
L'immagine classica di Marte come un corpo celeste freddo, arido e geologicamente inattivo viene costantemente ridefinita dalle più recenti scoperte scientifiche. Sotto la sua crosta silenziosa, il Pianeta Rosso custodisce infatti le tracce di un passato dinamico e geologicamente complesso. Un importante contributo alla ricostruzione di questa storia, rimasta sepolta per miliardi di anni, arriva oggi da uno studio internazionale guidato dalla Brock University (Canada), condotto in collaborazione con il Royal Ontario Museum e con la fondamentale partecipazione dell’Università di Trieste. I ricercatori hanno identificato per la prima volta tracce di granato in un meteorite marziano, e i risultati di questa straordinaria ricerca sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Geochemical Perspectives Letters.
Come spiega splendidamente la ricercatrice dell'ateneo triestino Ana Černok, tra le autrici dello studio:
Sia chiaro, non stiamo parlando di andare a caccia di gemme preziose per farne anelli spaziali. Se gli elementi chimici sono le lettere dell'alfabeto, allora i minerali sono le parole con cui i pianeti raccontano la loro storia.
E il granato, in questo senso, è una parola densissima di significato.
L’identikit del meteorite marziano con le tracce di granato
Ma come abbiamo fatto a studiare il sottosuolo di Marte senza aver mai scavato un pozzo profondo sul pianeta? La risposta sta nei meteoriti. Milioni di anni fa, un asteroide gigantesco ha colpito la superficie marziana con una forza tale da scagliare nello spazio frammenti di roccia. Alcuni di questi pezzi sono precipitati sulla Terra. Analizzando al microscopio un frammento del celebre meteorite marziano NWA 8171, il team di ricerca si è imbattuto in qualcosa di inatteso. Inizialmente i dati facevano pensare al pirosseno, un minerale comunissimo nelle rocce vulcaniche marziane. Solo analisi chimiche e mineralogiche ultraspecialistiche hanno rivelato la vera identità di quei microscopici cristalli: era granato. Fino ad oggi, nessuno lo aveva mai individuato in campioni provenienti da Marte.
Cosa ci dice questo nuovo minerale sulla storia geologica del Pianeta Rosso?
Per comprendere la rilevanza di questa scoperta, dobbiamo chiederci: come si forma il granato? Sulla Terra, questo minerale si sviluppa principalmente in due modi: o ad altissime profondità nel mantello terrestre – dove il peso delle rocce sovrastanti schiaccia tutto – oppure durante processi metamorfici intensi dovuti allo scontro tra placche tettoniche. Su Marte, però, non c'è una tettonica a placche attiva come la nostra. Di conseguenza, la presenza di granato suggerisce scenari affascinanti:
- La roccia potrebbe provenire da profondità notevoli del mantello marziano, o essere stata generata da un vulcanismo ultra-profondo e violento.
- Oppure potremmo trovarci di fronte a una tipologia di roccia marziana finora totalmente sconosciuta, formatasi attraverso complessi processi metamorfici o nuove forme di differenziazione dei magmi.
Gli scienziati rimangono tuttvia cauti: serviranno ulteriori analisi – in particolare sulle firme isotopiche – per confermare se il granato si sia formato interamente su Marte o se derivi dall'impatto con un corpo celeste esterno poi inglobato nella roccia. Ciò che è certo è che questa scoperta dimostra che la geologia marziana non è affatto banale. Capire l'evoluzione del mantello di Marte ci aiuta a comprendere non solo il suo passato geologico, ma anche i segreti dell'evoluzione dei pianeti rocciosi e, in definitiva, perché la Terra sia diventata un paradiso ospitale mentre Marte si è trasformato in un deserto gelato.