
Sono ufficialmente iniziate le riprese del più grande film mai prodotto sull'Universo. L'Osservatorio Vera Rubin ha iniziato la sua campagna osservativa che catturerà ogni giorno, per 10 anni, immagini del cielo notturno dalle Ande cilene ogni 40 secondi con la sua camera da 3200 megapixel. Accumulate su di un periodo decennale, queste immagini permetteranno agli astronomi dell'Osservatorio Vera Rubin di creare un lunghissimo time-lapse del nostro Universo. Sarà come osservare quest'ultimo prendere vita davanti ai nostri occhi: vedremo stelle esplodere in supernova, scopriremo milioni di nuovi asteroidi, osserveremo eventi cosmici mai visti prima e porremo fine al dibattito sull'esistenza o meno di un nono pianeta oltre l'orbita di Nettuno. Alla fine dei 10 anni di osservazione, inoltre, l'Osservatorio Vera Rubin utilizzerà tutti i dati raccolti, miliardi di stelle e galassie, per rivoluzionare la nostra conoscenza dell'Universo, da quello più vicino, la Via Lattea e i suoi satelliti, fino a quello più lontano nello spazio e nel tempo, aiutandoci a scoprire la natura delle misteriose componenti del nostro Universo, materia ed energia oscura.
Le prime immagini del cosmo dopo un anno di test del telescopio
Le prime attesissime immagini dell'Osservatorio Vera Rubin sono state rilasciate al pubblico esattamente un anno fa. Le immagini facevano parte di un processo comunemente noto nella campagne osservative astronomiche come commissioning and survey verification in cui vengono testate tutte le componenti scientifiche e tecniche del progetto, dalla qualità delle immagini prodotta dal telescopio fino alle caratteristiche tecniche della camera digitale e al processo di "riduzione dati" che trasforma i "dati grezzi" raccolti dal telescopio in immagini su cui è possibile effettuare indagini scientifiche.
Nell'ultimo anno, gli astronomi sono stati occupati nel testare queste componenti per assicurarsi che le immagini risultassero della qualità adatta alla scienza che l'Osservatorio deve eseguire. Ad esempio, per scoprire deboli galassie e satelliti quasi invisibili della Via Lattea è necessario che le immagini raccolte dal telescopio vengano "ripulite" dal rumore di fondo prodotto dall'elettronica del rilevatore e dall'emissione dell'atmosfera terrestre sopra l'Osservatorio. Tra i fattori importanti che hanno influito sulla decisione di iniziare la campagna osservativa figurano la qualità dell'immagine, la velocità effettiva dell'acquisizione immagini e spostamento del telescopio, l'affidabilità del sistema e la precisione della calibrazione.
Dopo quasi un anno di accurati test, l'Osservatorio ha finalmente ricevuto il via libera ad iniziare la sua decennale campagna osservativa. Questo traguardo a lungo atteso è il culmine di anni di impegno da parte di migliaia di persone in tutto il mondo. L'Italia ha una forte partecipazione in questo progetto, coordinata dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), attraverso contributi in attività scientifiche e tecnologiche a supporto del progetto.
Quali sono gli obiettivi scientifici del film sull’Universo dell’Osservatorio Vera Rubin
L'Osservatorio Vera C. Rubin, dedicato all'astronoma statunitense Vera Cooper Rubin, si trova in Cile, precisamente sul Cerro Pachon, a 2647 metri di altezza. Il telescopio ha uno specchio primario con un diametro di 8,4 metri, ma la vera star dello show è la LSST Camera, la più grande camera digitale al mondo, in grado di creare immagini da 3200 megapixel su di un'area di cielo equivalente a 45 lune piene. Le immagini vengono acquisite ogni 40 secondi in diverse bande fotometriche, dal vicino ultravioletto al vicino infrarosso passando per il visibile, creando così un flusso di dati pari a 20 Terabyte a notte. La velocità di esecuzione delle esposizioni unita al campo di vista fanno si che il Vera Rubin sia in grado di coprire ogni 3-4 notti l'intero cielo australe per un totale di circa 800 volte nel corso della survey decennale, permettendo così di creare un vero e proprio film dell'Universo.
Grazie a queste caratteristiche tecniche, l'Osservatorio Vera Rubin è destinato a rivoluzionare l'astronomia nella prossima decade. Saremo infatti in grado di scoprire milioni di nuovi oggetti nel Sistema Solare (asteroidi, comete e comete interstellari), porre fine all'annoso dibattito sull'esistenza o meno del famigerato pianeta Nove, scoprire nuove galassie satelliti della Via Lattea, la galassia che ci ospita, creare un censo completo della popolazione di galassie nel cosmo e usare quest'ultime e la loro distribuzione nello spazio e nel tempo per tentare di scoprire la natura della componente più elusiva del nostro Universo, energia e materia oscura.