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29 Novembre 2025
11:00

Usain Bolt e il record mondiale dei 100 metri di 9”58: il “difetto” che lo ha reso l’uomo più veloce del mondo

Ciò che ha fatto Usain Bolt nella sua carriera lo ha reso un caso di studio scientifico: come ha potuto un atleta così alto, con una gamba più lunga dell'altra, correre dei tempi che mai nessuno è più riuscito ad avvicinare?

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Usain Bolt e il record mondiale dei 100 metri di 9”58: il “difetto” che lo ha reso l’uomo più veloce del mondo
USAIN BOLT

Usain Bolt ha ridefinito limiti dell'atletica e della biomeccanica correndo i 100 metri in 9”58 ai mondiali del 2009 all'Olympiastadion di Berlino. Il 16 agosto di quell'anno è una data che ha segnato la storia dello sport, e in cui la scienza ha dovuto fermarsi a studiare e osservare. In quella gara, Bolt ha toccato una velocità massima di 44,72 km/h con poco meno di 41 passi grazie alla sua falcata fuori scala. L'ex velocista giamaicano, vincitore di 8 medaglie d'oro olimpiche e 11 mondiali è una leggenda vivente dell'atletica leggera, tuttora detentore dei primati mondiali dei 100 metri piani e dei 200 metri piani.

Usian Bolt, l’ex velocista con un corpo imperfetto ma efficace

Usain Bolt, con i suoi 195 centimetri di altezza, è stato più volte giudicato “troppo alto” per poter ottenere buoni risultati nello sprint, e in effetti è circa 10-15 cm più alto della media degli sprinter di alto livello degli ultimi 20 anni (Marcell Jacobs è alto 186 cm, Noah Lyles 178 cm, Tyson Gay 181 cm).

E pure la sua corsa non sembrava ottimale, anzi, era completamente asimmetrica. La sua gamba destra è leggermente più corta della sinistra, eppure è quella con cui spinge di più: circa il 13% in più di forza ad ogni appoggio, secondo gli studi. Un’asimmetria che nei normali atleti causerebbe inefficienza nella corsa, ma che invece Bolt riusciva a rendere efficiente grazie a lunghissime falcate e un tempo di contatto dei piedi a terra estremamente basso.

Uno dei suoi segreti sta nel rapporto perfetto tra frenata e spinta durante i suoi movimenti nella corsa: 37,3% contro 62,7%. Significa che, in ogni passo, la parte “utile” del movimento è quasi il doppio rispetto a quella “dissipativa”. Un equilibrio biomeccanico molto raro tanto da essere giudicato pressochè irripetibile.

Il record di 9”58 tempo nei 100 metri: una falcata fuori scala

Nei 100 metri di Berlino, Bolt percorse la distanza in poco meno di 41 passi: gli altri velocisti in media ne impiegano tra i 45 e i 48 in una gara del genere. Il 2° e 3° classificato di quella gara, l’americano Tyson Gay e il giamaicano Asafa Powell, appoggiano un piede a terra per 44 e 46 volte. Marcell Jacobs impiegò 45 passi e mezzo quando vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo.

Meno passi grazie ad una falcata lunghissima: 2,52 metri in media, che si allunga fino a 2,85 metri negli ultimi 20 metri di gara.
Fare meno passi significa arrivare meno stanchi negli ultimi 30 metri, quando la velocità massima è appena stata raggiunta e tende a calare, e chiudere la gara ancora in spinta quando gli avversari arrancano. È proprio in quella fase, negli ultimi 20-30 metri, che Bolt si scrollava qualsiasi avversario di dosso diventando irraggiungibile per chiunque.

Inoltre, ogni volta che il piede di Bolt tocca il terreno, genera una forza verticale di reazione pari a oltre 4 volte il suo peso corporeo, per una piccolissima frazione di tempo: 0,086 secondi in media. In pratica, Bolt imprime al terreno la stessa forza con cui una moto da corsa accelera da ferma. Questo equilibrio tra ampiezza e rapidità, reso possibile anche dai suoi 195 cm di altezza, gli consente di avanzare più di chiunque altro a ogni singolo appoggio.

La biomeccanica della sua corsa, inoltre, “risparmia” energia ovunque sia possibile per sprigionarla al suolo. Il suo baricentro, ad esempio, oscilla di meno di 5cm, contro i 6-12cm dei suoi avversari. Questo significa che se guardiamo una ripresa frontale della corsa di Bolt, lo vedremmo sempre stabile, a differenza dei suoi vicini di corsia che potremmo vedere spostarsi leggermente verso l’alto e verso il basso ad ogni passo. Significa che quasi tutta la sua energia va in direzione orizzontale, non verso l’alto, riducendo al minimo i movimenti superflui.

Genetica e allenamenti specifici dell’atleta

Ma il segreto della sua corsa non è solo la biomeccanica, c’è anche la genetica.

Bolt possiede una percentuale elevata di fibre muscolari di tipo II, quelle a contrazione rapida, alimentate dal gene ACTN3, un gene molto frequente nelle popolazioni caraibiche e uno dei principali artefici delle grandi capacità dei giamaicani nelle corse sulle brevi distanze. Le sue fibre muscolari si contraggono molto velocemente e generano moltissima forza, ma resistono meno a lungo. Perfette per correre i 100 o 200 metri, meno adatte quando le distanze si allungano.

Chiaramente il suo DNA è una base ideale, ma non sufficiente: la differenza l’ha fatta l’allenamento, costruito in anni di studio sul movimento. Pliometria per allenare il ciclo di allungamento-accorciamento muscolare, stabilizzazione e potenziamento del core per migliorare il trasferimento di energia tra tronco e arti, esercizi di coordinazione per sincronizzare gambe e braccia. Non è sufficiente essere forti e potenti, è fondamentale essere efficienti per ridurre la dispersione energetica e sconfiggere la resistenza dell’aria, che a quasi 45 km/h diventa il nemico più difficile da superare, specialmente quando sei alto quasi due metri.

Un record impossibile da avvicinare?

Quel 9”58 del 2009 sembra, ad oggi, un tempo del tutto fuori portata per i mattatori della velocità che negli ultimi anni si sono messi al collo le medaglie internazionali più importanti.

Guardiamo i migliori tempi mai registrati sui 100 metri: da oltre 10 anni nessuno scende sotto i 9”75. I più veloci della storia dopo Usain Bolt sono Tyson Gay e Yohan Blake, entrambi con 9”69, atleti che hanno corso negli stessi anni di Bolt. Nell'estate 2025 i giamaicani Kishane Thompson e Oblique Seville hanno corso rispettivamente in 9”75 e 9”77 (tempo, quest’ultimo, che è valso a Seville l’oro mondiale), due tempi che li fanno rientrare tra i 10 atleti migliori della storia dei 100 metri piani, ma nessuno oggi scommetterebbe su una loro prestazione vicina ai 9”60. Un record che ad oggi sembra inavvicinabile perchè ancora nessun atleta è riuscito ad incarnare la perfezione biomeccanica che ha caratterizzato la corsa di Usain Bolt, fatta di un’anatomia atipica ma efficiente, una grandissima potenza muscolare, e una capacità di ridurre gli sprechi di energia che l’hanno reso il più grande velocista della storia dell’atletica.

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