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9 Ottobre 2026
8:58

Uragano Isaias verso gli Stati Uniti: è il primo atlantico del 2026, perché è in ritardo

L'uragano Isaias punta gli USA meridionali con quasi due mesi di ritardo. Scuole chiuse e allerta massima in Florida, Louisiana e Alabama.

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Uragano Isaias verso gli Stati Uniti: è il primo atlantico del 2026, perché è in ritardo
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Uragano ISAIAS, il primo dell'anno 2026 in Atlantico. Fonte: Windy.com

Nel Golfo del Messico è nato l'uragano Isaias, Categoria 1, e adesso punta Stati Uniti meridionali. Si tratta del primo uragano della stagione atlantica del 2026, arrivato con forte ritardo rispetto alla norma climatologica a causa del probabile effetto inibitorio esercitato da El Niño e dalla presenza di aria secca. Nelle prossime ore nelle zone a rischio sono attese piogge intense, mareggiate e forti venti. L'allerta è massima sul territorio: diversi Stati hanno proclamato lo stato di emergenza, sono stati aperti i centri per la distribuzione dei sacchetti di sabbia e diverse amministrazioni hanno già disposto la chiusura delle scuole e raccomandato evacuazioni volontarie nelle aree costiere più esposte, in particolare tra Alabama e Florida.

Perché l'uragano atlantico è arrivato in ritardo: il "doppio effetto" di El Niño

Per comprendere cosa potrebbe aver determinato questo scenario insolito, con una stagione atlantica rimasta a lungo "addormentata" mentre il Pacifico registrava un'intensa attività, la comunità scientifica guarda al ruolo di El Niño. Questo fenomeno comporta un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico equatoriale e tende a spiegare in termini probabilistici il comportamento opposto tra i due bacini.

Se nel Pacifico El Niño avrebbe agito come un acceleratore per via delle elevate temperature superficiali dell'acqua, nell'Atlantico avrebbe prodotto l'effetto opposto attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche. Il calore rilasciato nel Pacifico altera infatti la circolazione atmosferica su scala globale, aumentando la shear verticale del vento sull'Atlantico. Questo cambio di velocità e direzione del vento alle diverse quote dell'atmosfera agisce come una sorta di "lama", sfilacciando le nubi temporalesche ed impedendo ai sistemi tropicali di organizzarsi verticalmente.

A questo contesto probabilistico si sarebbe aggiunto il costante passaggio di enormi masse d'aria secca e cariche di polvere provenienti dal deserto del Sahara che avrebbero attraversato l'Atlantico per tutta l'estate, soffocando sul nascere i moti convettivi. Soltanto ora, all'inizio di ottobre, la shear del vento si sarebbe temporaneamente attenuata nel Golfo del Messico, fornendo quella finestra favorevole che avrebbe permesso la nascita del primo uragano atlantico dell'anno.

Intensità, traiettoria e la zona d'impatto (landfall) di Isaias

L'uragano Isaias si è strutturato rapidamente sopra le acque del Golfo di Messico meridionale, raggiungendo lo stato di Uragano di Categoria 1 sulla scala Saffir-Simpson. Le ricognizioni aeree degli "Hurricane Hunters" della NOAA e i dati dei radar ne delineano chiaramente le caratteristiche operative.

Secondo l'ultimo bollettino del National Hurricane Center, i venti massimi sostenuti attorno al centro del ciclone hanno raggiunto i 130 km/h, con la pressione minima centrale scesa a 975 hPa. Il sistema si sta muovendo verso est-nord-est a una velocità di circa 15 km/h, ma è atteso un suo graduale cambio di rotta verso nord che lo porterà a puntare direttamente le coste meridionali degli Stati Uniti.

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Traiettoria dell'uragano Isaias. Fonte: NHC–NOAA

Secondo le proiezioni ufficiali del National Hurricane Center, il landfall (l'impatto della struttura dell'uragano sulla terraferma) è previsto tra la serata di venerdì e la giornata di sabato 10 lungo la costa settentrionale del Golfo degli USA. L'area maggiormente a rischio comprende il tratto di costa tra il Mississippi, l'Alabama e la Florida nord-occidentale, per i quali è già stata emessa un'allerta.

I rischi principali legati a Isaias non sono rappresentati soltanto dai venti, ma soprattutto dalle piogge torrenziali associate alla struttura temporalesca che potrebbero scaricare fino a 250 mm di pioggia in poche ore, innescando alluvioni lampo sulle zone costiere e nell'entroterra.

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La mappa del rischio "alluvione lampo" sugli USA meridionali. Fonte: NHC–NOAA

Inoltre, c'è apprensione anche per quanto riguarda l'innalzamento del livello del mare generato dalla spinta del ciclone, il cosiddetto storm surge, di circa 1.5-2.0 metri, che potrebbe provocare allagamenti costieri.

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