela, che sono considerati paesi ideologicamente ostili agli USA, vedono da anni in loro i loro principali partner commerciali.

Cuba rimane quindi un caso unico e il qualche modo "indomabile", perché è l'unico paese del continente che effettivamente sfugge al controllo sia diretto che indiretto degli USA da parecchi decenni. Ora l'amministrazione Trump — in linea con il suo progetto di mettere le mani sull'intero continente o quasi — vuole raddrizzare la questione, e riportare Cuba nella sfera di influenza statunitense.

Non è ancora chiaro se gli Stati Uniti abbiano intenzione di aspettare e soffocare l'isola economicamente, se vogliano appoggiare militarmente qualche movimento sovversivo che porti alla caduta del regime cubano o se opteranno per invasione militare in piena regola, anche perché Cuba pur essendo molto più piccolo del malandato Venezuela è comunque un Paese con un governo presente in tutte le sfere della società. Proprio per questa ragione non si può eliminare il governo di Cuba dal tavolo con una semplice operazione di forze speciali com'è invece accaduto in Venezuela.

A Trump servirebbe quindi un piano di azione diverso, ma ora non è dato sapere cosa sta architettando la Casa Bianca. Molto probabilmente, anche i rapporti di forza valsi fino all'altro ieri dai due lati dello stretto della Florida cambieranno presto, e per saperne di più possiamo solo continuare a monitorare la situazione.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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